PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (12ma puntata format Tv)

Leggo sulla stampa che secondo la rappresentante UIL scuola Tomasi, poiché “solo” il 37% dei bimbi aventi diritto hanno potuto usufruire della scuola dell’infanzia a giugno e luglio, questo si configurerebbe come uno “spreco” di risorse.

Quindi se ne deduce, che a quelle famiglie che avevano manifestato interesse per utilizzare il servizio andava risposto “arrangiatevi come fa la segretaria di UIL scuola”.

Leggere da parte di chi dovrebbe, prima di tutti gli altri, difendere il ruolo dei servizi e la centralità dei bambini, che la scelta coraggiosa di riaprire non è stata altro che “uno spreco di risorse” è davvero molto deludente (tenuto conto inoltre che, all’interno della capienza consentita dai protocolli adottati a giugno, vi sono state anche strutture che hanno visto liste d’attesa per la riammissione, senza contare che i motivi di non adesione non sono tutti da attribuire al timore del COVID o dei protocolli).

Innanzitutto i bambini avevano diritto a ritrovare la loro socialità e fortunatamente il 37% di loro (dato iniziale, ma non finale, che è superiore) ha potuto trovare una struttura e delle insegnanti che li hanno accolti. Chi conosce il settore sa che questi mesi di lockdown, per i bambini più che per tutti gli altri, sono stati particolarmente segnanti – come ad esempio rilevato da uno studio dell’eminente Gaslini di Genova – e che in alcune situazioni di difficoltà familiare poter dare a certi bambini la ‘luce’ rappresentata anche da poche ore presso l’asilo nido o la scuola dell’infanzia è già un motivo di peso per prevedere la possibilità di frequentare i servizi.

Seconda cosa, non tutte le famiglie possono “arrangiarsi” come la signora Tomasi, a cui ricordo comunque che l’esperienza personale non può essere il paradigma su cui basare una scelta collettiva se si vuole operare per il bene comune. Infatti, ci si aspetterebbe da parte di un sindacato, di non sottovalutare il tema del lavoro femminile (delle mamme che usufruiscono dei servizi, nonché del personale a tempo determinato coinvolto in questo “spreco di risorse”), considerati i dati allarmanti che quotidianamente si leggono sulla stampa sia locale che nazionale che riportano quanto la chiusura di scuole e centri estivi, abbia penalizzato le donne con figli anche con libera professione e che le diseguaglianze di genere si sono presentate ancora più pesanti.

Senza contare che la grande maggioranza delle donne ha dovuto sobbarcarsi carichi di lavoro extra, per gestire la casa e seguire i figli e molte, soprattutto quelle con retribuzioni più basse e impiegate in settori dove è necessaria la presenza fisica, senza il supporto dei servizi rischiano di dover decidere di non rientrare al lavoro, aggravando la già difficile situazione dei livelli occupazionali femminili italiani.

Tornando al 37%, voglio anche ricordare, ad esempio, che i nidi (serv. 0-3) accolgono abitualmente “solo” il 33% dei bambini, quindi secondo il parametro della UIL scuola, sono uno spreco e pertanto si dovrebbero chiudere per risparmiare…

Possono esservi state criticità puntuali che si sono manifestate in occasione della riapertura che, doverosamente, la componente sindacale deve rappresentare, coerentemente al proprio mandato, per contribuire a raggiungere la miglior situazione possibile in cui si declini la quotidianità dei bambini, delle loro famiglie, del personale insegnante e ausiliario, ma ritengo che sia oltremodo offensivo verso la categoria degli insegnanti delle scuole dell’infanzia sostenere che il servizio erogato per “solo” il 37% degli utenti sono “soldi sprecati” e che forse in certe situazioni le parole andrebbero misurate.

Quindi, nuovamente grazie alle mamme e ai papà che hanno avuto fiducia, alle insegnanti, alle educatrici, a cuochi e operatori d’appoggio, al personale delle diverse strutture di supporto per il loro impegno e la loro disponibilità ad essere a fianco dei bambini e delle loro famiglie, con un arrivederci a settembre per il nuovo anno.

 

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Vanessa Masè

Consigliere provinciale La Civica e mamma