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PAT * RICHIEDENTI ASILO: NESSUNA SPESA PAZZA IN TRENTINO, LA PROVINCIA SI ATTIENE SCRUPOLOSAMENTE ALLE INDICAZIONI DELLO STATO

La Provincia si attiene scrupolosamente alle indicazioni dello Stato e rendiconta ogni singola uscita. Richiedenti asilo: nessuna spesa pazza in Trentino.

Non v’è mai stata alcuna “spesa pazza” in Trentino nell’ambito del progetto di accoglienza straordinaria dei richiedenti protezione internazionale.

Nell’utilizzo delle risorse che lo Stato mette a disposizione, la Provincia si attiene infatti scrupolosamente alle regole stabilite dallo Stato stesso e al protocollo sottoscritto con il Commissariato del Governo per la gestione, da parte della stessa Provincia, del progetto di accoglienza.

Tali regole riguardano anche la dettagliata rendicontazione di ogni singola spesa, contrariamente a quanto avviene in altri sistemi di accoglienza affidati “a pacchetto” ai soggetti gestori.

I diversi servizi del progetto trentino (che non si limita al soddisfacimento dei bisogni primari) non comportano costi aggiuntivi rispetto a quanto viene riconosciuto dallo Stato e viene speso altrove (30,00 euro al giorno nel 2015), e non gravano quindi sul bilancio provinciale. I migranti accolti ricevono un pocket money di 2,50 euro al giorno e, quando provvedono autonomamente ai pasti, un buono spesa di 5,00 euro da utilizzare presso i supermercati convenzionati.

Le restanti risorse, in sintesi, sono utilizzate per: fornitura di pasti nei centri di prima accoglienza, locazioni, manutenzioni e utenze, sostegno psico-sociale, mediazione linguistico-culturale, orientamento giuridico sulla protezione, corsi di lingua e cultura italiana, percorsi di facilitazione alla vita comunitaria, corsi di formazione al lavoro e al volontariato.

Tali precisazioni si rendono necessarie a seguito dell’articolo pubblicato in data 25 novembre 2017 sul quotidiano “La Verità”, dal titolo “Le spese pazze di Trento per i migranti”.

Contestando nettamente il titolo, in merito al quale ci si riserva di fare gli approfondimenti nelle sedi opportune, è inaccettabile anche il contenuto dello stesso articolo. La Provincia autonoma di Trento non è a conoscenza delle prerogative e delle eventuali vicende giudiziarie del progetto di accoglienza di Riace, ma tale accostamento non è accettabile.

Entrando nel dettaglio dei singoli punti trattati dall’articolo, gli acquisti presso le edicole o rivendite riguardano le ricariche telefoniche, legittima voce di spesa prevista dallo Stato; le spese presso gli studi fotografici riguardano le fototessere da apporre sui documenti di soggiorno; le spese nei negozi di articoli sportivi sono relative all’abbigliamento invernale, ad esempio giacche a vento e scarponcini (non risultano corsi di sci a favore dei richiedenti asilo nell’ambito del progetto di accoglienza).

Venendo alle altre voci, le spese effettuate presso le farmacie – anche in questo caso ammesse dallo Stato – riguardano bisogni primari di cura. Non vi sono state, infine, spese presso gelaterie o fast food come affermato nell’articolo.

Va precisato, inoltre, che in Trentino non v’è alcun fenomeno di “turismo” dei migranti a carico della comunità: le spese per i noleggiatori di mezzi di trasporto e le agenzie di viaggio riguardano infatti gli spostamenti dei richiedenti asilo relativi a iniziative o adempimenti previsti dal progetto di accoglienza, come ad esempio il tragitto Trento-Verona presso la Commissione Territoriale che valuta la domanda di asilo, o la partecipazione alla vita comunitaria o a eventi formativi.

Per quanto riguarda la struttura del Villaggio del Fanciullo a Montevaccino nel comune di Trento, tale edificio non è più adibito a “casa vacanze” ma è stato locato alla Provincia per l’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale al pari delle altre 200 strutture abitative locate alla Provincia da privati sul territorio provinciale; ciò consente di applicare il principio di accoglienza diffusa dei migranti evitando assembramenti e agevolando invece percorsi di inclusione sociale.

Per quanto riguarda il divieto di acquistare alcolici con i buoni spesa, tale provvedimento testimonia la costante attenzione della Provincia rispetto al progetto di accoglienza, con puntuali interventi laddove i migranti accolti violano non solo le regole del progetto ma, più in generale, della comunità che li accoglie. Non risultano peraltro episodi di risse o disordini derivanti da abuso di alcol acquistato con i buoni spesa.

Infine, va aggiunto che certamente un progetto complesso e articolato come quello trentino, caratterizzato come detto da una rigorosa e dettagliata rendicontazione, espone il sistema di accoglienza a letture distorte. Gli interventi attuati nell’ambito del progetto mirano da un lato al raggiungimento dell’autonomia personale da parte dei migranti accolti e dall’altro ad una positiva convivenza con la comunità che li accoglie.

Letture attente del sistema trentino di accoglienza hanno sottolineato come la Provincia, con la collaborazione del terzo settore, stia rispondendo efficacemente al dovere di accoglienza con una diretta assunzione di responsabilità e con un modello che valorizza le risorse a disposizione, intese non solo come risorse economiche, ma anche umane.