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PAT * DOSSO DI CASTEL PENEDE: « NUOVE INDAGINI ARCHEOLOGICHE NEL COMUNE DI NAGO TORBOLE »

Nuovi scavi archeologici sul dosso di Castel Penede. Per le prossime campagne d’indagine sul sito medievale accordo tra Soprintendenza, Università e Comune di Nago Torbole.

Nuove indagini archeologiche sono in vista sul dosso di Castel Penede, nel comune di Nago Torbole,caratterizzato dalla presenza in sommità dei ruderi di un castello medievale. La Provincia autonoma di Trento ha infatti attivato, tramite la Soprintendenza per i beni culturali, un progetto di ricerca con l’Università di Trento, Dipartimento di Lettere e Filosofia, attraverso la cattedra di Archeologia romana, finalizzato alla verifica di possibili presenze di resti murari antichi lungo le pendici del dosso.

L’amministrazione comunale di Nago-Torbole, proprietaria dell’area e partner nel progetto, erogherà all’Università di Trento un contributo di 11.500 euro a sostegno dell’attività di ricerca sul campo per l’anno 2019 e metterà gratuitamente a disposizione dell’equipe di archeologi una struttura ricettiva. Tra gli obiettivi dell’intesa – formalizzata in un documento approvato stamane dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore all’istruzione, università e cultura – anche l’intento di procedere alle opportune misure di tutela a fronte di una fragilità del sito – facilmente accessibile vista la sua collocazione in spazio aperto nel bosco – percepita vivamente negli ultimi tempi.

La frequentazione in epoca romana dell’area di Nago è ben documentata da rinvenimenti effettuati a più riprese in passato che attestano l’esistenza di fattorie e aree cimiteriali. Il recente recupero di un ripostiglio di monete di III secolo d.C. in località Belvedere, alla sommità della strada che da Torbole raggiunge Nago, che si associa ad un secondo già individuato in passato, riconosce la valenza strategica di questa zona in età romana.

Il dosso aveva restituito nel corso del XIX e XX secolo diversi manufatti di epoca romana, quali lucerne, fibule e monete attestando quindi una frequentazione del luogo, ben prima della costruzione del castello. Si trattava però sempre di rinvenimenti sporadici, non supportati da adeguata documentazione che non permettevano di precisare, anche in ragione della dispersione degli oggetti, né la natura del contesto del rinvenimento, né il luogo in modo puntuale, né una più precisa cronologia.

Considerata la particolare posizione del dosso, la cui valenza strategica era sicuramente nota anche prima dell’epoca medievale, nonché l’individuazione di porzioni di murature che sembrano riferibili ad un contesto di epoca romana, la Soprintendenza ritiene ora necessario approfondire le conoscenze di questo luogo al fine di garantirne la salvaguardia e conservazione.

Un’analisi più approfondita del sito, inoltre, permetterà di valorizzare le potenzialità sottese al contesto, poiché ne sarà migliorata la conoscenza per quanto concerne l’ambito cronologico, le caratteristiche strutturali, lo sviluppo, l’estensione e la monumentalità dei resti, quest’ultima percepibile nonostante la copertura della vegetazione.