PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (undicesima puntata format Tv)

Egregio Signor Walter Kaswalder Presidente del Consiglio Provinciale SEDE – Interrogazione a risposta scritta n. 1293 –

Con Decreto del Presidente della Giunta provinciale 22 settembre 1987, n. 11-51/Legisl pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regionale del 17 novembre 1987, n. 51, suppl. ord. n. 1) è stato emanato il Regolamento per l’esecuzione della legge provinciale 21 aprile 1987, n. 7 concernente “Disciplina delle linee funiviarie in servizio pubblico e delle piste da sci”;
all’’art. 26 “Servizi tecnici e di assistenza. Trasporto infortunati” del predetto decreto è previsto quanto segue:
1. Il titolare dell’autorizzazione all’esercizio della pista è tenuto ad assicurare il servizio di trasporto degli infortunati sulla stessa fino alla più vicina strada carrozzabile raggiungibile da autolettighe; deve essere predisposta e costantemente disponibile l’attrezzatura necessaria e sufficiente a tale scopo e l’organizzazione per effettuare il servizio nel modo migliore e più celere possibile.
2. Il servizio deve essere prestato da persone addestrate al trasporto degli infortunati e cessa con la consegna dell’infortunato al servizio sanitario o comunque su richiesta dell’infortunato stesso o dei suoi familiari.
3. Il titolare dell’autorizzazione può affidare o delegare a istituzioni o enti specializzati l’effettuazione del servizio di cui ai commi precedenti.
4. Il titolare dell’autorizzazione ha l’obbligo di comunicare stagionalmente alla struttura provinciale competente in materia di piste da sci un elenco degli incidenti accertati sulla pista, specificandone la data, l’ora, la localizzazione, nonché l’età ed il sesso degli infortunati
dalle elaborazioni del Servizio impianti a fune e piste da sci fornite all’interrogante nell’aprile 2019 (documento integrale in allegato) relativamente ai dati che i titolari di autorizzazione all’esercizio delle piste da sci della provincia devono comunicare alla competente struttura alla fine di ogni stagione invernale ai sensi della suddetta normativa risulta la seguente tabella di sintesi:

 

 

relativamente ai dati dell’inverno 2017/18 da fonti di stampa si apprendevano le seguenti tipologie di infortunio tra gli sciatori: il 25% degli infortuni riguardava l’articolazione del ginocchio; il 20% le spalle; il 15% gli arti inferiori, i piedi e la testa. Per quanto riguarda i codici di classificazione e il metodo di valutazione e selezione immediata usato per assegnare il grado di priorità per il trattamento (cosiddetto triage) si apprendeva come la maggior parte dei trattamenti fossero catalogati nel seguente modo: codice bianco 453 (7%), codice verde 4.623 (72%), codice giallo 1.300 (20%) e codice rosso 26 (4%) (Incidenti sugli sci, annata da record, in quattro mesi quasi 6.500 feriti. Cavalese in testa per ricoveri – Il Dolomiti, 25 aprile 2018);

come si apprende da altre fonti di stampa i dati rilevati sulle piste trentine sono analoghi a quelli altoatesini. Secondo le elaborazioni dell’Istituto provinciale di statistica di Bolzano (Astat) sui dati forniti da 53 su 112 gestori di piste in provincia di Bolzano nell’inverno 2017/18 sono state segnalate 8.783 persone coinvolte in incidenti, tra sciatori, snowboarder e sportivi impegnati in altre discipline invernali. La caduta accidentale senza il coinvolgimento di terzi è la causa di incidente più frequente e riguarda il 74,4% del totale, segue la collisione con altre persone (13%). Un terzo degli infortuni riguarda le ginocchia. Si apprende inoltre che le ore statisticamente più pericolose per incidenza di infortuni sciistici sono quelle pomeridiane. Tra le 13 e le 17 i casi registrati sono infatti la metà del totale (Incidenti sulle piste da sci Più insidiose quelle rosse – Alto Adige, 28 novembre 2018);

dal sistema di sorveglianza SIMON sugli incidenti sulle piste da sci che era stato messo a punto dall’Istituto Superiore di Sanità tra il 2004 e il 2005 si apprendeva, fra gli altri dati, che nel 32,6% dei casi l’intervento di soccorso sulle piste era effettuato in seguito a distorsioni (il 94% delle quali a carico degli arti inferiori). Seguivano poi le contusioni (26%), le fratture (14%), le ferite (9%) e le lussazioni (8%) (Sistema di sorveglianza SIMON – Istituto superiore di sanità, Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria – Reparto ambiente e traumi);

le conclusioni del medesimo studio furono le seguenti: “Il tipo di incidenti e le lesioni osservate mettono in luce l’importanza di un’adeguata preparazione fisica nell’affrontare una giornata sugli sci. Lo sci è uno sport estremamente piacevole, che si svolge in ambienti altamente suggestivi, ma non deve essere preso alla leggera. Gli sforzi ai quali sottoponiamo il fisico, uniti a condizioni atmosferiche che l’alta montagna può rendere disagevoli, richiedono oltre che un grande senso di responsabilità anche un profondo rispetto per il proprio organismo. Ignorare i segnali che questo invia (stanchezza, dolori muscolari, sensazione di freddo, fame, ecc…) espone a rischi inutili, spesso evitabili con una sosta o con, un’adeguata protezione. Al di là di quanto possa suggerire il buon senso, infatti, ci sono ampie evidenze scientifiche che dimostrano come il casco sia un mezzo di prevenzione molto efficace nel ridurre il rischio di trauma cranico. La recente disposizione che obbliga all’uso del casco chi ha meno di 14 anni, se applicata pienamente, potrà contribuire a ridurre un fenomeno che, è bene sottolineare, non è circoscritto ai soli bambini. Pur nel pieno rispetto delle abitudini personali, sarebbe, quindi, buona prassi che il casco fosse utilizzato da tutti gli sciatori” (Fonte: Epicentro – Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica di Marco Giustini, Alessio Pitidis, Gianni Fondi);

dai dati sopra esposti è evidente come i costi sanitari e sociali della pratica dello sci e dello snowboard rappresentino un elemento che nel contesto trentino assume una dimensione particolarmente significativa in termini di feriti che si registrano a seguito degli incidenti che avvengono sulle piste da sci ma, talvolta, anche in termini di vite umane;

i dati e le relative elaborazioni sugli incidenti sulle piste da sci non paiono essere particolarmente coordinati fra di loro. Ad esempio, sono reperibili sul web elaborazioni statistiche che individuano la frequenza di incidenti nei diversi giorni della settimana, la frequenze dei feriti per fasce d’età, le fasce orarie degli incidenti, la tipologia di piste, le caratteristiche fisiche e il sesso delle persone ferite, i mesi della stagione invernale, etc. ma queste non sono uniformi nelle dimensioni locali e nazionale e non vengono effettuate con continuità nel corso degli anni. Non sono inoltre facilmente reperibili le frequenze e le tendenze relative alla correlazione degli incidenti con le misure di protezione passive (caschetti, ripari, reti, etc.), l’organizzazione dei soccorsi e delle cure mediche, le misure di informazione e di segnalazione dei pericoli, etc.;

infine, non sono reperibili informazioni relative al costo sanitario (es. personale di soccorso impiegato sulle piste, nell’elisoccorso, nel servizio di ambulanza, nei pronti soccorsi e nei centri ortopedici) e al costo sociale (danno biologico per i traumi subiti, costo medio di un ferito, costi generali medi per incidente, costo sociale medio per incidente mortale e grave, costo totale dell’incidentalità, etc.) determinati dagli incidenti sulle piste da sci. Se infatti le informazioni e i dati attinenti al valore economico lordo del turismo invernale sono cospicue e vengono prodotte con regolarità (presenze nelle strutture ricettive, impatto sul PIL dell’indotto, forza lavoro impiegata nel settore dell’ospitalità, etc.), le cifre relative ai costi sanitari e sociali sono piuttosto scarse, nonostante il fatto che, in Trentino, i procedimenti per lesioni su piste da sci rappresentino, in termini di frequenza numerica, la seconda tipologia di reato dopo i furti in abitazione (nel 2018: 1.216 furti in abitazione; 400 procedimenti per lesioni su piste da sci; 55 lesioni dolose contro una donna; 38 peculato; etc);

tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

quale sia il contenuto delle elaborazioni del Servizio impianti a fune e piste da sci relativamente ai dati che i titolari di autorizzazione all’esercizio delle piste da sci della provincia hanno comunicato alla competente struttura per la stagione invernale 2019/20 ai sensi del Regolamento per l’esecuzione della legge provinciale 21 aprile 1987, n. 7 citato nelle premesse;

se siano mai stati prodotti studi e/o analisi, anche in forma congiunta tra Servizio impianti a fune e piste da sci, ISPAT, APSS e ISS, al fine di valutare il costo economico-sanitario e i costi sociali dell’incidentalità sulle piste localizzate nella provincia autonoma di Trento ed eventualmente quale sia stato l’esito;

se abbia considerato o intenda considerare la produzione in via sistematica di elaborazioni statistiche tramite ISPAT sulle cause e sulle tipologie di infortunio negli sport invernali, con il dettaglio dei costi sanitari e dei costi sociali determinati dagli incidenti sulle piste da sci, snowboard e/o slittino, anche al fine di valutare misure di prevenzione per ridurre i tassi di incidentalità e misure di ripartizione dei costi sanitari basate sul principio di responsabilità;

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

 

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Cons. prov. Alex Marini