Marco AndreattA * Otto anni al MUSE: « L’indotto, culturale ed economico è enorme, moltissimi trentini lo considerano un luogo simbolo da frequentare e supportare »

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Nei giorni scorsi si è concluso il mio incarico come Presidente del MUSE, museo di scienze di Trento, iniziato quasi otto anni fa per nomina della giunta provinciale presieduta da Dellai e poi riconfermato dalla giunta Rossi. Nel ringraziare i tanti con cui ho dialogato e collaborato, a cominciare dall’attivissimo direttore, lo straordinario staff museale, i numerosi volontari e i colleghi del CdA, vorrei proporre qualche riflessione. Molti erano i progetti da realizzare, e tanti anche gli interrogativi sul tavolo, all’inizio di questa splendida e fattiva esperienza, nell’autunno del 2011, un anno e mezzo all’apertura. Nell’immediato si doveva procedere ad arredare l’edificio che lo studio Renzo Piano ci avrebbe consegnato l’estate successiva. L’architetto offre il suo aiuto anche per allestire gli interni, cosa che non aveva mai fatto in precedenza per altri musei. I bellissimi exhibit museali, uno dei motivi del futuro successo, vengono quindi realizzati in collaborazione tra scienziati e architetti. A riguardo voglio ricordare un episodio: sono a Berkeley, per un convegno di geometria, il mio campo di ricerca, ed ho l’occasione di vedere in un museo una bellissima sfera, realizzata dalla agenzia per l’ambiente americana NOAA, sulla quale vengono proiettati in tempo reale dati sulla situazione del pianeta (Science on a Sphere, SOS). Al ritorno la propongo subito al direttore e al suo staff, ma incontriamo l’opposizione degli architetti: poiché la struttura architettonica è lineare, dicono, ogni forma sferica stonerebbe con lo stile dato al MUSE. La diatriba si conclude a favore del valore scientifico-divulgativo dell’exhibit SOS, e con l’aggiunta di un po’ di argomentazioni geometriche viene installata al secondo piano, proprio nel baricentro del MUSE; oggi è uno dei più apprezzati simboli della narrazione scientifica del MUSE sulla sostenibilità ambientale.

Un museo innovativo come quello che si stava costruendo, dedicato alla divulgazione di temi scientifici cruciali e difficili, aveva bisogno di una buona presentazione; si intuiva che il successo sarebbe nato solo con un effettivo coinvolgimento dei cittadini di Trento e più in generale della comunità nazionale. Assieme al direttore, nell’anno precedente all’inaugurazione del 2013 mettiamo in atto una serie di iniziative: focus group, organizzati nel progetto denominato “Secondo Me”, dibattiti con svariate categorie, incontri con aziende, associazioni e enti di ricerca. Una prassi che prosegue tutt’oggi e che fa del MUSE un progetto vissuto e condiviso dalla comunità. Come scienziato è stato per me naturale cercare di creare rapporti e scambi culturali tra il museo e vari enti di ricerca; in particolare con università e fondazioni di ricerca. La peculiarità e la potenzialità scientifica del MUSE è stata colta da numerosi intellettuali e comunicatori scientifici, nazionali ed europei: tra i visitatori che ho accompagnato e che hanno mostrato vivo apprezzamento, mi piace ricordare il biologo-divulgatore Richard Dawkins, la direttrice del CERN Fabiola Gianotti,  l’alpinista Reinhold Messner, un po’ infastidito, forse geloso, dall’enorme numero di visitatori di quel giorno,  l’economista-politico Romano Prodi, quest’ultimo affascinato dalla SOS che, mi fa notare, induce anche a parecchie osservazioni economico-politiche. Ho ricevuto osservazioni, suggerimenti (e complimenti) da colleghi di tutto il mondo; a riguardo mi piace ricordare di quando a Seoul, dove mi trovavo come organizzatore di un convegno congiunto italo-coreano in geometria, un collega mi ha mostrato una rivista coreana con un servizio di quattro pagine sul MUSE. Alcuni mesi più tardi, invitato ad un incontro con gli addetti culturali delle ambasciate italiane, e con i ministri Gentiloni e Franceschini, capisco che le ambasciate intendono presentare il MUSE come una delle grandi opere culturali moderne italiane, un esempio di eccellenza Made in Italy.

Dalla notte della sua apertura, il MUSE colleziona un enorme numero di visitatori (tre milioni in meno di sei anni) e acquista la fama di uno dei più prestigiosi musei d’Europa, traguardo né scontato né ovvio per un museo scientifico italiano, locato in un piccolo territorio periferico. Parte di questo successo si basa sulle riuscitissime mostre temporanee, ad esempio quella sulle “Estinzioni” e quella in atto sul “Genoma”. Sono particolarmente orgoglioso di alcune mostre più vicine alla mia ricerca matematica che ho contribuito ad allestire: la mostra “MadeinMath, la matematica del mondo” e la più recente mostra su “Archimede”. Grazie a queste due mostre, siamo riusciti a parlare dei recenti progressi della matematica, del suo essere sempre più pervasiva e fondamentale in ogni campo del pensiero umano.  Ed ancora la fortunata mostra di fisica dal titolo “Oltre il Limite”: in essa si parlava anche di onde gravitazionali, un’interpretazione matematica sulla natura dell’universo di Einstein. I visitatori della mostra non si sono trovati impreparati qualche mese dopo quando un team di ricercatori ha dimostrato sperimentalmente l’esistenza di queste onde.

Il MUSE ha cambiato molte cose a Trento, è diventato un luogo centrale per il dibattito culturale, ma anche una porta di ingresso, dove transitano migliaia di visitatori che qui cominciano a gustare il bello della città e del territorio. L’indotto, culturale ed economico, è enorme e moltissimi trentini lo considerano un luogo simbolo, da frequentare e supportare. Ciò nonostante, mi capita ancora di incontrare quel tipo di trentino che con stolta saggezza sentenzia “el masa bel nol va ben”; in questi casi provo con forza a spiegare che anche a Trento si può, e dunque si deve, eccellere.

Vorrei infine osservare che l’importanza dell’azione del MUSE all’interno del dibattito culturale, economico e politico mondiale si coglie leggendo l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile. Un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU che ingloba 17 Obiettivi. Tra questi troviamo la “lotta contro il cambiamento climatico”, “vita sott’acqua e sulla terra”, “città e comunità sostenibili”, “energia pulita e accessibile”, “ridurre le disuguaglianze”, “istruzione di qualità”, “partnership per gli obiettivi”, … . I Paesi si sono impegnati a raggiungere gli obiettivi, in particolare 169 traguardi espliciti, entro il 2030, ben consapevoli che se questo non avverrà, l’esistenza della nostra specie sarà in forse, i nostri figli e nipoti avranno una vita più difficile e complicata. Compito primario del MUSE è quello di spiegare questi obbiettivi attraverso l’analisi scientifica; presentare le strategie elaborate da scienziati di tutto il mondo per raggiungerli; stimolare un dibattito politico sulle scelte che la società deve affrontare. Un compito condotto con metodo scientifico, con consapevolezza civile e motivazione politica. Come presidente ho cercato di far lavorare il MUSE in autonomia di pensiero, con rispetto del metodo scientifico, all’interno della comunità di ricerca internazionale che di questi temi si occupa. Da scienziato e cittadino continuerò a supportare il MUSE, a spiegarne e difenderne gli obiettivi e le strategie, volti appunto a realizzare uno sviluppo sostenibile della nostra società.

 

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Marco Andreatta, professore di geometria, UNITN