Domani alle 13, per la prima volta dopo il consiglio provinciale del 19 marzo, il presidente della Provincia si confonterà in videoconferenza con i consiglieri dell’opposizione. Ecco alcune delle domande che vorremmo rivolgergli.

1. La tragedia nella tragedia sono le Rsa, da Pergine ad Arco, dove i nostri vecchi muoiono soli e i nostri infermieri lavorano a ranghi sempre più ridotti fino a un terzo degli organici. Si riesce a spostare personale infermieristico in tempi rapidi dai reparti meno assediati? So che è stato proposto di far rientrare, su base volontaria, in area Covid, gli operatori positivi asintomatici che stanno bene e sono immunizzati. Bisogna evitare che certe Rsa già in crisi debbano chiudere.

2. Si aprono nuovi reparti di rianimazione ma non ci sono infermieri formati a sufficienza: come pensa di reclutarli?

3. Con 225 casi ogni 100mila abitanti (ultimo rapporto ministeriale) abbiamo la terza peggiore situazione in Italia dopo Lombardia e Valle d’Aosta: non è un problema di conteggio perché, se anche contiamo i presunti positivi, abbiamo fatto meno tamponi. Dunque, come si spiega?

4. Che cosa intende fare per la carenza di dispositivi di protezione segnalata da infermieri e oss in ospedale e rsa (che si coprono i piedi con i sacchetti di plastica), medici di famiglia, farmacisti della rete privata?

5. In consiglio provinciale, il 19 marzo, le ho chiesto di mettere in cantiere un piano per la riconversione di impianti produttivi in ambito tessile e meccanico, per mascherine e ventilatori: a che punto siamo?

6. I professionisti del sistema sociosanitario denunciano caos, incertezza nella catena di comando sanitaria. Chi decide? Fugatti, Segnana, Ruscitti, Bordon, il direttore del Santa Chiara, l’igiene e sanità pubblica (che non si è vista in alcuni dei focolai più seri), la protezione civile di De Col?

7. Resto dell’idea che la conferenza stampa quotidiana all’ora del tè, che irradia statistiche ansiogene, appelli, messaggi confusi (oltre a terribili infortuni, come l’attacco all’Ordine dei medici sui tamponi) aumenta ogni giorno l’ansia, virus contagioso. Perché Fugatti insiste in queste passerelle e non lascia il campo agli esperti?

8. E a proposito di ansia, perché non mobilitare gli psicologi, anche in prospettiva della “reclusione” che continuerà a lungo e colpirà le persone più fragili? Serve una task force multidisciplinare composta da psicologi, assistenti sociali, educatori professionali. La Lombardia si è mossa, imitiamola.

9. Bene l’accordo con la Curia per i preti nelle Rsa per l’estrema unzione. Ma c’è bisogno anche di supporto psicologico per aiutare a gestire la lontananza dai parenti in Rsa e l’eventuale lutto che non si può elaborare in modalità umane e partecipate.

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Paolo Ghezzi

 

Consigliere provinciale del Trentino e regionale/Regionalratsabgeordneter

Trentino-Alto Adige/Südtirol, presidente del gruppo provinciale e regionale

 

FUTURA 2018