PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Giornata dell'Autonomia (5/9/2019)

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La voce di enti di categoria e delle imprese a confronto con gli esperti nelle due giornate centrali di Trentino Research Habitat. Spinelli: “Avviato un percorso strategico”.
Ricerca e innovazione sotto la lente del FORUM: “fotografia” del settore e ascolto del territorio.

Audizioni, confronti, un dibattito molto diretto e concreto. Tanti i temi affrontati venerdì 14 e sabato 15 giugno nelle due giornate centrali di Trentino Research Habitat, il FORUM per la ricerca avviato il 10 maggio scorso dalla Provincia autonoma di Trento. Un percorso che in tre mesi porterà ad individuare le traiettorie di sviluppo della ricerca trentina nella sua connessione con le imprese e il territorio.

La giornata di venerdì 14 giugno è stata in gran parte dedicata all’ascolto del territorio: categorie economiche e parti sociali hanno rappresentato ai 15 esperti, coordinati da Emil Abirascid, le loro idee, spunti e proposte su come il sistema della ricerca possa portare ancora maggiori ricadute di qualità al sistema economico locale. La giornata di sabato 15 giugno è stata dedicata alle relazioni degli esperti, ciascuno dei quali ha portato proposte concrete sia rispetto ai settori prioritari e strategici della ricerca, sia su modalità e strumenti per “portare a terra” i risultati della ricerca. Prossimo incontro sabato 22 giugno, per concludere il 20 luglio con una giornata pubblica di presentazione del documento finale. L’organizzazione del FORUM è affidata a Trentino Sviluppo, sede dei lavori la storica Manifattura Tabacchi di Rovereto, tra i più importanti hub italiani dell’innovazione sostenibile.

Una visione del Trentino, quella rappresentata durante i lavori di Trentino Research Habitat, che parte dai punti di forza e dalle eccellenze e che tratteggia le sfide più adatte al nostro territorio.

«Un FORUM partito con il piede giusto – ha evidenziato Achille Spinelli, assessore allo Sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento – e che rappresenta la più grande esperienza di ripensamento e programmazione pluriennale del settore. Un percorso guidato da 15 esperti appartenenti a vari ambiti, di esperienza nazionale e internazionale, che ci stanno aiutando a comprendere quali sono le direttrici della ricerca a livello mondiale, ad individuare le nuove opportunità per la ricerca trentina e per il trasferimento tecnologico al mondo dell’impresa».

Un comparto importante, quello della ricerca e dell’innovazione in Trentino, nel quale lavorano oltre 4 mila persone e che registra un investimento complessivo che sfiora i 300 milioni di euro, per circa il 60% provenienti dal settore pubblico. Una spesa in ricerca e sviluppo aumentata considerevolmente nell’ultimo decennio, passando dall’1% del Pil provinciale (dato 2007) all’1,55% fatto registrare nel 2016.

Tra le aree sulle quali lavorare vi sono il basso numero di brevetti, il necessario rafforzamento degli investimenti da parte del settore privato, il potenziamento del trasferimento tecnologico tra università, istituti di ricerca e le imprese, migliorare la capacità di fare ricerca in diversi settori, anche facendo leva sui settori tradizionali, e la costruzione di cluster industriali tanto più necessari in un territorio dominato da imprese di piccola dimensione.

Anche su questi aspetti si sono concentrate le riflessioni dei 15 esperti di livello internazionale coordinati da Emil Abirascid, giornalista ed esperto di innovazione.
L’apertura delle due giornate centrali del FORUM è stata dedicata all’ascolto delle categorie economiche e delle organizzazioni sindacali.
Per Fausto Manzana, presidente di Confindustria Trento, in rappresentanza del Tavolo coordinamento imprenditori trentini, il sistema deve «fare attenzione alle ricadute concrete dell’innovazione sulle nostre imprese, che scontano mediamente una dimensione ridotta». Per gli imprenditori trentini bisogna innovare i processi ma anche i prodotti. Bene le smart specialisation, soprattutto nel settore della qualità della vita. «Anche noi artigiani facciamo ricerca – ha sottolineato il vicepresidente dell’Associazione Artigiani del

Trentino, Nicola Svaizer – e chiediamo di accorciare i tempi della burocrazia e di rafforzare i centri di assistenza tecnica».
Pure l’agricoltura può essere un importante campo di applicazione per il settore della ricerca. «Penso ai cambiamenti climatici, all’efficienza delle colture, al risparmio di una risorsa preziosa come l’acqua», ha sottolineato il presidente di Coldiretti Trento, Gianluca Barbacovi. Agricoltura che non è solo coltivazione ma anche tecnologia applicata e ricerca, così come il turismo non è solo accoglienza. Ne è convinto Davide Cardella, vicedirettore dell’Associazione Albergatori, che ha offerto uno sguardo sul turismo del prossimo futuro: «Avremo assistenti turistici digitali, saremo sempre più legati alla realtà virtuale e aumentata per far apprezzare ambiente e cultura dei nostri territori. Sono settori sui quali investire in ricerca, come il web dove viene ormai pianificato il 75% dei viaggi».

L’innovazione tecnologica non risparmierà anche le occupazioni a basso salario e minori competenze specialistiche. Andrea Grosselli, della segreteria Cgil, in rappresentanza dei sindacati, ha insistito sulla «necessità della formazione continua per far fronte all’innovazione tecnologica che sbarca in tutti i settori e come strumento per sostenere i lavoratori nel flusso di cambiamenti continui del mercato del lavoro, che andrebbe meglio monitorato con un Osservatorio specifico».

I NUMERI – Il sistema trentino della ricerca e dell’innovazione

Costituisce uno degli assi su cui si è più sviluppato l’esercizio dell’autonomia e il Trentino è internazionalmente riconosciuto come territorio che eccelle nella ricerca sia di base che applicata. Gli attuali principali ambiti sono: agrifood, sicurezza ambientale e agricoltura sostenibile; ambiente e clima, energia e fonti rinnovabili; fabbrica intelligente-meccatronica; salute, scienze umane e sociali, smart cities e communities (trasporti intelligenti e e-governance); turismo e patrimonio culturale. A queste si aggiungono i domini scientifico-tecnologici trasversali: l’Information and Communication Technology, le biotecnologie e genomica, la fotonica, i materiali avanzati, micro-nano elettronica, nanotecnologie e nanoscienze.

La spesa in ricerca e sviluppo è aumentata considerevolmente a partire in particolare dal 2007, passando da un’incidenza sul prodotto interno lordo provinciale pari all’1% fino all’1,55% fatto registrare nel 2016. Complessivamente, nel 2016, l’investimento in spesa in ricerca e sviluppo da parte di soggetti pubblici e privati in Trentino ammonta a 294,6 milioni di euro, con una composizione percentuale ripartita per il 59,9% al settore pubblico e al 37,8% al settore privato. Nell’ambito del settore pubblico, l’Università contribuisce in maniera sostanziale registrando una quota del 33,2% della spesa rispetto al 26,7% delle Istituzioni Pubbliche. Il contributo delle istituzioni private no-profit è pari al 2,4%.La proporzione della spesa in R&S delle imprese è passata dallo 0,17% del 2004 all’1,07% del 2009.

Anche il numero di ricercatori e personale tecnico dedicato alla ricerca è aumentato negli ultimi anni, superando di poco quota 4.000 unità. Le imprese rappresentano il settore preponderante, con una quota pari al 40%; in crescita sono anche gli addetti dell’Università, il cui peso raggiunge il 32,3%. Tale andamento va soprattutto ricondotto alle politiche intraprese negli ultimi anni volte a sostenere il rientro dei ricercatori dall’estero e a favorire la collaborazione tra il sistema della ricerca pubblica e le imprese e a stimolare l’assunzione, all’interno delle imprese, di ricercatori e tecnici provenienti dagli enti di ricerca trentini. Nel periodo 2004-2013 la crescita complessiva del numero di addetti nel settore privato è stata quasi doppia rispetto a quella misurata nel settore pubblico.

Per quanto riguarda le aree critiche, si evidenzia come nonostante l’elevato investimento in ricerca e sviluppo il Trentino mostra una propensione a brevettare l’attività innovativa non elevata e significativamente inferiore rispetto sia alle altre regioni del nord Italia che al dato nazionale ed europeo. La Commissione Europea ritiene inoltre che per poter essere riconosciuto a livello internazionale come pioniere della “nuova rivoluzione industriale” il Trentino dovrà affrontare alcune sfide, riconducibili sostanzialmente a quattro ambiti: rafforzamento degli investimenti del settore privato in ricerca e sviluppo, per differenziare le fonti di finanziamento e trovare un migliore equilibrio tra pubblico e privato; potenziamento del trasferimento tecnologico tra università, istituti di ricerca e le imprese; migliorare la capacità di fare ricerca in diversi settori, anche facendo leva sui settori tradizionali; costruire cluster industriali in un territorio dominato da imprese di piccola dimensione.