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MICHELEDALLAPICCOLA.IT * CONTRIBUTI E ZOOTECNIA: « LA LEGGENDA DELLA “MAFIA DELLE MALGHE“, PARTE SECONDA »

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11.32 - venerdì 02 luglio 2021

Titoli & Zootecnia. (La leggenda della mafia delle malghe parte II). Tra paventate speculazioni e aziende agricole che vengono private di importanti opportunità, c’è soltanto la cruda realtà del lavoro di allevatori. Uno dei lavori più pesanti del mondo, sia chiaro per tutti.

Così una sera d’estate in val del Chiese ci siamo trovati tra vecchi e nuovi amici pastori a parlar di titoli e di occasioni mancate. Ne abbiamo discusso ampiamente tra i prati del campiglio ad ammirare qualche bella agnella per ritrovarci poi nella cucina della baita. Abbiam finito per fare mezzanotte raccontandoci dell’uno o dell’altro caso.

In fondo, siamo arrivati alla conclusione che il primo plauso va fatto a quei sindaci, a quegli amministratori locali, che si siano spesi per impedire le speculazioni e favorire la zootecnia locale. Sono loro gli unici arbitri che si frappongono ad un’importante disponibilità finanziaria messa a fattor comune dalla Comunità Europea e l’ingordigia di alcuni allevatori o l’inedia di altri. Entrambe le tipologie vanno aiutate, guidate, governate.

Detto tra noi, nella zona, a mio modestissimo avviso, uno dei migliori è stato il comune di Sella Giudicarie.

Tra gli allevatori invece, io stimo quelli che ai Pagamenti Diretti ci badano e ci credono. Non è facile ottenere un “pacchetto titoli” adatto e di soddisfacente risposta economica. Possono rendersi necessarie ristrutturazioni aziendali in funzione della normativa che questi fondi li assegna. L’importante è attenersi sempre al proprio profilo aziendale senza lasciarsi tentare dall’ingordigia. Della criminalità non voglio nemmeno sentirne parlare. In Trentino i controlli ci sono e sono molto seri. Punto!

Per rendere edotto un qualsiasi poco informato ma curioso lettore, potrei scarificare l’oggetto di questo ragionamento raccontando una cosa. Se i contributi per i pascoli, (detti titoli) non vengono richiesti, Bruxelles se li tiene e li da qualcun altro (anche ad Orban ad esempio come potete tristemente leggere aprendo qui).

Io sto dalla parte delle malghe e della zootecnia genuina.

Lo avete sicuramente capito. Dalla parte di chi le malghe le coltiva, ci fa allevamento, ci fa il formaggio, le coltiva per le generazioni future. Non certo di chi le malghe non le pascola o fa trucchi dichiarando documentalmente che gli animali sono in malga quando non è vero. Ma a chi si lamenta che gli affitti salgono troppo e non si sa come fare, si risponde stimolandoli ad imitare chi si attrezza col miglior “Pacchetto Titoli” possibile.

Non basta, i proprietari, i comuni, le ASUC, gli enti locali devono fare da garanti sull’utilizzo tradizionale delle malghe. Mezzi per difendersi ne hanno a bizzeffe.

Il sistema di difesa non può essere infrangibile o perfetto.

Qualcosa può sempre andare storto. Ma quando la cronaca dipinge questi fatti con termini abominevoli come “mafia delle malghe” o speculatori senza scrupoli, fa male ad un intero settore, a tutta una categoria.

Tornando al caso dell’assegnazione guidata, gestita. Nella generalità dei casi funziona. E bene. Grazie alle estensioni delle nostre montagne, oggi in Trentino, arrivano ogni anno quasi 20 milioni di euro. Alimentando giusti canoni di affitto, in parte, finiscono anche nelle casse comunali. Altro motivo non da poco, che dovrebbe spingere a governare anziché subire questo sistema.

 

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Il perchè delle disparità

Sapete secondo me perchè si è generata tanta disparità, e di conseguenza invidia, tra alcuni allevatori rispetto ad altri? Per anni il Trentino ha vissuto un regime di omertà dove i premi li introitava solo chi sapeva. E se ne stava ben attento a non parlarne tanto in giro. Alla restante parte degli allevatori le notizie venivano passate poco quando non, per nulla.

Promuovere la reattività del mondo zootecnico ad un adeguamento a questo sistema pone noi amministratori davanti ad una responsabilità. Questi finanziamenti comunitari hanno aiutato anche molti trentini. Se questi non ne avessero approfittato, ci avrebbe comunque pensato qualcun altro, trentino o meno! Intorno a noi infatti, questo sistema lo conoscono in tanti. E lo usano pure molto bene.

Al motto del “chi dorme non piglia pesci” arrivi dunque il monito a chi ha sollevato un polverone sulla stampa in questi giorni. Arrivi forte la raccomandazione agli enti locali ad essere più incisivi nei bandi di assegnazione. All’uopo l’utilizzo dell’offerta economicamente vantaggiosa può andare benissimo.

Agli allevatori, ripeterò alla nausea di rivolgersi ai propri patronati agricoli, agli uffici periferici PAT, a qualche bravo commercialista, a chiunque trovino disponibile a verificare per bene se la propria azienda ha davvero valorizzato tutte le opportunità che la PAC prevede. Il suo Primo Pilastro, continuerà a finanziare i titoli. Se non ne approfitteranno i trentini lo farà qualcun altro.

Il conto è semplice. Attualmente la domanda unica in Trentino vale meno di 20 milioni€. Con 100mila ha di malghe se solo tutti avessero titoli non storici ma ricontrattati o riassegnati al proprio valore, solo con quelli potremmo superare di lunghezza i 25 milioni. Che affiancato ai premi per il bio, macellazione, razze in estinzione e poco altro comporterebbe a sfiorare i 30. Coraggio, allevatori, datevi da fare. Lo dico per voi.

Ah, un’ultima raccomandazione. Viste le info dalla stampa di settore di questi giorni, Bruxelles ha finalmente fornito le conferme che tutti aspettavamo – almeno fino al 2027 -. Per una volta questo tipo di burocrazia (e solo questo), porta gran bene alla zootecnia.

 

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Michele Dallapiccola

Consigliere provinciale Pat, già Assessore Pat a Turismo ed Agricoltura

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