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Intervista a Pietro Di Fiore (Segretario generale Uil Scuola Trentino Alto Adige/Südtirol)

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LANCIO D'AGENZIA

MEDIOBANCA * BORSA ITALIANA: « NEL DECENNIO POST CRISI RECUPERA MA SONO LE STAR A TRAINARE (+15,6% ANNUO), A LIVELLO MONDIALE SCENDE AL 20° POSTO PER VALORE »

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09.17 - giovedì 24 ottobre 2019

La Borsa Italiana nel decennio post crisi recupera ma sono le Star a trainare (+15,6% annuo). A livello mondiale scende al 20° posto per valore.

L’Area Studi di Mediobanca presenta la fotografia annuale sull’andamento della Borsa Italiana, confrontandola alle principali piazze finanziare internazionali. I dati si riferiscono al periodo compreso da fine 2008 ai primi mesi del 2019 (10 anni e 9 mesi).

In particolare, vengono prese in analisi le 231 società quotate all’MTA di Borsa Italiana a settembre 2019 di cui 203 industriali, 23 bancarie e 5 assicurative, per un valore totale di capitalizzazione pari a 517 miliardi di euro, il 30% del Pil del nostro Paese.

 

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LA BORSA ITALIANA NEL DECENNIO POST CRISI 2008

100€ investiti in Borsa italiana diventano 169€, ma per i titoli STAR salgono a 476€.

Da fine 2008 a settembre 2019 l’investimento in Borsa più redditizio è quello relativo alle società Star, il cui rendimento complessivo (dividendi inclusi) è stato pari al +15,6% medio annuo: 100€ investiti a inizio periodo sono così diventati 476€. Un risultato ben superiore alla performance registrata dalla Borsa italiana, con un rendimento del +5% medio annuo e 169€ finali.

Suddividendo le società in base alla dimensione, prevalgono le 70 società a media capitalizzazione, con +10,7% medi annui (299€ finali dai 100 di inizio periodo). Le Top 30, invece, registrano un +4,2% (155€ finali).

Quanto ai settori, il più redditizio è l’investimento in titoli industriali (+9,1% medio annuo per 255€ finali), che ha ottenuto un risultato migliore rispetto alle società assicurative (+3,6% e 146€ finali) e soprattutto alle bancarie (-4,5%, e 61€ finali), con una riduzione vicina al 40% dell’importo di un decennio prima.

Quanto al rendimento da dividendi (dividend yield), il 4,3% segnato nel 2019 supera di mezzo punto i valori medi dell’ultimo decennio.

Rendimenti complessivi: 5 dei primi 10 sono Star; rendimenti positivi nell’ultimo decennio per 6 titoli su 10, 4 su 10 superiori ai BTP.

Prendendo in considerazione i 177 titoli quotati nel periodo oggetto dell’analisi, 6 su 10 hanno registrato rendimenti positivi e 4 titoli su 10 sono superiori ai BTP in termini di rendimento.
Tra le prime dieci società che hanno ottenuto i maggiori rendimenti 5 sono Star, mentre se si considerano le prime 25 società, ben 14 (quasi il 60%), rientrano in questo segmento.

Le migliori performance sono state registrate da Amplifon, società Star che ha visto il valore del proprio investimento – dividendi inclusi – moltiplicato per ben 29,2 volte (rendimento medio annuo del 36,9%). Seguono De’ Longhi per 18,4 volte (31,1%), Banca Generali per 16,8 volte (30%), Brembo per 16,1 volte (29,5%) e Reply (Star) per 15,4 volte (29%).

Capitalizzazione: nel decennio le banche perdono peso in termini di capitalizzazione (-5%) a favore delle società industriali, mentre ne recuperano molto (+19%) in termini di dividendi.

La capitalizzazione della Borsa italiana a fine settembre 2019 era pari a 517€ mld (30% del Pil), il 38% in più di fine 2008 e superiore del 16% rispetto alle medie dell’ultimo decennio.
Ancora marginale, seppure in ulteriore crescita in termini di numerosità delle imprese quotate (116, circa la metà rispetto alle 230 sull’MTA), l’apporto dell’AIM, i cui 6,5€ mld giungono appena all’1,3% dell’MTA.

Dopo cinque anni di crescita ininterrotta (erano 13€ mld nell’esercizio 2013), il monte dividendi delle quotate di competenza dell’esercizio 2018 – distribuito nell’esercizio 2019 – ha toccato i 20,3€ mld, l’importo più elevato dal 2008 (anche se inferiore di ben il 35% al picco di 31,4 miliardi del 2007).

Il settore industriale rispetto al 2008 ha recuperato rappresentatività in termini di capitalizzazioni, portandosi dal 63% al 70% sul totale, a scapito prevalentemente delle banche (in arretramento dal 26% al 20%) e in misura più ridotta delle compagnie assicurative (dall’11% al 10%).

La ripartizione del monte dividendi ha seguito mutamenti di segno opposto, particolarmente evidenti per l’industria (dall’82% al 60%) e per gli istituti di credito (dall’8% al 27%), con le assicurazioni passate dal 10% al 13%.

Ingressi e uscite, nel 2019 il numero delle quotate sull’MTA riprende a diminuire; ancora segni di vivacità dall’AIM.

L’MTA nel 2019 ha registrato un saldo negativo per 3 unità (5 ingressi e 8 delisting), con un calo nell’ultimo decennio di 5,8 società l’anno, saldo che permane negativo (-2,6 società) tenendo conto del passaggio delle società già quotate all’Expandi. Nel 2019 l’AIM/MAC ha invece beneficiato di una crescita di 10 società (24 nuovi ingressi contro 14 uscite).

Nei dieci anni è necessario considerare l’AIM affinché gli ingressi netti per l’MTA divengano positivi (+4,4 l’anno, che salgono a +7,7 considerando le società già Expandi).

Raccolta: dopo un 2017 da record, 2018 e primi 6 mesi del 2019 in sordina.

Il 2018, con 3,6 miliardi raccolti, ha segnato un deciso ridimensionamento per gli aumenti di capitale rispetto al massimo storico del 2017 di 22,6 miliardi, tendenza proseguita nei primi 9 mesi del 2019 (appena 86 milioni raccolti). Nel decennio dal 2009 sono stati raccolti 95 miliardi di euro (70% dalle banche e il 26% dall’industria). UniCredit ha totalizzato oltre un quarto (29%) degli aumenti; sommando le quote di MPS (19%), Enel (8%), Intesa Sanpaolo (7%), Banco BPM (6%) e Saipem (4%) si giunge a quasi i tre quarti (73%) degli importi complessivamente richiesti al mercato italiano.

 

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BORSE INTERNAZIONALI

Capitalizzazione, Borsa italiana scivola in 20a posizione

A settembre 2019 le borse mondiali hanno registrato una capitalizzazione di 72.415€ mld, valore triplicato rispetto al 2008 (+210%).

A settembre 2019 ai primi tre posti troviamo due piazze americane, Nyse (20.816€ mld), Nasdaq (10.763 mld), e Tokyo (5.270 mld), mentre l’Italia scivola in 20 a posizione (517 miliardi di euro, che salgono a 618 includendo le società attive in Italia ma con sede all’estero: Exor con FCA, CNH Industrial e Ferrari, oltre a STMicroelectronics e Tenaris).
A fine 2008 la Borsa italiana era 16a al mondo, con 375€ mld di capitalizzazione, circa il 24% del Pil di allora. Tra il 1998 e il 2001 occupava una posizione tra l’8 a e la 9 a.

Considerando le principali 25 borse mondiali, la Borsa italiana è stata da fine 2008 quella a recuperare meno valore (+40%), subito dopo la Spagna, con la Thailandia (+592%) e il Nasdaq (+566%) al vertice per tasso di crescita.

Rispetto alla media mondiale (+208%), le borse dei mercati maturi (+200%) crescono meno delle piazze emergenti (+235%), e il peso di queste ultime sul totale mondiale sale così, dopo l’ultimo decennio, dal 23% al 25% (con i mercati maturi che arretrano dal 77% al 75%).
In questo trend l’incidenza della Borsa italiana, già marginale a fine 2008 (1,5%), ha accusato una sensibile flessione che ha condotto allo 0,7% del settembre 2019.
Rispetto al Pil, al settembre scorso la Borsa italiana (30%) rimane la meno rappresentativa tra i principali 25 mercati internazionali.

Nuove quotazioni e delisting, con l’AIM gli ingressi netti di Borsa italiana diventano positivi

Alla crescita del valore delle borse mondiali si contrappone un incremento marginale nel numero degli emittenti quotati, la cui consistenza è aumentata nel periodo 2008 / settembre 2019 del 5% circa, da 40.600 a 42.700 unità.

Con modalità differente rispetto alle capitalizzazioni, gli andamenti di economie mature (-2%) ed emergenti (+15%) tendono a divergere. In base a questo parametro la Borsa italiana registra un dato positivo (+17%), sebbene in assenza dell’apporto dell’AIM-MAC il saldo divenga chiaramente negativo (-19%).

Performance total return: Bangkok supera il Nasdaq; tra gli altri big bene New York

Nel periodo da fine 2008 a fine settembre 2019 l’indice di borsa di Bangkok toglie lo scettro al Nasdaq in termini di performance media annua (espressa in euro e tenendo conto dei dividendi), con un +21,1% medio annuo che da un investimento iniziale di 100€ diventano 783€ finali, contro il +20,3% raggiunto dal Nasdaq (730€ finali).

A ridosso si alternano ancora due volte un mercato emergente e un mercato maturo: Giacarta (+17,8% medio annuo, 582€ dai 100 di fine 2008) e Copenhagen, facente parte del Nasdaq nordeuropeo, con 481€ finali (conseguenti a un rendimento medio del +15,7%), poi Taiwan (+15,6%, valore finale di 475€ rispetto ai 100 investiti) e un secondo componente del Nasdaq Nordic, Stoccolma (458€ dai 100 investiti grazie a un +15,2% medio annuo).

Dopo altri due mercati emergenti, Mosca (+14,3% medio annuo, 420 euro dai 100 di fine 2008) e Bombay (+14,3%, valore finale di 419 euro rispetto ai 100 investiti), troviamo in nona piazza il big per eccellenza, il Nyse (+12,8%, che incrementano a 364 i 100 euro iniziali), appaiato all’Australia.

Solo undicesima la prima delle maggiori piazze dell’Europa continentale: Zurigo (+12,5% medio annuo, 354 euro dai 100 di fine 2008), con Amsterdam 13a (319 euro finali, 11,4% medio annuo), Londra 16a (298 euro finali, 10,7% medio annuo), Parigi 19a (284 euro finali, 10,2% medio annuo) e Francoforte 20a (280 euro finali, 10,1% medio annuo).

Le maggiori piazze asiatiche sono quasi in fondo alla graduatoria: Shanghai 24a (265 euro finali, 9,5% medio annuo), Tokyo 25a (249 euro finali, 8,9% medio annuo).

La Borsa italiana, nonostante il buon recupero segnato da metà 2012, è in fondo alla graduatoria delle 25 principali borse mondiali con una performance media annua pari al +5% (il che equivale ad aver accresciuto a 169 euro i 100 investiti a fine 2008), seguita solo da Lisbona (155 euro finali, 4,1% medio annuo) e Madrid (142 euro finali, 3,3% medio annuo).

Dividend yield: Borsa italiana 6a con Londra
Nella graduatoria dei dividend yield delle principali piazze finanziarie internazionali capeggiata da Helsinki (4,9% medio annuo), la Borsa italiana si colloca 6a (4%), appaiata a Londra e Stoccolma. Modesto, in controtendenza rispetto ai rendimenti, l’apporto del segmento Star (appena il 2,4%).

L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.mbres.it.

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