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MUSEI TRENTINI: CIVETTINI, PERCHÈ UN MILIONE E 614 MILA INGRESSI GRATIS IN 4 ANNI?

(Fonte: Claudio Civettini) – Interrogazione – Musei trentini, oltre 1.600.000 di ingressi gratuiti in 4 anni. Sistema coordinato o casuale e, nel caso, quali i benefici dell’investimento? Quale il marketing strategico coordinato e quali le promozioni specifiche di tanta ricchezza disponibile?

 

L’importanza di un’adeguata ed efficace promozione della cultura è un passaggio che nessuno, tanto meno lo scrivente, intende minimamente mettere in discussione, nella consapevolezza di quanto esso sia decisivo sia in termini di protezione di tradizione e memoria storica, sia in una dimensione anche economica.

Ed è proprio con riferimento a questo secondo aspetto – più che economico in senso stretto, di sostenibilità economica – che si vorrebbe sollevare una questione relativamente ai musei presenti sul territorio provinciale.

Musei che, secondo dati forniti dal Servizio Attività Culturali della Provincia, registrerebbero una quota non solo elevata, ma addirittura – forse – eccessiva, se non adeguatamente argomentata, di ingressi gratuiti.

Balza in particolare all’occhio il dato dell’anno 2010, nel quale, considerando tutti i 12 Enti museali di appartenenza, si osserva come a fronte di un numero di ingressi totali annui pari a 822.731, quelli gratuiti siano stati 462.881, quindi una maggioranza. Una tendenza, questa, che nel complesso si è ribaltata nel corso degli anni, anche nel 2015 non sono mancati casi, per così dire, singolari.

Uno di questi casi singolari è senza dubbio costituito dalla situazione del Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto dove, appunto nel 2015, si sono registrati 93.447 ingressi gratuiti a fronte degli appena 52.350 paganti: in pratica, quasi un visitatore su due non ha pagato il biglietto.

Un dato che davvero non può non far riflettere. Ad ogni modo – sempre secondo i dati provinciali del Servizio Attività Culturali – hanno avuto più ingressi gratuiti che paganti, due anni fa, anche la Soprintendenza Beni Archeologici e il Museo Diocesano.

Lo scorso anno, invece, nel 2016, a registrare più ingressi gratuiti che paganti è stato ancora il Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto (83.364 contro 69.742), il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina (5744 contro 3827) la già citata Soprintendenza Beni Archeologici (15.460 contro 15.227).

Quello che poi lascia perplesso, sono i dati nella loro generalità e se pensiamo che il Museo della Guerra di Rovereto è unico nel suo genere, pur avendo avuto un progress di 61.397 paganti nel 2015,poi calato a 49.083 del 2016 con un pacchetto di gratuiti apparentemente accettabile, diventa difficile capire perché non abbia avuto il coraggio di fare un salto di qualità sostanzioso, proprio per le sue preziose collezioni che raccontano la storia delle guerre come nessuno-almeno in Italia ma non solo-sa fare.

Altrettante perplessità, i risicati di numeri del Museo Civico di Rovereto che-se è vero che la scienza non si misura solo con i numeri dall’altra ci pare un vero peccato che meno di 7.000 persone abbiano deciso di entrare all’unicità della proposta roveretana, pagando il biglietto di accesso.

Ora, dinnanzi a questi dati pare opportuno da un lato conoscere la sostenibilità economica del sistema museale trentino e quale sia la rete attiva, che dovrebbe fare un percorso unico di comunicazione, pur nell’autonomia della gestione delle specificità e dall’altro, conoscere le argomentazioni legate alla gratuità degli accessi negli anni 2000, 2010, 2015 e 2016 e se questi, siano legate a scolaresche o sistemi di promozione mirate, per meglio approfondire quali siano i ritorni sul territorio, di investimenti – e la gratuità è un investimento pubblico! -che se fatti, devono averne una motivazione e una causa.

Il dato complessivo degli ingressi museali gratuiti per questi quattro anni, infatti, ammonta ad oltre 1.600.000 persone (1.614.048 per la precisione), ragion per cui pare opportuno, interpellandola Giunta provinciale, di richiedere un attento approfondimento.

Nondimeno risulta importante conoscere se sia allo studio o sia stata avviata – e in caso affermativo con quali esiti – una forma aggiornata di marketing per promuovere adeguatamente, e non solo in termini di ingressi gratuiti chiaramente, il valido e diversificato sistema museale presente in Trentino, un patrimonio del quale, gli stessi trentini, forse, talvolta non si rendono conto e che merita la massima attenzione istituzionale, proprio per i ritorni, non solo culturali, che potrebbe produrre.

 

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Tutto ciò premesso il sottoscritto consigliere interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

 

  • Se corrisponda al vero quanto riferito in premessa circa il fatto che negli anni 2000, 2010, 2015 e 2016 gli ingressi gratuiti presso tutti i 12 Enti museali di appartenenza provinciale siano ammontati ad oltre 1.600.000 persone (1614.048 per la precisione);
  • Quanti di questi ingressi, anno per anno, sono riconducibili a scolaresche, circoli di anziani o associazioni di diversamente abili o, diversamente, quali altre categorie hanno accesso gratuito al sistema dei musei trentini;
  • Se si condivida un atteggiamento -non di contrarietà- ma comunque di meraviglia per il fatto che se nel 2010 gli ingressi gratuiti hanno superato, complessivamente, i paganti, anche nel 2015 e 2016 diversi Musei sono stati interessati dal fenomeno;
  • Quali conseguenze determina l’imponente sistema della gratuità degli accessi in relazione alla necessità dei servizi necessari al buon funzionamento e controllo delle strutture museali stesse e se si siano mai valutati i costi sostenuti dalla gestione museale per garantire la gratuità stessa;
  • Se sia allo studio o sia stata avviata – e in caso affermativo con quali esiti – una forma aggiornata di marketing per promuovere adeguatamente, e non solo in termini di ingressi gratuiti chiaramente, il valido e diversificato sistema museale presente in Trentino;
  • Relativamente alla singolarità di ogni corretta azione di promozione, se si sia pensato all’unicità del Museo della Guerra di Rovereto e se, a fronte di questo, si intenda promuovere in modo forte la proposta- evitando inutili autoreferenzialità – con il coraggio di fare un salto di qualità sostanzioso, proprio per le sue preziose collezioni che raccontano la storia delle guerre come nessuno – almeno in Italia ma non solo-sa fare;
  • Cosa e attraverso quali strumenti, si intenda promuovere il Museo Civico di Rovereto, che, seppur diversificato nelle sue importanti poliedriche ricerche, possa decollare anche come struttura scientifica di osservazione, che nel suo genere, non pare seconda a nessuna, avendo pieni titoli per competere – o meglio – per implementare altre proposte presenti sul territorio nazionale e non solo.

 

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

 

Cons. Claudio Civettini

Civica trentina

 

 

 

 

 

Foto: archivio Pat