QUALI STRATEGIE ITAS PER IL 2020?

Intervista a Raffaele Agrusti, amministratore delegato e Direttore generale

 

Coinvolte in tre anni più di 80 mila persone tra mostre, caffè scientifici, conferenze e corsi d’aggiornamento. Con un grande obiettivo: promuovere l’approccio dell’anticipazione per migliorare la gestione del rischio alluvionale in Trentino. Venerdì 6 dicembre al MUSE l’evento conclusivo, dal titolo “Il Paese più a rischio del mondo”, con il divulgatore scientifico Mario Tozzi.

Il progetto europeo LIFE FRANCA, dal 2016 impegnato nel costruire una cultura della prevenzione del rischio alluvionale in Trentino, è giunto alla sua conclusione. La novità principale è stata quella di promuovere l’approccio dell’anticipazione per migliorare la gestione del rischio alluvionale sul territorio provinciale.
Tre anni in cui il progetto ha sviluppato azioni concrete per migliorare la comunicazione del rischio alluvionale nelle Alpi, combinando attività innovative di educazione, divulgazione e formazione con il coinvolgimento attivo di cittadini e amministratori in una gestione responsabile del territorio.

Il 6 dicembre, alle 20.30 al MUSE, l’evento conclusivo, aperto a tutti: ospite della serata Mario Tozzi, primo ricercatore CNR e divulgatore scientifico, chiamato a discutere e riflettere su come affrontare i rischi naturali in Italia, “Il paese più a rischio del mondo”, e migliorare la sicurezza del territorio e dei cittadini. Per iscriversi alla conferenza finale: https://www.eventbrite.it.

Il progetto

Gli eventi alluvionali recenti che hanno colpito il nostro Paese ci ricordano che non è possibile eliminare il rischio ma si può conoscere, anticipare e gestire, e che ognuno di noi è chiamato a svolgere un ruolo importante: la prevenzione è una responsabilità sociale. Questa la mission di LIFE FRANCA, progetto pilota che ha individuato strumenti e metodologie per sviluppare una cultura del rischio alluvionale e promuovere l’anticipazione come approccio alla sua gestione. I risultati ottenuti possono essere applicati ad altri territori e ad altri rischi naturali, a partire da quelli connessi con i cambiamenti climatici.

I partner

Coordinatore del progetto, il prof. Roberto Poli, cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti e direttore del master in previsione sociale dell’Università di Trento.
Tra i partner di progetto, l’Università di Trento (Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale e Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica) e l’Università degli Studi di Padova (Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-forestali).
Altri enti pubblici coinvolti: il MUSE – Museo delle Scienze di Trento, il Servizio Bacini Montani della Provincia Autonoma di Trento e il Distretto Idrografico delle Alpi Orientali. Unica azienda tra i partner di progetto è Trilogis, società con sede a Rovereto (TN) specializzata in geografia informatica.
Ciascuno dei partner ha seguito azioni diverse, mettendo a punto una serie di buone pratiche nella gestione e comunicazione del rischio alluvionale.

Le azioni

L’attenzione è stata posta sullo sviluppo di una consapevolezza a lungo termine, attraverso l’innovativo approccio dell’anticipazione, moderna frontiera nella ricerca e applicazione degli Studi di Futuro, un settore multidisciplinare sempre più diffuso in ambito strategico aziendale e pubblico. Attraverso la costruzione di scenari strategici, il progetto ha aiutato i decisori a vedere assieme i cambiamenti naturali (ad es. precipitazioni più intense) e i cambiamenti sociali (ad es. invecchiamento della popolazione), preparandosi “in anticipo” a gestire entrambi i cambiamenti.

Nelle tre aree studio del progetto (la città di Trento, il comune di Borgo Valsugana e la Val Rendena, in particolare i comuni di Bocenago e Strembo) sono stati organizzati 42 focus group di “esercizi di futuro” con i cittadini, per raccogliere indicazioni su quali azioni intraprendere per prepararsi al meglio come comunità locale alle prossime alluvioni.

Tra i risultati principali del progetto la costruzione del geo-portale La difesa dalle alluvioni in Trentino (portal.lifefranca.eu), gestito dal Servizio Bacini Montani della PAT. All’interno del portale è possibile reperire informazioni aggiornate sulla situazione idrogeologica del Trentino e contribuire al monitoraggio del territorio attraverso una piattaforma webgis.

Sono state elaborate le Linee guida per la comunicazione del rischio alluvionale in cui viene indicato come pianificare le attività di comunicazione tra istituzioni e cittadini e favorire la partecipazione della popolazione nei processi decisionali.

Sono stati organizzati 6 momenti di formazione tra corsi di aggiornamento e visite sul territorio rivolti a docenti, professionisti, amministratori e giornalisti, per diffondere una maggior conoscenza dei pericoli idrogeologici del territorio alpino e migliorare le competenze nell’affrontare, interpretare e comunicare il rischio alluvionale alle comunità.

In questi anni oltre 8000 studenti sono stati coinvolti in laboratori e attività didattiche sul tema della prevenzione e gestione dei rischi naturali.

Più di 80.000 persone hanno preso parte alle attività divulgative organizzate al MUSE in collaborazione con i partner di progetto e con i tecnici dei servizi provinciali: conferenze, caffè scientifici, mostre, seminari e science show.

Sono state realizzate numerose attività di networking con Regioni, Istituzioni, associazioni e altri progetti europei che a vario titolo si occupano di gestione e comunicazione dei rischi naturali.
A ottobre si è tenuto infatti il convegno internazionale Anticipation and communication of natural risks che ha visto la partecipazione di ricercatori ed esperti di sistemi socio-economici, cambiamenti climatici, resilienza, sostenibilità e gestione integrata della risorsa acqua.

Gli interventi

“Progetti come LIFE FRANCA sono utili anche alla politica per programmare e pianificare il futuro del territorio. Il rischio zero, specie in un territorio di montagna come il nostro, non esiste ed è sotto gli occhi di tutti l’aumento della frequenza e dell’intensità dei fenomeni naturali. Da qui, l’importanza di coinvolgere l’intera comunità, rendendola partecipe delle strategie di prevenzione del rischio”, ha sottolineato Giulia Zanotelli, assessore all’agricoltura, foreste, caccia e pesca della Provincia autonoma di Trento.

“Il progetto per conoscere e anticipare il rischio alluvionale ha a che fare con l’educazione ambientale di qualità, i cambiamenti climatici, la rigenerazione urbana, le partnership e altri obiettivi sostenibili dell’Agenda ONU 2030: temi molto ampi, che come MUSE stiamo portando all’interno della nostre comunità. Abbiamo bisogno – ha affermato il direttore del MUSE Michele Lanzinger – di sostenere in maniera concreta il concetto della lungimiranza. LIFE FRANCA lo ha fatto, mantenendo costante l’attenzione della popolazione sulla fragilità del nostro ambiente e veicolando l’importanza di previsioni strutturali e di una memoria di lunga durata”.

“LIFE FRANCA ha avuto un grande successo tanto che molte altre regioni italiane hanno intenzione di replicare il progetto sperimentato in Trentino. Siamo stati tra i primi in Europa – ha detto Roberto Poli, coordinatore progetto LIFE FRANCA e direttore del master in Previsione Sociale dell’Università di Trento – a realizzare un percorso sul rischio alluvionale basato su esercizi di futuro. Siamo partiti da alcune domande: come cambieranno i fenomeni naturali nei prossimi 20 anni? E come cambierà nel frattempo la comunità di riferimento? Con un obiettivo centrale: provare ad anticipare l’arrivo di una situazione problematica, uscendo da una logica reattiva attraverso l’innesco di un processo di formazione e la costruzione di una strategia diffusa a livello popolare”.

Ruggero Valentinotti, infine, ha illustrato le potenzialità del nuovo portale online, da ieri a disposizione dell’intera cittadinanza (bacinimontani.provincia.tn.it): una miniera di banche dati – con gli eventi alluvionali dal 1500 ad oggi -, mappe webgis, cenni storici e aggiornamenti sull’attività del Servizio Bacini Montani della Pat. Con la possibilità di contribuire attivamente al presidio del territorio, informando gli enti preposti su eventuali danni alle opere di difesa o attraverso la testimonianza di eventi di piena.

“Riuscire a dialogare bene con i cittadini è fondamentale. Il clima, così come la nostra società, sta cambiando. Ci siamo accorti – ha sottolineato Valentinotti – che la cittadinanza, nella sua quotidianità, non è più così connessa alla componente naturale del territorio; e ciò la induce ad avere delle aspettative di sicurezza più elevate rispetto ai fenomeni naturali. Da qui, la necessità di ristabilire un dialogo con la popolazione. Lavorare assieme sulla conoscenza e la pianificazione ci dà l’opportunità di non rincorrere più le alluvioni, ma di essere proattivi, dando priorità agli interventi in funzione delle caratteristiche del territorio e all’esposizione al pericolo anche lontani da un contesto di tipo emergenziale/emotivo”.