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MOBILITÀ TRENTINO: GILMOZZI, PREMIARE TUTTE LE MODALITÀ ALTERNATIVE E SOSTENIBILI

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – L’assessore Gilmozzi: “Passi concreti, ma serve una nuova cultura collettiva”. La mobilità trentina sta cambiando volto.

“In Trentino si stanno portando avanti azioni concrete per la mobilità sostenibile, che segnano il passo per un nuovo modo di pensare ed agire”. Con queste parole l’assessore alle infrastrutture e all’ambiente della Provincia autonoma di Trento, Mauro Gilmozzi è intervenuto al convegno sulla mobilità elettrica, tenutosi questo pomeriggio alla Facoltà di Sociologia.

“Il triangolo della sostenibilità, ovvero ambiente-energia-cibo, è in piena crisi quindi dobbiamo fare di tutto per ristabilire l’equilibrio prendendo coscienza che gli stili di vita che fino ad ora abbiamo tenuto non sono più sostenibili. Il futuro vede nella mobilità condivisa una svolta, ma per raggiungere questi obiettivi è necessario cambiare prima il modo di pensare globale.

Il tema della mobilità è certamente sempre più centrale nelle dinamiche del territorio – soprattutto in un ambiente alpino come il nostro dove alla sostenibilità si aggiunge anche la problematica di come connettere le aree più decentrate – e nella pianificazione urbanistica e per questo riteniamo importante l’aver dotato la Provincia di strumenti di pianificazione e programmazione della mobilità coordinati per costruire un sistema di mobilità sostenibile collettiva e individuale sempre meno dipendente dai mezzi privati a combustione e premianti l’uso di modalità alternative e sostenibili.

Tutto ciò avrà profonde ricadute sul territorio anche in termini turistici. Dobbiamo avviare un processo educativo che guarda al futuro coinvolgendo al contempo l’intera comunità”.

“Un segnale di serietà che proviene proprio dal Trentino” – conferma Enzo Argante, giornalista di Reteconomy Sky, nell’annunciare gli interventi dei vari relatori.

Ed un impegno nel quale crede fortemente anche l’Università di Trento visto che proprio a partire da questo anno accademico lancia la carta della libera circolazione, come spiegato da Marco Tubino – Direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica (Dicam): “Si tratta di un’azione che permetterà ai 16.000 studenti ed ai lavoratori all’interno dell’Ateneo di muoversi in libertà su tutti i mezzi urbani e i treni pagando solo una piccola quota annuale.

Anche questo è un segno tangibile di come la nostra città abbia davvero voglia di intraprendere strade innovative, scelte che poi gioveranno anche alle generazioni future”.

Entrando nel dettaglio del nuovo Piano Provinciale della Mobilità Elettrica (Ppme) Maurizio Fauri – Docente di Sistemi Elettrici per l’Energia – Dicam – Università degli Studi di Trento – ha spiegato quali sono i tratti salienti, ovvero incentivi che principalmente si rivolgono ad un’utenza di tipo privato e pendolaristico.

“L’obiettivo – ha detto Fauri – è quello della riduzione delle emissioni di Co2 dell’inquinamento anche acustico, con enormi vantaggio per le condizioni ambientali. Non si parla solamente di incentivi per l’acquisto di auto elettriche (che sappiamo già non pagare il bollo automobilistico per cinque anni), ma anche di nuovi programmi di car-sharing, di tragitti casa-lavoro con auto o e-bike e di una maggiore capillarità delle colonnine di ricarica su tutto il territorio.

Ad esempio nei prossimi 5 anni si prevede di installare almeno 1 punto di ricarica per ogni centro abitato (fino a 250 sull’intera provincia), oltre a parcheggi ed altri punti di ricariche lungo la rete stradale. Entro il 2025 l’obiettivo è quello di aumentare le infrastrutture di ricarica nelle tre tipologie – rapida, veloce e lenta – fino a 2.500 colonnine. Per fare ciò il piano prevede incentivi di milioni di euro, dei quali 1 milione e 700 mila nei primi cinque anni”.

Azioni concrete provengono anchedal Progetto Prepair sulla mobilità elettrica, ovvero Il progetto Life Prepair (Po Regions Engaged to Policies of Air) illustrato da Loris Selmo dell’Agenzia Provinciale – Provincia autonoma di Trento: “Questo progetto mette in campo azioni coordinate ed integrate per il miglioramento della qualità dell’aria nel territorio che comprende l’intero Bacino Padano (dall’arco alpino alla Pianura Padana) e la Slovenia.

I settori nei quali si concentreranno gli sforzi congiunti per ridurre le emissioni di inquinanti atmosferici sono l’agricoltura, la combustione della biomassa legnosa, l’efficienza energetica e i trasporti di merci e passeggeri.

In particolare, per la Provincia di Trento, Appa coordinerà le azioni relative alla riduzione delle emissioni da combustione della biomassa legnosa (attività di formazione rivolte a tecnici e professionisti, sensibilizzazione della popolazione) e valuterà l’impatto delle azioni di progetto sulla qualità dell’aria.

Aprie curerà invece le iniziative legate al risparmio energetico e alla riqualificazione di edifici pubblici, privati e industriali.

E se il futuro delle auto elettrica è ormai tracciato anche a livello comunitario, Pietro Menga – Presidente Cei Cives (Commissione Italiana Veicoli Elettrici a Batteria, Ibridi e a Celle a Combustibile) ha spiegato che l’Italia resta comunque indietro.

E mentre in Norvegia le vendite di questi veicoli rappresentano già il 27% del totale (e come se non bastasse il governo norvegese si pone l’ambizioso obiettivo di raggiungere le 50.000 unità per la fine del 2018), in Olanda il 9,9% e in Svezia il 2,7%, l’Italia si ferma allo 0,14% piazzandosi all’ultimo posto della classifica, dopo Francia (1,7%), Inghilterra (1,3%), Austria (1,7%), Germania (0,8%) e Spagna (0,3%).

I dati, aggiornati al primo trimestre del 2016 da Cei-Cives, mostrano un divario importante dovuto ai tanti fattori che concorrono alle scelte del consumatore: prestazioni dei veicoli, scarsa informazione, presenza o meno di incentivazioni economiche, indirizzo politico.

In Italia oggi non ci sono incentivi per l’acquisto di un’auto elettrica, ma solo l’azzeramento del bollo per 5 anni, o a vita in alcune regioni. A questo poi si aggiungono le reti di ricarica. Sempre secondo la classifica Cei-Cives, se in Olanda esistono 21mila punti di ricarica accessibili al pubblico, 12.500 in Francia, 11mila in Gran Bretagna, 7.500 in Norvegia, in Italia se ne contano circa 2.750.

“Sebbene metà delle famiglie italiane abbiano un box o un garage, non hanno però la potenza elettrica sufficiente per ricaricare l’auto e sono per lo più collegati alla rete condominiale”. – aggiunge Menga – E come si fa a superare questo ostacolo? “Serve una politica di sostegno economico per adeguarci a questa esigenza.

In Italia sono previsti crediti d’imposta per altri tipi di intervento, ma non per l’adeguamento impiantistico per la ricarica domestica”, spiega il presidente Cives, aggiungendo che un terzo ostacolo è rappresentato dalla frammentazione delle politiche di mobilità nelle città.

Ma cosa serve alla mobilità sostenibile per mettere il turbo in Italia? Andrea Poggio Responsabile di Legambiente per la Mobilità Sostenibile – sostiene che per cambiare il mercato automobilistico in tal senso bisogna cominciare a ragionare in termini di “comunità”, offrendo incentivi alle stesse aziende per mettere a disposizione dei dipendenti i mezzi elettrici che si possono utilizzare sia per la vita professionale, sia per quella privata. In questo modo la nuova cultura della mobilità assume una connotazione sociale.

Dal Trentino arrivano però anche casi esemplari. E che funzionano. Come quello che ha illustrato Francesco Colaone (Direttore di Acsm Primiero).

Si tratta di “Green Way Primiero”, un modo di essere, uno stile di vita unico che l’intera comunità di San Martino di Castrozza, Passo Rolle, Primiero e Vanoi ha scelto di darsi dal 2012 per promuovere un territorio ai vertici dell’eccellenza ambientale.

Nel fare questo, l’intero ambito si è impegnato a mettere in campo progetti innovativi nel campo energetico (sia elettrica, sia termica proveniente da fonti rinnovabili ed autosostenibili), nella riduzione del combustibile fossile, nella mobilità, nella cura del paesaggio in senso ampio.

Il tutto per garantire un miglioramento nella qualità della vita degli abitanti che si traduce anche nel modo di fare turismo.

“Vivere a basso impatto ecologico” – spiega Colaone – “è possibile e soprattutto è realizzabile come sta dimostrando il nostro territorio, attraverso una rete di azioni concrete e di scelte mirate, nel pieno rispetto di un ambiente unico come attestato dal riconoscimento delle Pale di San Martino quali Dolomiti Patrimonio Unesco.

Oggi sono installate 15 colonnine di ricarica per la mobilità elettrica sul suolo pubblico e 16 presso le strutture ricettive. Accanto una flotta locale di 17 mezzi 100% elettrici, mentre altri 66 sono privati e turistici”.

Francesco Faccioli (Gruppo Dolomiti Energia) ha invece spiegato cos’è il Progetto Ecofuel, che prevede la realizzazione di una rete composta di stazioni di ricarica, distribuite in modo oculato sul territorio provinciale, per offrire al guidatore “green” la possibilità di viaggiare liberamente in tutte le vallate e di raggiungere il Trentino dai capoluoghi delle provincie limitrofe con un veicolo al 100% elettrico.

Grazie anche all’impegno di alcune amministrazioni comunali nel giro di pochi anni è diventato realtà tanto da contare 13 colonnine di accesso pubblico sul territorio provinciale. Si può usufruire di una “CARD” ricaricabile con la quale poter pagare il rifornimento “green” di carburante e poi vederselo abilitare in bolletta. Dal 2017 questo sistema è utilizzabile anche nel resto d’Italia”

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa