PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (13ma puntata format Tv)

I capigruppo di Maggioranza rifiutano con decisione l’etichetta affibbiata loro dal cons. Zeni di “soldatini che alzano la mano a comando”, e ritengono che in questa circostanza l’atto istituzionalmente molto grave, che delegittima l’Aula, sia piuttosto l’abbandono dei lavori da parte dei consiglieri di opposizione. Infatti, a valle di un dialogo costruttivo del Presidente della Giunta con tutte le forze di minoranza, sia singolarmente che cumulativamente, l’estemporaneità dell’esplosione del caso sui 217 milioni deve far riflettere. Ripercorriamo gli accadimenti degli ultimi giorni, dando rilevanza sia al tema tecnico che politico, che in questo caso viaggiano paralleli.

 

 

Nel testo depositato dell’assestamento, le entrate (in termini di competenza) per il 2020 erano 135 milioni. Alla vigilia della discussione in Aula è stato siglato l’accordo in Conferenza Stato – Regioni, che attribuiva alla Provincia autonoma di Trento ulteriori 217 milioni rispetto ai 136 già concessi. Ma, a differenza di questi ultimi per cui esisteva già una copertura finanziaria da parte dello Stato, i 217 ad oggi non trovano copertura sul bilancio nazionale: il Governo infatti si è impegnato ad autorizzarli “con il primo provvedimento legislativo utile”. Conseguentemente, ad oggi tali risorse non sono utilizzabili dalla Provincia autonoma di Trento. Da ciò pertanto la decisione, che ha uno storico alle spalle che per ampiezza era solo di poco inferiore, ai tempi di Dellai, di iscrivere tali risorse in entrata, accantonandole in uscita su un fondo indisponibile fino a quando lo Stato non provvederà a darvi copertura.

Bolzano, parimenti, ha compiuto la medesima operazione collocando le risorse di propria spettanza (circa 300 milioni di euro) su uno specifico fondo di riserva, ma essendo il suo avanzo di 500 milioni – a fronte del nostro di 200, a qualcuno può far comodo confondere i 300 milioni che arrivano da Roma con quelli dell’avanzo, senza, una volta di più!, accennare alle cause storiche che determinano differenze così importanti tra il bilancio della Provincia autonoma di Bolzano e quella della Provincia autonoma di Trento, e di sicuro non ascrivibili alla attuale maggioranza che eredità un gap storico.

Questo per quanto concerne il versante tecnico, veniamo ora a quello politico.
Come ricordato, la pubblicità del subemendamento risale a lunedì 27, e dei 217 milioni più volte si è parlato, anche da parte del presidente Fugatti, durante la discussione generale, mentre già il 25 aveva dichiarato alla stampa che sarebbero stati inseriti in un fondo. Il tema però non è stato minimamente sfiorato durante le due giornate di successive trattative che il presidente ha avuto con i gruppi di opposizione: tra le varie questioni poste – legittimamente – sul banco, questa non è stata accennata da alcun rappresentante della minoranza, fino a venerdì mattina. A quel punto, quei 217 milioni che fino al giorno prima il consigliere Rossi riteneva fosse opportuno si valutasse come spendere perché non vi fosse “l’assalto alla diligenza” come dichiarato in una intervista ad un quotidiano, sono diventati un casus belli. O piuttosto, una utile via verso destinazioni altre rispetto al dovere dell’Aula. Rendiamo però giustizia in questa circostanza alla onestà intellettuale del consigliere Ghezzi, che ha rammentato quanto a Rossi piaccia ascoltare se stesso e non gli altri, visto che dei 217 milioni il presidente aveva dato conto, peraltro impegnandosi a relazionare alla competente commissione consiliare, una volta che effettivamente tali risorse saranno nelle nostre disponibilità.

Riteniano pertanto doveroso rispedire al mittente sia le etichette, che la narrazione di questo episodio.