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PAOLO GHEZZI – FUTURA2018 (FACEBOOK) * CHIUSURA CAMPAGNA ELETTORALE AL MUSE DI TRENTO: TESTI, FOTO E VIDEO BALLO FINALE

 

 

 

 

NIENTE PAURA, VOTA FUTURA.
Grazie a Maura Pettorruso e Stefano Detassis per averci raccontato così bene il sogno di Ventotene, un’Europa oltre i nazionalismi.
Grazie a Giorgio Tonini per aver detto, a FUTURA2018, la parola gratitudine.
Grazie alle candidate e ai candidati che hanno gridato “Niente paura vota Futura”. Grazie al magico staff e a The Indigo Devils che ci hanno fatti ballare nella terzultima notte pre-elettorale (vedere il video precedente per credere).
Grazie ai trecento che c’erano ieri sera a MUSE – Museo delle Scienze: ben poche forze politiche, oggi, sanno mobilitare così, e noi siamo appena nati.
Ecco il discorso che ho letto ieri, per RITORNO A FUTURA.

“Il 29 agosto, qui al Muse, avevamo un sogno.
Una candidatura alternativa, per dare un segno di discontinuità nella storia del centro sinistra autonomista e del governo provinciale.
49 giorni dopo, siamo qui per testimoniare che il sogno non l’abbiamo voluto spegnere nella disillusione, nell’amarezza, nella recriminazione, ma è diventato un progetto politico che domenica sarà sottoposto all’insindacabile e sovrano giudizio degli elettori.

(Ricordo che si vota solo domenica prossima, dalle 6 alle 22. Che, tracciata una croce sul simbolo di Futura 2018, questo almeno è il nostro spassionato consiglio, si scriva a fianco, sopra le linee tratteggiate, il nome di una delle 17 lei e il nome di uno dei 17 lui. Incluso il capolista qui presente, che non riceve voti in automatico. L’unico voto che va in automatico scegliendo il simbolo di Futura 2018, facendo noi parte dell’Alleanza democratica e popolare per l’autonomia con Pd e Upt, è quello al candidato presidente dell’Alleanza, Giorgio Tonini).

Abbiamo avuto troppo poco tempo per costruirlo e raccontarlo, questo progetto, soprattutto nelle valli più lontane da Trento e Rovereto. Ma ci abbiamo provato, e ringrazio di cuore gli altri 33 candidate e candidati per la generosità con cui si sono spesi, andando a proporre Futura 2018 in ogni angolo della provincia.

Candidate e candidati che nella nostra sede chiamata VVV, con la V normale, cioè Via Veneto Venti, hanno generato un laboratorio culturale che non vorremmo chiudere con il 21 ottobre, perché è un luogo che non c’era. E che ha dimostrato di essere vivo.

In questo tempo abbiamo imparato un bel po’ di cose.

Mentre la gente si lamenta giustamente della frammentazione del quadro politico in 22 simboli diversi, abbiamo imparato (e lo possiamo insegnare) che si possono mettere, dentro una lista nuova, sei componenti diverse e trovare uno spirito di squadra condiviso e positivo.

Abbiamo imparato che il Trentino cerca strade nuove per l’impegno politico e che dunque aveva un senso avere il coraggio di esserci.
Abbiamo imparato che non tutti sono rassegnati al vento del nazionalismo, e che un simbolo nuovo come il nostro ha ridato uno spiraglio alla speranza di un cambiamento.
Abbiamo imparato che dobbiamo ascoltare la gente, anche quella che davanti al nostro gazebo dissente e scuote la testa: perché le ragioni degli altri hanno sempre qualche ragione. Che va compresa, senza pregiudizi e senza presunzione.Abbiamo imparato che va ritrovata concretezza nelle parole e dunque nei progetti al servizio del Trentino. Che al bisogno di lavoro buono, di scuola buona, di ricerca buona, di relazioni sociali buone, di luoghi collettivi buoni, bisogna sapere rispondere con proposte realizzabili.
Abbiamo imparato che ci sono giovani che ragionano con la testa, invece che con gli slogan facili, e che da loro dobbiamo imparare. E dobbiamo ripartire. Perché sono loro sulla frontiera. E che, attraverso di loro, possiamo anche incrociare la maggioranza dei loro coetanei e ascoltare quel bisogno di parole chiare, semplici, incisive. Con loro non si può bluffare, farci i giri intorno. Dovremo trovare il modo di creare percorsi politici che rispondano alle loro attese, anche alla loro sfiducia.
Abbiamo imparato che ripartire dalla cultura e dall’arte non è un lusso, ma una opportunità per la crescita dell’economia e una migliore qualità della vita.
Abbiamo imparato che dobbiamo ancora molto imparare: nell’ascolto delle situazioni e dei territori, delle ragioni dell’impresa e di quelle dei lavoratori.
Abbiamo imparato che le questioni ambientali sono ormai una preoccupazione comune e trasversale, ma che devono essere tradotte in misure realizzabili, sostenibili, praticabili, a tutti i livelli, dal locale al globale, dal micro al macro.

Questo progetto è appena partito e domenica affronterà un severo banco di prova: delle elezioni difficili per il clima generale in cui arrivano, e per il grande spiegamento di forze che la coalizione nostra principale avversaria ha profuso in questa campagna, senza risparmio di mezzi e propaganda.

Vorrei dire, agli elettori che avessero già scelto di votare da quella parte, che noi li rispettiamo e che cercheremo di dialogare con loro, anche dopo il 21 ottobre, perché non possiamo permetterci di liquidarli come “trentini che sbagliano”.

Certo è faticoso insistere con le nostre risposte ragionate e complesse a una domanda politica di ultrasemplificazione, di immediatezza, di reazione in tempo reale. Ma dovremo pur continuare a cercare di capire come spiegare meglio ciò che è stato fatto e che si vuole fare.

Indipendentemente dall’esito del voto del 21 ottobre, che aspettiamo con trepidazione (per usare una parola antica) ma anche con la fiducia di chi sente di aver risvegliato delle energie dentro il Trentino, Futura 2018 vorrebbe allora continuare a coltivare il terreno della partecipazione e della solidarietà, come un luogo di libero confronto e di reciproco arricchimento politico e culturale.

Certo, dall’esito del 21 ottobre dipenderà se questo cammino proseguirà con più entusiasmo o più fatica, a seconda che gli elettori vogliano incoraggiarci o disilluderci.
Per questo è importante dirci stasera che le prossime 48 ore sono ancora preziose per parlare con le persone, affrontare i dubbiosi, convincere gli incerti e gli indecisi (molti non hanno ancora deciso se votare e molti non hanno ancora scelto un partito) a provare una scelta nuova. Anche se ci siamo affaticati nella corsa, la dirittura d’arrivo deve vederci in piedi sui pedali, alti sui sellini e ben disposti per la volata finale.

L’esempio travolgente dei Gruenen, dei Verdi della Baviera, che l’energia vitale della trentatreenne Katharina Schulze ha portato al 17%, secondo partito del Land, ci incoraggi a continuare in ciò che è giusto, come ci raccomanda Alexander Langer.

Vada come vada, è stato giusto farlo.

Come ci hanno raccontato Maura e Stefano, all’inizio di questa serata, anche i grandi cambiamenti possono nascere in piccoli luoghi, come l’isola di Ventotene dove – sotto il fascismo – fu scritto da Spinelli, Rossi e Colorni il grande manifesto del federalismo e della nuova Europa.

Il piccolo Trentino, finora un’isola nel mare del leghismo, è di fronte a un bivio storico: difendere l’autonomia per rinnovarla o diventare una succursale periferica di un governo centrale a trazione nazionalista. Essere una piccola ma lungimirante provincia d’Europa o farci risucchiare dal vortice autoreferenziale del “prima l’Italia”.

Noi non abbiamo dubbi sul da che parte stare, e abbiamo la responsabilità di essere positivamente contagiosi in questa scelta di campo, negli ultimi due giorni di campagna elettorale.
Questo che si è mosso alla conquista del Trentino è un governo nuovista ma confuso, che con ricette demagogiche dall’incertissimo risultato ci aumenta certissimamente il debito pubblico, che non è stato informato che il tunnel del Brennero s’ha ancora da fare, che vara l’ennesimo condono ma lo chiama pace fiscale, che ha la faccia tosta di annunciare la fine della povertà e l’inizio dell’universale felicità, che dichiara guerra all’altruismo del sindaco di Riace e stringe santa alleanza con l’egoismo dell’Ungheria, che invece non accoglie neppure uno dei profughi che agitano i sonni del ministro dell’interno, un governo che sceglie il nazionalismo alla Le Pen contro l’Europa casa comune delle democrazie.

Eppure non dobbiamo avere paura. Comunque vada, Futura 2018 resterà a presidiare i valori europeisti, antifascisti, anti-autoritari, che mossero i firmatari del Manifesto di Ventotene:
“Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo. La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà”.