Il consigliere del Partito Democratico Alessandro Olivi ha depositato oggi un’interrogazione per ottenere dalla Giunta risposte concrete rispetto alle forti preoccupazioni espresse dalla rappresentanza trentina della Confederazione Italiana Medici Ospedalieri (C.I.M.O. ) che, con riferimento ad alcuni comparti delle strutture sanitarie (nella fattispecie Oncologia), ha pubblicamente denunciato il rischio di un “punto di non ritorno” e “ripercussioni sulla qualità delle cure”.

“Parole che non possono essere archiviate come lo sfogo di una parte ma che dobbiamo raccogliere come monito severo ad una politica per la salute che rimetta al centro gli investimenti soprattutto quelli nel capitale umano.

Realizzare un modello di sanità capace di coniugare sicurezza e qualità – analizza il vicepresidente del Consiglio provinciale – presuppone investire nelle competenze degli operatori e farli sentire partecipi di un processo di costante miglioramento dei servizi. Non è però quello che sta avvenendo, e la Giunta, invece che occuparsene, sembra voler insistere adottando una serie di azioni spot che mirano a rassicurare, a coltivare il consenso ma che in realtà hanno le gambe corte e non risolvono problemi strutturali”.

L’interrogazione del consigliere Democratico, che prende le mosse dal dibattito apertosi con la lettera di una parente di un paziente oncologico ma soprattutto dalla reazione manifestata da un’esperta oncologa che è intervenuta in qualità di segretaria provinciale del sindacato C.I.M.O., denuncia la disunione in atto tra amministratori e categorie del mondo della salute, e la velata propensione dell’Esecutivo provinciale ad abbracciare in modo quasi acritico qualsiasi misura estemporanea che consenta di affermare una rinnovata attenzione ai territori, senza badare al rischio che ciò diminuisca la qualità dei servizi erogati alle persone.

“Non è accettabile – conclude Olivi – soffocare strutture ad alto bisogno di specializzazione e competenze in logiche contabili e burocratiche, ridimensionando gli investimenti. Per questo ho chiesto alla Giunta di sapere quali azioni abbia intenzione di intraprendere per far fronte alle criticità denunciate dal sindacato dei medici ospedalieri; quale sia lo stato di attuazione del “Piano di riorganizzazione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari”; e se non ritenga urgente riattivare il confronto con gli operatori per coinvolgerli nella costruzione di una riforma del sistema sanitario ospedaliero che investa maggiormente nella valorizzazione delle competenze, nella ricerca e nell’alta specializzazione”.

 

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CONSIGLIO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Gruppo consiliare provinciale del Partito Democratico del Trentino

Trento, 13 settembre 2019

Egregio Signor
Walter Kaswalder
Presidente del Consiglio Provinciale
SEDE

Interrogazione a risposta scritta n.

Verso un “punto di non ritorno con ripercussioni sulla qualità delle cure?”.
Dalla Confederazione Italiana Medici Ospedalieri un monito che richiede risposte concrete

Per realizzare un modello di sanità capace di coniugare efficienza e qualità, sicurezza ed eccellenza è necessario investire nelle competenze degli operatori e farli sentire partecipi di un processo di costante miglioramento dei servizi.
Le scelte di politica sanitaria poi devono essere coraggiose e lungimiranti e pertanto non condizionate dalla ricerca del consenso di questa o quella Giunta.
A ciò si aggiunge che la sanità è un servizio pubblico universale in cui il grado di soddisfazione degli utenti rappresenta una materia quantomai delicata e lo è perché riguarda il bene più prezioso delle persone: la salute.

Chi vive la malattia è fragile, vulnerabile e una risposta affrettata, un interlocutore scorbutico, una parola sbagliata possono alle volte generare giudizi negativi amplificandoli, che finiscono per travalicare il singolo episodio, portando a sentenziare che in quell’ospedale “si è trattati male”, che in quel reparto “sono totalmente disorganizzati”, che quel medico o quel trattamento “non sono serviti a nulla”.
Ciò premesso, ed anzi, proprio in ragione di questo rischio, sono di fondamentale importanza la cura e l’attenzione che il decisore pubblico deve dedicare a questo bene comune.

Non poteva sfuggire, in questo senso, la lettera pubblicata sul giornale “l’Adige” l’8 settembre scorso da una parente di un paziente oncologico, e soprattutto la risposta che quella lettera ha poi suscitato in un’esperta oncologa, la quale è intervenuta sul tema nella duplice veste di professionista e di rappresentante sindacale provinciale dei medici ospedalieri. Una posizione, dunque, in grado di combinare la ragion veduta del proprio ambito clinico e una visione più generale delle tendenze, delle possibilità e delle criticità che la sanità sta attraversando in questo momento a livello provinciale.

Senza alcun sensazionalismo, ma in modo molto piano e preciso, la dottoressa Sonia Brugnara, segretaria provinciale del sindacato C.I.M.O. (Confederazione Italiana Medici Ospedalieri) ha reagito alle annotazioni e alle critiche della lettera confermando alcune problematicità, come la carenza di medici e le risicate risorse destinate a determinati settori. Un’analisi pacata e ferma, che contiene ad un tratto un’affermazione sulla quale chi ha responsabilità politiche ed amministrative dovrebbe riflettere attentamente. Riferendosi all’oncologia, la dirigente medica ha infatti sottolineato l’approssimarsi di un “punto di non ritorno” e il rischio di “esporre i pazienti a situazioni di minore sicurezza nelle cure”. Del rischio, dunque, che il livello e la qualità delle cure ai cittadini possano risentire in modo irreversibile dei tagli e, cosa altrettanto grave, che tutto questo stia avvenendo in assenza di una seria interlocuzione tra medici e decisori politici.

Una spirale involutiva che sembra lasciare intravedere sullo sfondo non solo la disunione del dialogo tra amministratori e categorie del mondo della salute, ma anche una sorta di velata propensione ad abbracciare in modo quasi acritico qualsiasi misura estemporanea che consenta alla Giunta di affermare una rinnovata attenzione ai territori e la più capillare diffusione dei luoghi di cura, senza però badare a sufficienza al rischio che ciò diminuisca la qualità dei servizi erogati all’utente e soprattutto nelle strutture a più alto bisogno di specializzazione e competenze costrette da una logica contabile e burocratica ad un ridimensionamento degli investimenti.

Tanto premesso, ribadita la necessità urgente che gli amministratori provinciali competenti promuovano seri e approfonditi tavoli di lavoro dove affrontare con la necessaria serietà la questione, ricostruendo un’interlocuzione con gli operatori che sembra essersi inaridita,
e considerata pericolosa l’eventualità del prodursi in una gestione meramente “amministrativa” della sanità,

interrogo il presidente della Provincia e l’assessore competente per sapere:

1. quali azioni la Giunta ha intenzione di intraprendere per far fronte alle denunciate criticità di pazienti e professionisti che riguardano la carenza di spazi e di logistica efficiente nell’ambito di Oncologia dell’Ospedale Santa Chiara di Trento;
2. qual è lo stato di attuazione del “Piano di riorganizzazione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari”, e quali le richieste che sono state avanzate dai rappresentanti dei medici per migliorare il progetto a cui risulta non siano state date risposte chiare ed esaustive.
3. se non ritiene urgente, alla luce delle dichiarazioni pubbliche della Segretaria provinciale della Confederazione Italiana Medici Ospedalieri, riattivare il confronto con gli operatori per coinvolgerli nella costruzione di una riforma del sistema sanitario ospedaliero che investa maggiormente sulla valorizzazione delle competenze.

A norma di regolamento, chiedo risposta scritta.

cons. Alessandro Olivi