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PAT – ISPAT * TASSO DI OCCUPAZIONE TRENTINO – II° TRIMESTRE 2020: « IN PEGGIORAMENTO NEI CONFRONTI DEL TASSO DELLA RIPARTIZIONE, AMPIO IL DIVARIO POSITIVO RISPETTO AL LIVELLO NAZIONALE (8,8 PUNTI)

Il quadro d’insieme – Nel II trimestre 2020 il mercato del lavoro continua a subire gli effetti negativi dell’emergenza sanitaria ancora in corso. In questo contesto, l’insieme dei dati provenienti dalle diverse fonti consente di evidenziare i seguenti aspetti:

• prosegue la flessione del numero di persone occupate dovuta alla diminuzione dei lavoratori dipendenti a tempo determinato non controbilanciata dall’aumento del lavoro indipendente;

• il difficile contesto congiunturale non favorisce la ricerca di lavoro e ciò si traduce in un incremento degli inattivi in età lavorativa e in un calo del tasso di disoccupazione;

• sul fronte delle assunzioni proseguono gli effetti della chiusura delle attività produttive con la significativa riduzione degli avviamenti derivato dal calo della domanda di lavoro da parte delle imprese trentine;

• il calo di occupati alle dipendenze riguarda pressoché interamente il terziario e in particolare i pubblici esercizi per il ritardato avvio della stagione turistica;

• il ricorso alla cassa integrazione ha conosciuto un vero e proprio exploit a causa dell’altissimo numero di lavoratori dipendenti che non ha potuto lavorare a seguito delle misure di contenimento sanitario varate dal Governo. Il numero di ore autorizzate è il più elevato di sempre.

 

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I punti salienti dell’offerta di lavoro

• Il II trimestre 2020 risente in modo marcato degli effetti negativi della pandemia da Covid-19. L’andamento trimestrale del numero degli occupati evidenzia su base tendenziale un decremento del 2,6%, dovuto interamente alla riduzione degli occupati dipendenti a tempo determinato (-20,4%). In questo difficile contesto il lavoro indipendente registra un incremento del 2,4%.

• In ragione delle dinamiche evidenziate, il tasso di occupazione su base annua, calcolato per la classe di età 15-64 anni, si riduce di 1,8 punti percentuali (dal 68,1% al 66,3%). La caduta occupazionale, pur interessando tutte le fasce di età (15-34 anni, 35-49 anni, 50 anni e più), appare più significativa per i lavoratori giovani (-6,4% nella fascia 15-34 anni), che sono il gruppo più vulnerabile dell’occupazione, con il relativo tasso di occupazione che scende di 3,7 punti percentuali. L’occupazione della classe centrale dei lavoratori cala del 2,2%, mentre più contenuta è la flessione della componente più adulta della popolazione attiva (-0,5%). Si riduce in maniera importante (-16%) l’occupazione straniera, amplificando così i divari preesistenti nella partecipazione al mercato del lavoro. La riduzione del numero degli occupati interessa principalmente la componente maschile che si contrae del 4,5%, mentre quella femminile registra un calo solo dello 0,3%.

• Nel confronto territoriale, il tasso di occupazione in Trentino mostra rispetto al Nord-est un andamento altalenante, confermando però, nel II trimestre 2020, il peggioramento nei confronti del tasso della ripartizione; rimane ampio il divario positivo rispetto al livello nazionale (8,8 punti percentuali).

• L’impatto dell’emergenza sanitaria nel II trimestre è visibile in modo molto netto nel numero delle persone in cerca di occupazione che, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, si riduce del 7,2%, con il contributo di entrambe le componenti di genere (-7,8% i maschi, -6,7% le femmine). A diminuire in maniera importante sono sia le persone in cerca di un primo impiego (-28,2%), sia gli ex-occupati con precedenti esperienze lavorative (-23,8%), ai quali si contrappone il significativo aumento di quelli con esperienze lavorative ma provenienti dall’area dell’inattività (+28,7%). I giovanissimi (classe 15-24 anni) in cerca di lavoro registrano nel trimestre un discreto incremento.

• Il tasso di disoccupazione 15 anni e più si attesta nel trimestre al 5,3%, contraendosi di 0,3 punti percentuali rispetto al II trimestre 2019. Raggiunge il 9,7% il tasso per la fascia di età 18-29 anni.

• Nel confronto territoriale, peggiora ulteriormente la distanza rispetto al tasso registrato nel Nord- est (4,7%) e si riduce anche il divario positivo rispetto all’Italia (7,7%).

• La somma degli aggregati riferiti agli occupati e alle persone in cerca di occupazione costituisce lo stock della forza lavoro (popolazione attiva con 15 anni e più) che si quantifica in oltre 246mila unità e registra, in termini tendenziali, una riduzione del 2,9%, a cui contribuisce in misura prevalente la componente maschile (-4,6%), mentre quella femminile cala dello 0,8%.

• La popolazione non attiva (o non forze di lavoro) comprende sia le persone con meno di 15 anni e quelle con più di 64 anni che non sono in età lavorativa, sia le persone che, pur essendo in età lavorativa (15-64 anni), non partecipano al mercato del lavoro. Per queste ultime, prosegue la crescita iniziata nel IV trimestre 2019 che le porta a superare le 102mila unità. Come effetto dei provvedimenti di lockdown imposti per contenere la diffusione del contagio, molte persone, anche ex occupate, sono state impossibilitate ad intraprendere azioni di ricerca attiva di un lavoro e sono andate, di conseguenza, ad ingrossare il numero degli inattivi in età lavorativa (+7,6%).

• In ragione di ciò il tasso di inattività sale al 29,9% (+2,1 punti percentuali su base tendenziale). Si incrementano in particolar modo le forze di lavoro potenziali (+72,5%), vale a dire quella zona grigia tra disoccupazione e inattività che risulta più sensibile anche a fenomeni di scoraggiamento dettati dal contesto.

• Nel confronto territoriale il tasso di inattività rimane leggermente superiore a quello del Nord-est (29,9% contro il 29,4%) nonostante il forte incremento di inattivi registrato nel periodo all’interno della ripartizione; si accentua la distanza positiva dal tasso nazionale (37,6%).

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