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ON. SGARBI * LETTERA A FUGATTI E KASWALDER: « SONO A DENUNCIARE IL CONFLITTO DI INTERESSE E LE MENZOGNE DEI CONSIGLIERI CONSIGLIERI PAT GHEZZI – MARINI – ROSSI – TONINI – DEMAGRI – FERRARI »

Dall’onorevole Vittorio Sgarbi,parlamentare della Repubblica, al President della Assemblea provinciale di Trento, Kaswalder, e al Presidente della Provincia autonoma di Trento,
all’Assessore provinciale alla Cultura.

 

e per conoscenza:
Al Presidente della Camera dei Deputati

Al Ministro per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo

Al Presidente della Quinta commissione permanente del Consiglio provinciale.

 

Gentili Presidenti,

sono a denunciare un grave conflitto di interesse e le menzogne diffuse dai consiglieri dell’Assemblea provinciale:
PAOLO GHEZZI
ALEX MARINI
UGO ROSSI
GIORGIO TONINI
PAOLA DEMAGRI
SARA FERRARI,

i quali riferiscono che, in un post del 10 maggio 2020 su Facebook ,a proposito di Silvia Romano, avrei dichiarato che” la cooperante italiana va arrestata per concorso esterno in associazione terroristica, in quanto convertita all’Islam, così affermando una inaccettabile equazione tra una fede religiosa e un comportamento criminale”. Nulla di più falso.

La mia affermazione, che ribadisco non a titolo personale, ma nelle mie prerogative politiche e democratiche di parlamentare della Repubblica, non mette in discussione le libertà garantite dagli articoli 3 e 19 della Costituzione italiana.

La libertà di culto non ha niente a che fare con l’ostentazione delle insegne del terrorismo.

Chiunque vado in giro con una maglia con l’immagine di Mussolini o con la svastica può essere incriminato per apologia. Siamo nella stessa fattispecie. Eppure una sostenitrice manifesta di  Al Shaabad, organizzazione terristica responsabile di attentati gravissimi a civili mussulmani e a comunità di cristiani, è stata ricevuta dal presidente del Consiglio e dal ministro degli Esteri in pubblica cerimonia, favorendo, come pensano numerosissimi cittadini, la propaganda non dell’Islam(che non ne ha bisogno), ma del terrorismo e della criminalità.

E chi esprime perplessità, chiedendo misure paragonabili a quelle che ognuno invoca per il contrasto alla Mafia, viene censurato e minacciato dell’abusivo Marini e da altri antidemocratici, che si sottraggono alla necessaria denuncia del terrorismo e dei suoi fiancheggiatori, in palese e letterale “concorso esterno”.

Mi riferisco non solo all’articolo 21 della Costituzione («Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione«), ma al fatto che la libertà di culto e la conversione di Silvia non sono il tema in discussione. È infatti evidente, nella stretta connessione tra terrorismo e mafia, che come la fede cristiana di un mafioso non legittima i suoi crimini, così quella mussulmana non giustifica il terrorismo.

La inaccettabile proclamazione pubblica, da me censurata, in linea di principio,al di là della responsabilità personale di Silvia consiste non nella conversione alla religione islamica, ma nella esibizione delle insegne di un gruppo terroristico somalo affiliato ad Al Qaeda, del quale la cooperante ha lodato la correttezza.

Distinzione sempre proclamato, evocando l’Islam moderato. Cosi come si sono sempre tenuti distanti e distinti Partito comunista e Brigate rosse.

Democrazia e terrorismo… È lecito considerare “corretto” un atto estorsivo della mafia? O “corretto” il comportamento di un gruppo terroristico di cui cui Aisha è, contemporanemente, vittima e sostenitrice? Contraddizione evidente e pericolosa,che la rende una complice potenziale di comportamenti criminali e, attuale, di propaganda.

Mi pare abbastanza chiaro che la questione sia soltanto questa. Chiedo ai presidenti di Assemblea e di Giunta provinciale di censurare i consiglieri irresponsabili e di garantire il rispetto delle preoccupazioni condivise da molti cittadini, e delle mie prerogative parlamentari, come della incoercibile libertà di opinione.

Il contrasto al terrorismo è un dovere prima che un diritto, evidentemente non sentito dai distratti consiglieri della Provincia autonoma di Trento.

I princìpi fondamentali della democrazia e della sua difesa discendono dalla ragione, non dalla retorica falsamente umanitaria. Sul piano personale conosciamo il complesso rapporto tra vittima e carnefice. Ci può commuovere, ma non ci deve costringere a tacere davanti alla evidenza e alle conseguenze della palese propaganda del terrorismo.

Ma è difficile affermare la ragione con chi sistematicamente evita di usarla.

Ho quindi deciso di proporre all’Amministrazione provinciale e al CDA del Museo di “ dichiarare il Mart Museo contro la mafia e contro il terrorismo, in difesa della democrazia e dei valori cristiani, di tolleranza e di libertà”.

 

*

Onorevole Vittorio Sgarbi