Da un indagine conoscitiva svolta in Francia il 40% degli infermieri ha dichiarato di voler cambiare lavoro, questo è purtroppo un sentore presente anche a tra i nostri colleghi infermieri. Sono anni che proponiamo l’adozione di determinati provvedimenti e non siamo mai stati ascoltati, il silenzio delle istituzioni trentine è ormai assordante e tutti i nodi irrisolti sembrano ora venire al pettine.Se a livello Europeo sono presenti mediamente 9 infermieri ogni 1000 abitanti, in Italia ed in trentino la percentuale arriva a stento a 6.

Non si è mai voluto seriamente investire sulle nostre professioni, in questi anni la sanità pubblica ha subito solo tagli di organico ed ora ci viene chiesto di reggere sulle nostre spalle il maggior peso dell’emergenza sanitaria.

Lo stiamo facendo, ma con il nostro sacrificio personale e familiare, che non potrà durare in eterno! Dobbiamo purtroppo evidenziare la scarsa attenzione di questa Giunta provinciale trentina, che non ha ancora erogato l’indennità di vacanza contrattuale per i contratti del pubblico impiego scaduti da due anni e non ha ancora formalmente stanziato adeguate risorse economiche per rinnovarli.

A livello nazionale e nella vicina Provincia di Bolzano, dove i nostri colleghi guadagnano mediamente 3-400 euro in più al mese, l’indennità di vacanza contrattuale è erogata da oltre un anno cos’ come a livello nazionale ed ora a quel livello si pensa già di riconoscere agli infermieri ed ai professionisti sanitari specifiche indennità ed incentivi, a riconoscimento dell’enorme sforzo fatto.

Il disinteresse della nostra Provincia impatta negativamente sulla motivazione dei nostri professionisti infermieri e sanitari, già fortemente provati dalla prima ondata covid e che ora sono costretti ad affrontare la recrudescenza dell’infezione con organici inadeguati visti i fabbisogni aumentati e senza aver avuto avuto un adeguato recupero psico-fisico, che sarebbe stato assolutamente necessario visto l’elevato numero di ore straordinarie effettuate e le ferie maturate ma non fruite.
Ogni giorno riceviamo telefonate di nostri colleghi in difficoltà, che sono in burn-out o che soffrono della sindrome post-traumatica, abbiamo chiesto all’azienda sanitaria la riattivazione del servizio di supporto psicologico aziendale, a fronte della nuova ondata covid il sistema sanitario è a forte rischio di tenuta.

La realtà è una sola: il trentino non è attrattivo per i professionisti di altre regioni, avevamo richiesto con forza a questa Giunta ed anche alle precedenti, l’adozione di tutta una serie di azioni per valorizzare i professionisti infermieri e le professioni sanitarie del comparto, compresa l’adozione di una politica legata ai benefit (appartamenti a prezzo agevolato, asili nido gratuiti, ecc..) invece nulla è stato fatto ed ora è tardi chiudere le porte della stalla quando i buoi sono scappati.

L’attuale contrattazione di comparto non rende merito al valore ed alla professionalità dei nostri colleghi, che si vedono omologati un un calderone dove vengono assimilati a figure che non hanno pari formazione e responsabilità! Il risultato di tutto ciò? Lo stipendio di un infermiere o di un coordinatore con elevata responsabilità e con formazione universitaria si differenzia di pochi euro rispetto a quello di altre figure del comparto con minore formazione e responsabilità.
Per ottenere una reale valorizzazione dei nostri professionisti chiediamo a Fugatti e Segnana una contrattazione separata e distinta per i 22 profili professionali laureati (infermieri, assistenti sanitarie, ostetriche, terp,ecc..), a livello europeo i nostri colleghi percepiscono emolumenti economici di livello nettamente superiori ed ora i nostri colleghi neolaureati guardano con sempre maggior interesse all’Inghilterra ed alla Germania, depauperando il nostro patrimonio nazionale di professionisti, così non si puo’ più andare avanti.

Ieri abbiamo avuto un incontro con l’Azienda sanitaria ed abbiamo rappresentato tutte le problematiche che stanno esplodendo all’interno dei reparti e servizi, come è possibile che sul territorio manchino ancora mezzi aziendali, divise e un numero adeguato di personale, visto l’importanza di questo personale, che anche tramite l’esecuzione di vaccini e tamponi gioca un ruolo strategico fondamentale nell’affrontare la pandemia?

Ora vogliamo un chiaro impegno dalla nostra Giunta, tramite l’adozione di una delibera che preveda direttive e fondi specifici per la valorizzazione di infermieri e professionisti sanitari, i professionisti sanitari formati dal polo universitario trentino non saranno sufficienti a coprire certo il crescente fabbisogno di personale, visti anche i pensionamenti, è necessario attrarre professionisti da altre regioni, per mantenere aperti gli ospedali periferici e garantire condizioni di lavoro “umane” per i nostri colleghi!

Tantissimi colleghi, contattati per l’assunzione dall’azienda sanitaria, stanno rinunciando, tanti altri lavorano già nelle Apsp e se si spostano in azienda sanitaria, lascerebbero paurosi vuoti di organico in un settore già in crisi e duramente colpito dalla pandemia. E’ assolutamente necessaria l’attivazione di un tavolo provinciale di confronto con i professionisti sanitari, vista la nuova emergenza covid, tutte le nostre richieste in tal senso son cadute nel vuoto.

La nostra protesta non si fermerà, protesteremo ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, per tutelare a garanzia del cittadino la qualità dell’assistenza che in trentino è sempre stata elevata, per tutelare la salute psico-fisica dei nostri professionisti ormai stanchi e provati, per tutelate il nostro diritto ad avere una vita privata familiare, che appare sempre più compromessa e sacrificata sull’altare della nostra mission professionale.

Il 2 novembre sciopereremo in tutta l’Italia e quindi anche nella nostra Provincia autonoma di Trento.

 

 

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Cesare Hoffer
Coordinatore Nursing up Trento