Il consigliere del Partito democratico Alessandro Olivi ha depositato oggi un’interrogazione per mettere in evidenza, dati alla mano, la drastica caduta degli accordi di sviluppo tra Provincia e imprese del settore manifatturiero nei primi due anni della nuova legislatura.

Gli accordi di sviluppo costituiscono uno strumento che il Trentino ha saputo valorizzare per legare la concessione dei contributi pubblici di maggiore intensità alle ricadute sociali nell’ambito dell’occupazione, del fatturato, dell’indotto, della filiera impresa- scuola-lavoro e del welfare aziendale. Un sistema consolidato di corresponsabilità delle parti sociali nella condivisione di un modello di sviluppo in cui produttività e lavoro diventano obiettivi comuni e non contrapposti. A questi si aggiungono i Protocolli d’Intesa promossi e stipulati da Trentino Sviluppo attraverso i quali, ugualmente, la Provincia attraverso la società di sistema ha favorito progetti di incremento industriale.

I risultati della scorsa legislatura (2013-2018) parlano chiaro: 63 accordi negoziali, 56 protocolli d’intesa, 217 aziende coinvolte, 9.391 occupati coinvolti con 2.017 incrementi occupazionali e 479 giovani coinvolti in programmi di formazione. Così, a fronte di un intervento provinciale di circa 66,96 milioni di euro, gli investimenti privati complessivi sono stati pari a circa 169,34 milioni a cui vanno aggiunti ulteriori investimenti indotti pari a 214, 20 milioni.

Ad oggi, a quasi metà della legislatura in corso, gli accordi di sviluppo hanno subito un drastico rallentamento. Anzi, una vera e propria caduta. Risulta che per la quasi totalità sono state solo introdotte modifiche a quelli stipulati in passato. Infatti in questi due anni l’attuale Giunta ha approvato ben 21 richieste di modifiche al ribasso soprattutto dei vincoli occupazionali di accordi vigenti e solo 13 i nuovi accordi che però, a ben vedere, costituiscono l’approvazione definitiva di progetti che erano stati presentati tra il 2017 e il 2018.

“Sono dati che preoccupano perché fanno emergere una minore propensione agli investimenti da parte delle imprese. Ma soprattutto sono la conferma di una ridotta capacità e forse della stessa volontà della Giunta provinciale attuale di promuovere e stimolare la crescita del nostro tessuto produttivo e di sostenere una vera politica di concertazione tra pubblico e privato.” – afferma Olivi – “Si conferma purtroppo un approccio burocratico e quasi contabile di pura gestione dell’ordinario senza scatti e progettualità. Anche Trentino Sviluppo è stato depotenziato nel suo ruolo propulsivo e nella sua capacità di attrarre e promuovere investimenti incrementali”.

“Auspico che al più presto venga promosso un confronto con le rappresentanze di categoria e sociali per condividere una nuova piattaforma di rilancio delle politiche di sviluppo capaci di coinvolgere le migliori energie della nostra manifattura” – conclude il consigliere.

 

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Interrogazione n.

Accordi di sviluppo: la Giunta ci crede ancora?
Gli accordi di sviluppo attuati tramite le procedure “negoziate” perseguono la finalità di coinvolgere imprese e lavoratori in un patto con le istituzioni per promuovere progetti capaci di garantire ricadute economiche e sociali condivise.

Attraverso gli stessi la concessione degli incentivi pubblici di maggiore intensità viene regolata sulla base di un accordo preventivo, con cui vengono fissati precisi obiettivi quali l’occupazione, il fatturato, l’indotto, la filiera impresa- scuola-lavoro, il welfare aziendale.

Un sistema consolidato di corresponsabilità delle parti sociali nella condivisione di un modello di sviluppo in cui produttività e lavoro diventano obiettivi comuni e non contrapposti.
Agli accordi negoziali, disciplinati dalla legge provinciale n.6/99, si aggiungono i Protocolli d’Intesa promossi e stipulati da Trentino Sviluppo attraverso i quali, ugualmente, la Provincia attraverso la società di sistema ha favorito progetti di incremento industriale che hanno prodotto importanti ricadute sociali sul territorio.

I risultati della scorsa legislatura (2013-2018) parlano chiaro: 63 accordi negoziali, 56 protocolli d’intesa, 217 aziende coinvolte, 9391 occupati coinvolti con 2017 incrementi occupazionali e 479 giovani coinvolti in programmi di formazione.
Così, a fronte di un intervento provinciale di circa 66,96 milioni di euro, gli investimenti privati complessivi sono stati pari a circa 169,34 milioni a cui vanno aggiunti ulteriori investimenti indotti pari a 214, 20 milioni.

Ad oggi, a quasi metà della legislatura in corso, gli accordi di sviluppo hanno subito un drastico rallentamento. Anzi, una vera e propria caduta. Risulta infatti che per la quasi totalità sono state solo introdotte modifiche a quelli stipulati in passato.
Infatti, delle 34 delibere di approvazione di accordi negoziali approvate dall’attuale Giunta in questi due anni di legislatura (la prima è del 17 maggio 2019), ben 21 riguardano richieste di modifiche al ribasso soprattutto dei vincoli occupazionali di accordi vigenti. Sono solo 13 i nuovi accordi che però, a ben vedere, costituiscono l’approvazione definitiva di progetti che erano stati presentati tra il 2017 e 2018.

Stesso discorso vale per Trentino Sviluppo che non è più valorizzata come soggetto propulsore ed attrattore di nuovi investimenti nel settore industriale.
Sono dati che preoccupano perché fanno emergere una minore propensione agli investimenti da parte delle imprese. Ma soprattutto sono la conferma di una ridotta capacità e forse della stessa volontà della Giunta provinciale attuale di promuovere e stimolare la crescita del nostro tessuto produttivo e di sostenere a una vera politica di concertazione tra pubblico e privato.

Come sempre tante parole e pochissimi fatti.

Tanto premesso, interrogo il presidente della Provincia e l’assessore competente per sapere:

 

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1. quanti nuovi progetti di sviluppo che prevedono la procedura negoziata sono stati presentati dal primo gennaio 2019 ad oggi e non ancora approvati;

2. a quali cause si attribuisce la drastica riduzione degli accordi di sviluppo industriale dal 2019 ad oggi;

3. se non ritiene necessario promuovere un confronto con le rappresentanze di categoria e sociali per condividere una nuova piattaforma di rilancio delle politiche di sviluppo capaci di coinvolgere le migliori energie della nostra manifattura.

A norma di regolamento, si richiede risposta scritta.

 

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cons. Alessandro Olivi