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OPENPOLIS * COMMISSIONE EUROPEA – IL RUOLO DELL’ITALIA * « PER LA PRIMA VOLTA DAL 2004 NON HA OTTENUTO UNA VICEPRESIDENZA, CERTIFICA UN CALO DI INFLUENZA A LIVELLO COMUNITARIO DEL NOSTRO PAESE »

Continuano insieme ad Agi gli speciali di Focus Europa, una serie di approfondimenti con cui nel corso di quest’anno racconteremo l’attività delle istituzioni Ue e la posizione dell’Italia in Europa. Dalle infrazioni europee al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2020.

 

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La nuova commissione europea

Il primo dicembre del 2019 si è insediata la nuova commissione europea. Per la prima volta nella storia dell’unione, l’organo è guidato da una donna. La tedesca Ursula von der Leyen è infatti stata eletta presidente della commissione europea, 14° persona a ricoprire tale incarico dal 1958 ad oggi. La commissione è sostenuta da un’alleanza di governo molto ampia, con numerosi partiti europei a sostegno della squadra. La genesi che ha portato alla nascita della commissione, con la percentuale più alta di donne mai registrata, non è stata però priva di insidie.

Il primo dato politico sulla composizione della commissione europea riguarda la rappresentanza dei paesi. In seguito alla Brexit infatti, per la prima volta dal 1973, il Regno Unito non è rappresentato nella commissione europea. Il 14 novembre, a seguito del rinvio dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea e a causa del rifiuto del governo britannico di nominare un nuovo commissario prima delle elezioni del 12 dicembre, si è proceduto alla formalizzazione della squadra a sostegno di von der Leyen, senza la presenza di un politico britannico.

Oltre alla presidente, la commissione è composta da 3 vice presidenti esecutivi, 3 vice presidenti, e 11 commissari “semplici”. Dieci dei commissari, come d’altronde von der Leyen, rappresentano il Partito popolare europeo, gruppo più presente. Secondo gruppo più rappresentato è quello dei socialisti, con 9 commissari, seguito da quello dei liberali, con 4 commissari.

A segnare una differenza, specialmente con la precedente esperienza Juncker, è proprio il peso dei gruppi storicamente meno influenti e corposi all’interno del parlamento europeo. Nel 2014 la commissione Juncker era composta al 78,57% da commissari o popolari o socialisti, con la squadra von der Leyen il dato è sceso al 70,37%. Questo evidenzia come gli equilibri all’interno della politica europea stiano cambiando, con partiti storicamente minori, in primis liberali, verdi e riformisti, con un ruolo sempre crescente.

Mettendo i commissari su mappa appaiono evidenti alcune “divisioni” territoriali. Il blocco S&d sembra essere circoscritto alla penisola scandinava (Finlandia e Svezia) e al sud Europa (Italia, Portogallo e Spagna). Al tempo stesso emerge in maniera chiara il blocco popolare/ conservatore che parte dalla Germania e che segue una linea di confini evidente: Austria, Ungheria, Croazia, Romania, Bulgaria e infine Grecia.