VIDEONEWS & sponsored

(in )

MOUNTAIN WILDERNESS ITALIA * “ CIABATTE E PRENOTAZIONE NEI RIFUGI ”: « QUESTA L’AZIONE POLITICO-SOCIALE NELLA QUALE LA FONDAZIONE DOLOMITI UNESCO INVESTE NELL’ESTATE 2020? »

“Ciabatte e prenotazioni nei rifugi”. Gli obiettivi strategici della Fondazione Dolomiti UNESCO?

“Ciabatte e prenotazione nei rifugi”: leggendo i resoconti della conferenza stampa tenutasi ieri presso la Provincia Autonoma di Trento si potrebbe capire che per la Fondazione Dolomiti UNESCO questa sia l’azione politico – sociale strategica nella quale si investe nell’estate 2020.

Quando UNESCO ha sostenuto il patrocinio per la nascita delle Dolomiti patrimonio naturale dell’umanità sicuramente si attendeva ben altro: probabilmente la tutela del patrimonio affidato in gestione alle 5 Province e al Ministero dell’ambiente, l’implemento della biodiversità, la conservazione dei beni naturali e paesaggistici, oltre al sostegno delle attività economiche che attivano il miglioramento qualitativo del vivere in montagna.

La scrivente associazione fu assieme a Legambiente e SOS Dolomites, fin dagli anni ‘90, pioniera dell’idea del riconoscimento UNESCO per le Dolomiti, riconoscimento ottenuto nel 2009 dopo anni di faticoso lavoro di mediazione fra le amministrazioni delle 5 province interessate. Da allora abbiamo collaborato, fin quando ci è stato reso coerentemente possibile, alla costruzione di processi ricchi di ricadute positive in termini di recupero di biodiversità, di ripianamento dei paesaggi immiseriti dall’azione dell’uomo, ma pure di qualità dell’offerta turistica, Ricordiamo solo alcuni passaggi:

– l’impegno nella progettazione dei temi della conservazione e gestione delle aree protette;

– il censimento degli impianti obsoleti, o da abbattere o da riconvertire;

– la riduzione dell’impatto del traffico sui passi dolomitici con le previste chiusure ad orario;

– le linee guida sui grandi eventi motoristici in quota;

– uno stimolo continuo teso a portare la Fondazione ad assumere credibilità internazionale attraverso progetti
coerenti con la conservazione ambientale.

Ci attendavamo che in una conferenza stampa strutturata dopo la dolorosa pandemia Sars CoV 2 gli attori decisionali della Fondazione affrontassero questi temi visto che buona parte del mondo scientifico sostiene che il consumo di natura, di suolo e l’inquinamento siano concausa primaria del diffondersi di queste malattie.
Ci accorgiamo invece che ancora una volta la Fondazione non ha saputo resistere alle pressioni dei forti interessi economici diffusi sui territori tanto da leggere ancora il riconoscimento all’interno di una miope cornice di marketing turistico.

Un investimento senza dubbio legittimo, ma che continua a impedire lo svilupparsi di visioni innovative dell’economia turistica, di gestione e cura del territorio, di rispetto ambientale e quindi di nuovi lavori. L’Assessore provinciale trentino all’ambiente Mario Tonina, oggi anche Presidente della Fondazione, ampia l’orizzonte e guarda lontano, alle prossime Olimpiadi invernali del 2026. Chiede che la Fondazione venga coinvolta nel tavolo nazionale. Ma come? Non lo sa il presidente che nel 2016 la Fondazione ha firmato con il Ministero dell’ambiente una Carta di Cortina dove si tracciano le linee guida (banali) per la costruzione di eventi sportivi sostenibili? Come del resto invita a fare la Carta di Courmayeur (2019), anche questa sottoscritta dal ministero. Se i Mondiali di Cortina del 2022 stanno già a dimostrare il fallimento della Carta di Cortina, quanto si aggroviglia nella matassa delle Olimpiadi invernali Cortina – Milano 2026 è ancora più preoccupante.

La Fondazione Dolomiti UNESCO, invece di pretendere di essere compartecipe della distruzione della montagna dolomitica, dovrebbe diventare la sentinella della tutela della qualità ambientale e impedire che troppe zone oggi tutelate a parco o inserite nella normativa europea di rete Natura 2000 vengano sconvolte. Siamo a conoscenza di progetti oltremodo devastanti, previsioni di colate di cemento fino in alta quota, bacini di innevamento sconvolgenti nelle dimensioni, rifugi che raddoppiano di volumetria (Canazei), zone definite Invarianti che vengono inserite in speculazioni sciistiche. Si fa profilando, dalle Tofane fino al Civetta, uno scenario sconvolgente. Suggeriamo almeno una attenzione virtuosa alla Fondazione, anche se si tratterebbe di operare fuori dalle zone vincolate: concentrare maggiori sforzi e investimenti alle problematiche della mobilità estiva e invernale nei fondovalle.

In Trentino (Campiglio e Fassa) come in val Gardena, nella valle del Boite come nel Comelico, penalizzando ovunque il traffico privato, potenziando i servizi pubblici e permettendo loro agibilità sul territorio, favorendo non il distanziamento dalla natura con moto e voli di elicotteri, ma l’avvicinamento degli escursionisti ai reali valori e contenuti che la montagna dolomitica offre, valori e contenuti che divengono sempre più sbiaditi.

 

*
Per il consiglio Direttivo di Mountain Wilderness Italia

Il Presidente Franco Tessadri