QUALI SONO I VERI NUMERI DELLA PANDEMIA IN TRENTINO?

Diretta video a cura di "Trentino In Azione "

***

VIDEOINTERVISTA AL SEGRETARIO UIL FPL TRENTINO

MARCELLA TOMASI

Focus su: « Pat ed Enti Locali/ Covid / Contratti Collettivi / Scuola / Centrosinistra e Lega

“LE IENE”​ –  STRAGE DI ERBA: NUOVA CLAMOROSA TESTIMONIANZA – DA PARTE DI UN TUNISINO ARRESTATO INSIEME AI COMPONENTI DEL CLAN MARZOUK

“Nella cantina (della casa di Azouz Marzouk, ndr.)? C’era sempre cocaina soltanto perché del fumo si occupavano i cugini fino al 2004, dal 2005-2006 era soltanto cocaina”.

E ANCORA
“Litighi con un vicino ma non arrivi a fare una cosa simile, poi la modalità, la velocità, il tutto… Sono 5 persone, non una o due. Guardando Olindo e Rosa, non è possibile. La corporatura di Raffaella era abbastanza forte, non è facile buttarla giù per terra”.

“Quei marocchini erano aggressivi per il modo in cui hanno tirato fuori i coltelli, io non me lo immaginavo per di più sono anche un atleta quindi so difendermi”

 

Strage di Erba: ecco una nuova clamorosa testimonianza, quella di Abdi Kais, tunisino arrestato insieme ai componenti del clan Marzouk ufficialmente residente nella casa di Azouz e Raffaella – in via Diaz 25 a Erba – e che avrebbe frequentato l’abitazione dove fu commesso il delitto, proprio nei mesi precedenti a quella che è stata definita come la più atroce impresa criminale della storia della Repubblica.
In esclusiva ai microfoni di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti – in onda stasera, martedì 24 novembre, a “Le Iene”, in prima serata su Italia1 – le dichiarazioni inedite di un testimone mai sentito fino ad ora. L’uomo racconta di una forte rivalità tra il gruppo di tunisini vicini ad Azouz Marzouk e quello dei marocchini che spacciava nella stessa zona tra Erba e Merone, comuni in provincia di Como. Rivalità che sarebbe sfociata in una rissa con accoltellamento da parte dei marocchini ai danni di Abdi Kais, e del fratello e due cugini di Azouz Marzouk. Dalle dichiarazioni dell’uomo si evince che i tunisini avrebbero avuto la peggio con ferite di arma da taglio e che Abdi sarebbe andato in ospedale per farsi medicare. L’episodio avrebbe dato luogo ad una vera e propria faida criminale. Immediata la reazione dei parenti di Azouz che avrebbero bucato le ruote e spaccato con una bottiglia il parabrezza dell’auto dei marocchini che – sempre secondo il racconto del tunisino – abitavano nel comune di Merone, a qualche isolato da loro.

Kais racconta che, sparita la droga dal nascondiglio del bosco di Erba, avrebbero deciso di tenerla nella cantina della casa di Raffaella e di Azouz. Sostiene inoltre che – secondo lui – non furono Rosa e Olindo a commettere la strage, perché incompatibili a quel tipo di mattanza per corporatura e preparazione fisica, a differenza dei marocchini.

È di mercoledì scorso la notizia che la Cassazione ha rigettato la richiesta degli avvocati di Rosa Bazzi e Olindo Romano – riconosciuti come autori della strage e già condannati all’ergastolo – di analizzare reperti trovati sulla scena del crimine che, nell’arco di dodici anni (il crimine è stato consumato nel 2006, ndr.) nessuno prima d’ora ha mai esaminato. Tra questi anche gli abiti dell’unico superstite alla strage, Mario Frigerio, e del piccolo Youssef Marzouk.

Negli anni scorsi, per tre volte, la difesa dei coniugi Romano ha chiesto alla Cassazione di poterli analizzare e, nonostante ben tre decisioni favorevoli in tal senso, le Corti di Como e Brescia, di volta in volta, non hanno acconsentito a queste analisi. Motivo per cui, per la quarta volta, la difesa di Rosa e Olindo è tornata al Tribunale Supremo. “Purtroppo è arrivata una notizia contraria” – commenta la decisione della Cassazione
Fabio Schembri, legale dei coniugi in carcere – “C’è stato un rigetto che allo Stato impedisce l’analisi di questi reperti che sarebbe stato molto importante analizzare al fine di presentare insieme ad altri elementi la richiesta di riapertura del processo”, continua l’avvocato. “Il ricorso è stato respinto, ma rimane ancora una speranza riguardo alle motivazioni, non ancora pubblicate, che accompagneranno questa decisione. Io mi auguro e spero che nella motivazione la Corte di Cassazione possa indicare una strada tramite la quale farci analizzare questi reperti”, conclude Schembri.

Un’eventuale analisi dei reperti potrebbe risultare decisiva per rintracciare quel Dna di Rosa e Olindo mai ritrovato sulla scena del crimine oppure a individuare tracce compatibili di estranei, che farebbero pensare alla presenza di killer sconosciuti ai quali avrebbero potuto portare le piste alternative mai indagate. Tra queste inizialmente c’era quella delle “cattive frequentazioni di Azouz Marzouk”, il tunisino con precedenti penali che quella sera ha perso ciò che aveva di più caro al mondo e che non è affatto convinto dalle conclusioni a cui sono giunti 26 giudici in tre gradi di giudizio.
In particolare, i Carabinieri di Erba avevano considerato la concorrenzialità di diverse etnie nell’attività di spaccio tra i tunisini vicini ad Azouz Marzouk, che gravitavano nel comune di Merone, e gli albanesi di Ponte Lambro, entrambe le località in provincia di Como e poco distanti da Erba. Questa ipotesi presto fu scartata ma mai nessuno, fino ad oggi, aveva raccontato della rivalità dei tunisini con un altro gruppo che spacciava in quella zona, quello dei marocchini contro cui punta il dito il nuovo testimone Abdi Kais.

 

*

Qui a seguire l’intervista integrale:
Abdi Kais: Di un problema con alcuni marocchini che hanno accoltellato a me, al fratello di Azouz, Borhen il cugino, il fratello di Borhen che abita a Como…pensavo che i ragazzi quando sono stati accompagnati in caserma avevano già raccontato i problemi che c’erano per motivi di droga. Stavamo di rientro da una serata, ci siamo fermati a un chiosco che era di un ragazzo di Erba si chiama Nico, ci conosceva tutti quanti. Io e Borhen siamo rimasti in macchina e Mohammed era davanti e Il fratello di Azouz era sul lato passeggero. È sceso a prendere dei panini, alzo lo sguardo e vedo il ragazzo marocchino che lo tira, si capiva che c’era già un problema. Tempo di scendere e di arrivare da loro, mi arriva un pugno, gli rispondo e subito scendono gli altri e avevano anche dei coltelli. Quella sera mi hanno portato all’ospedale di Erba, ho fatto alcune medicazioni e poi ho dovuto scappare, perché avevo già un definitivo per l’espulsione. Nella stessa sera arrivano gli altri ragazzi che erano parenti sempre di Azouz e hanno rotto la macchina bucando con dei coltelli le quattro gomme della macchina una fiat punto verde quella è arrivato il carroattrezzi a portare perché le gomme erano bucate, il parabrezza gliel’ho rotto io con una bottiglia di birra per mettergli paura in modo che vanno via.
Iena: Ma dove sei stato accoltellato?
Abdi Kais: Accoltellato, dietro le costole, proprio sulla sinistra e una sotto la cintura, quella è la più profonda.
Iena: Ma questo accoltellamento perché c’è stato?
Abdi Kais: Voleva avere della cocaina a cui il fratello gli ha detto di no.
Iena: Ma la voleva per consumarla o la voleva indietro perché ve l’ha data da vendere e non l’avete venduta?
Abdi Kais: A dire il vero dovevano prendere un quantitativo a cui il fratello gli ha detto di no.
Iena: Loro la volevano acquistare per spacciare?
Abdi Kais: Ma sicuramente sì perché abitano dietro casa nostra e avevano qualche movimento e dopo quelle risse, noi avevamo in programma di gambizzarli proprio, soltanto che mi chiama questo ragazzo qui e mi dice guarda che i marocchini con cui vi siete litigati si trovano sotto casa e hanno dei bei coltelli. Io mi allarmo, prendo un coltello, c’era una mia ragazza, ho detto guarda non aprite la porta perché sono capaci anche di salire sopra. Sono sceso io e il marito di Marta con dei coltelli e sono scesi gli altri vicini a mettere fine.

A questo punto della conversazione l’inviato cerca di capire quanto fosse coinvolta nei loro traffici la casa di Raffaella e Azouz dove è avvenuta la strage, dove Abdi aveva la residenza e dove veniva nascosta e spacciata la droga.

Abdi Kais: C’era sempre cocaina soltanto perché del fumo si occupavano i cugini fino al 2004, dal 2005-2006 era soltanto cocaina…dico sempre che bisogna indagare, quei marocchini c’è capitato più volte che mancava della droga dai nascondigli che era quel bosco di fronte a Merone, perché ci pedinavano.
Iena: Rosa e Olindo, li hai mai incontrati?
Abdi Kais: Sì una volta la Rosa mi ha aperto la porta del cancello di fuori perché ho sbagliato citofono.
Iena: E ha aperto lei, e poi?
Abdi Kais: Ho sbagliato citofono, anziché cliccare sui Castagna ho cliccato su Bazzi per quello che la conoscevo.
Iena: E ci hai litigato, si è inca**ata Rosa? Ti ha detto qualche parolaccia?
Abdi Kais: No no assolutamente no…
Iena: Ma tu lo sapevi che litigavano Rosa con Raffaella e Azouz?
Abdi Kais: No, nel 2004-2005 no, finché ad Azouz quando era con me in cella, è arrivata una notifica che doveva presentarsi in tribunale, è arrivato l’appuntato che gli ha detto “Azouz hai una causa in tribunale, ti vuoi presentare?”. Mi ha detto che con le manette non si fa vedere dai vicini quindi c’è stata una proposta di dare una lezione a Olindo dopo che ha messo le mani addosso su Raffaella di rompergli la macchina. Questa proposta me l’ha fatta il fratello, poi ovviamente sono venuto a sapere che c’è stata questa lite nel quale interviene anche il padre di Raffaella, il signor Castagna, quindi ci siamo ritirati noi.
Iena: Questi cattivi rapporti tra le due famiglie secondo lui erano tali da poter degenerare in una tragedia?
Abdi Kais: No guarda ti dico anche per un’esperienza personale, litighi con un vicino ma non arrivi a fare una cosa simile dai, non è una cosa che la mente accetta che l’Olindo e la Rosa che per quella lite lì salgano e fanno una cosa simile e per di più c’hanno anche una causa qualche giorno dopo… poi la modalità, la velocità, il tutto… e quindi non avevano comportamenti da persone pazze… perché quello che ha fatto una cosa simile, non è una cosa normale. Sono 5 persone, non sono una o due. Guardando l’Olindo e guardando la Rosa, non è possibile. Guardando anche il corpo fisico, la corporatura di Raffaella che era abbastanza forte, non è facile buttare la Raffaella giù per terra.
Iena: Potrebbe essere possibile pensare a quei marocchini come responsabili della strage?
Abdi Kais: Quei marocchini erano aggressivi perché era il modo in cui hanno tirato fuori i coltelli, sono partiti e a dire il vero io non me lo immaginavo per di più sono anche un atleta quindi so difendermi.