PROVINCIA DI TRENTO

Giornata dell'Autonomia 2019 - video integrale tv -

Risposta intervento Giorgio Tonini (l’Adige 11-05-2019). La firma di Tonini all’intervento “Gli effetti occulti del patto SVP-FI” francamente non me l’aspettavo. Avevo la speranza che, almeno alcuni esponenti politici della scena trentina, prendessero la politica per ciò che dovrebbe sempre essere: confronto di visioni e di idee. E non mero calcolo elettorale fine a se stesso.

Purtroppo Tonini, con il suo intervento, ha sposato questa seconda linea abbassandosi al livello della politica contro qualcuno, anziché della più corretta politica a favore di un’idea. E si potrebbe vedere in questa uscita, una reazione alla mancata riedizione del collegamento tecnico PD-SVP che aveva caratterizzato le scorse tornate europee.

Sia chiaro, la sua è una posizione assolutamente legittima, ma nel caso specifico sarebbe stato meglio ragionare bene prima di esprimersi in tal senso e vorrei spiegare brevemente il perché.

È più che comprensibile che Giorgio Tonini cerchi di aiutare il suo partito in vista delle imminenti elezioni europee, ma sarebbe auspicabile che la competizione elettorale avvenisse sui contenuti e non “giocando” a fare previsioni su chi prenderà quanti voti.

Nel suo editoriale l’ex senatore dichiara che un voto per Herbert Dorfmann equivarrebbe a un voto per Forza Italia, presentando il funzionamento della legge elettorale per le europee in maniera del tutto congeniale alla sua “narrativa”: Tonini dice che “50.000 sono le preferenze di cui ha bisogno Dorfmann per tornare al parlamento europeo. Né una di meno, né una di più… ogni preferenza in più a Dorfmann non servirà ad eleggere Dorfmann, ma ad aumentare la cifra elettorale del gruppo e quindi a dare eletti a Forza Italia”.

Non è così, le cose sono molto più complesse. Come anche Tonini sa bene, per entrare in Parlamento europeo una lista deve ottenere almeno il 4 per cento dei voti validi. Esiste un’eccezione, che consente alle liste delle minoranze linguistiche di collegarsi a una lista presente sul piano nazionale: in quel caso il candidato della minoranza linguistica entra in Parlamento se ottiene più di 50.000 preferenze e se la lista a cui è collegato ottiene almeno il 4 per cento su base nazionale.

Questo è il motivo per cui è stato fatto un collegamento tecnico con Forza Italia e Udc: per permettere all’Svp e ai partiti che la sostengono, tra cui Patt e Pt, di avere un rappresentante in Parlamento europeo. Va ricordato che, senza questo collegamento tecnico, per il Trentino sarebbe molto difficile avere un suo rappresentante in Parlamento, dato che la struttura della circoscrizione Nord-Est in cui è inserito, che comprende Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, tende a premiare i candidati delle altre regioni, più popolose.

La circoscrizione è il nodo della questione: per essere eletto a Dorfmann non basta prendere 50.000 preferenze – soglia comunque non scontata, checché ne dica il consigliere Tonini – ma, soprattutto, deve riuscire, con il sostegno anche di Forza Italia e dell’Udc, a ottenere abbastanza voti all’interno della circoscrizione, ovvero circa 400.000 voti.

Questi 400.000 voti non sono mai stati un problema nelle elezioni passate. Se il collegamento fosse stato fatto con il Pd o con la Lega non ci sarebbe stato alcun problema a raggiungerle neanche stavolta. Invece, con la coalizione attuale, non sarà scontato arrivare a 400.000 voti nella circoscrizione.

E se non si supererà quella soglia, Herbert Dorfmann non sarà eletto. Purtroppo, caro consigliere Tonini, non è vero che “la rielezione di Dorfmann è uno dei risultati più certi delle prossime elezioni europee”!

E se nelle elezioni passate il risultato è stato raggiunto anche grazie ai preziosi voti degli elettori del Trentino, oggi più che mai c’è di nuovo bisogno del sostegno dei trentini. Sostegno che, come è successo nelle due scorse legislature, Dorfmann saprà mettere a frutto con il suo impegno e la sua attenzione anche nei confronti della nostra terra.

Perché questo è il dato politico importante, al di là dei tecnicismi della legge elettorale: mai come ora abbiamo bisogno di un rappresentante che possa continuare a battersi affinché la nostra sia una Regione forte in un’Europa forte. E Dorfmann corrisponde a questo identikit perché è l’espressione più genuina delle nostre autonomie: slegato dai poli nazionali, ma parte della grande famiglia del Partito Popolare Europeo, all’interno del quale è riuscito a farsi stimare per le sue capacità di costruire ponti anche con altri gruppi nazionali. La sua visione di Europa, poi, è molto chiara e si esplicita attraverso il lavoro svolto e i risultati conseguiti in questi anni.

E se ciò non bastasse, va ricordato a Giorgio Tonini che in seconda posizione, nella lista della SVP, troviamo una candidata trentina doc: la giovanissima Claudia Segnana che, pur non essendo un nome noto della politica trentina, l’abbiamo voluta inserire in lista perché con la sua forza e il suo entusiasmo ci fa capire come questa Europa sia già considerata una patria, un elemento identitario e di appartenenza importantissimo per i più giovani. Se, come dice Tonini, Dorfmann ha già abbastanza voti, diamo la preferenza a Claudia Segnana, ma facciamo sentire quale è la nostra idea di Europa e di Autonomia. Perché noi autonomisti del PATT e della SVP è con questo stile che vogliamo fare politica: impegnandoci per l’ideale in cui crediamo, senza bisogno di trovare (o costruire) un nemico, anche dove non c’è, per tentare di raccogliere voti.

L’Europa è al bivio, c’è il rischio che il processo di integrazione prenda la direzione sbagliata. Consigliere Tonini, ridurre la competizione elettorale a una scommessa sui numeri che otterrà l’avversario, è svilire l’importanza, fondamentale, del voto imminente per il futuro del nostro continente. Parliamo di contenuti, confrontiamoci sulla nostra visione per l’Europa! Solo così riusciremo a far comprenderne alla gente l’importanza di un’Europa forte e a sconfiggere i nazionalisti.

 

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Simone Marchiori
Segretario politico PATT