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LEGAMBIENTE, LIPU, PAN EPPAA, WWF, ENPA, LAC, LAV – TRENTO * ESERCIZIO CACCIA 2020/2021: « IL TESTO DELLE NOSTRE PROPOSTE E LE CORRELATE MOTIVAZIONI »

Proposta prescrizioni tecniche per l’esercizio della caccia 2020/2021 e correlativa relazione.. A far data dal 20 febbraio 2019 il Comitato Faunistico Provinciale, organo tecnico/deliberativo di gestione dell’attività venatoria, è stato soppresso con provvedimento amministrativo provinciale. In sua vece, è stato istituito il Tavolo faunistico, organismo esclusivamente consultivo, diversamente dal pregresso organo dotato di capacità deliberativa. Le storiche associazioni, che dal 1994 al 2019 ne avevano fatto parte (Legambiente, Lipu, Pan – EPPAA, Wwf) hanno ritenuto inutile ed improduttivo partecipare al cosiddetto tavolo ed assieme ad ENPA, Lac e Lav hanno ritenuto di dar vita al comitato di cui in rubrica al fine di sottoporre al loro vaglio critico la gestione dell’esercizio della caccia vista sotto molteplici aspetti: normativi, gestionali, sociali, etici, etc.

Ripetutamente, il Comitato, proporrà all’attenzione di chicchessia le proprie valutazioni, indicazioni e critiche.
Affrontiamo quale prima tematica quella che riguarda il contenuto dell’annuale provvedimento di approvazione delle “Prescrizioni tecniche per l’esercizio dellacaccia in Provincia di Trento”, auspicando che anche le nostre richieste ed argomentazioni possano trovare attenzione e condivisione.

 

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L’orario di caccia: ne proponiamo il contenimento, tenuto conto delle problematiche condizioni di visibilità (caccia esercitata agli ungulati un’ora prima dell’alba ed un’ora dopo il tramonto), e del conseguente indice di pericolosità della caccia che ignora le condizioni d’incolumità di chiunque abbia a frequentare boschi e montagne durante il periodo di apertura dell’attività venatoria.

Un dato. Nella stagione venatoria 2019/2020 e precisamente dall’1/9/2019 al 31/01/2020 le vittime della caccia sono state 95; 27 morti e 68 feriti.
Giornate di caccia: tenuto conto che l’habitat naturale è fruibile da chiunque, appare ragionevole riservare al popolo venatorio 3 esclusive giornate per praticare la loro attività. Oltretutto le giornate fisse hanno il pregio di: sottoporre a minor stress la fauna in genere, lasciando alla stessa la possibilità di dedicarsi alla riproduzione ed all’allevamento della prole ed agevolare l’attività di vigilanza concentrando detta attività su soli 3 giorni settimanali e non su 5 come avviene ora.
Denuncia di uscita: E’ annualmente voluta e sollecitata da ISPRA nelle proprie raccomandazioni. Consente a chi pratica la vigilanza venatoria di conoscere quante persone e dove si stanno dedicando a detta attività e di razionalizzare il controllo. In caso d’incidente si riesce a restringere il novero dei soggetti potenzialmente responsabili.

Esercizio venatorio: E’ proposta finalizzata alla tutela dell’incolumità di chiunque utilizzi strade e careggiate per le più disparate ragioni.
Caccia nei parchi naturali: E’ abnorme, inaccettabile ed incomprensibile che nonostante il divieto di portata penale (art. 30, comma 1, lett. d), della L. 157/92), in Provincia di Trento si continui impunemente a cacciare all’interno dei due parchi naturali provinciali.

Altri divieti: Cacciare durante il periodo riproduttivo, oltre ad ostacolare il successo dello stesso, è privo valore etico. Cacciare, senza conoscere l’entità della specie destinataria di prelievo, è irresponsabile. Cacciare femmine di ungulati ed i loro piccoli mostra la totale assenza di un barlume di necessaria sensibilità. L’utilizzo di richiami vivi per l’attività venatoria ha mostrato l’esistenza di inimmaginabili traffici delittuosi che interessano, in particolare l’Italia, ed i Paesi dell’Est. Ma, soprattutto, si continua ad ignorare le inaccettabili condizioni di maltrattamento, sofferenze ed uccisioni, che riguardano le specie prelevati dai nidi e di poi, condannate a vita, a vivere al buio, in gabbiette tanto anguste da limitare la libertà di movimento. L’esperto accompagnatore nell’esercizio della sua funzione selettiva, non deve essere posto in situazioni tali che favoriscono la sua distrazione.

In attesa che la Comunità Europea assuma una direttiva al riguardo si faccia quanto meno applicazione del decreto ministeriale 184/2007.
Il divieto di caccia al camoscio durante il mese di agosto si giustifica appieno per la massiccia frequentazione delle nostre montagne sia da parte di turisti che di residenti nel periodo di godimento delle ferie.

Si propone il divieto di cacciare la volpe, sia perché nei confronti di questo canide sopravvive una datata ed ingiustificata opinione di nocività, sia perché apprezzabile ricerca del Muse sullo “Spettro alimentare della volpe in Trentino mediante l’analisi dei contenuti gastrici” (235 stomaci esaminati) ha dimostrato che tra i resti rinvenuti non vi erano specie di interesse venatorio.

 

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Disposizioni varie

La necessità degli animali selvatici di potersi avvalere di corridoi faunistici è condivisa da operatori venatori e da studiosi di biologia e di gestione della fauna.
Il piano faunistico provinciale dedica a chiudende, recinzioni e simili un ampio capitolo a pag. 112. Tuttavia, gli interessi, non sempre giustificabili dei frutticoltori, costituiscono una barriera difficilmente superabile.

Rileviamo una tangibile carenza di tipo normativo ed amministrativo con riguardo alla tutela della salute pubblica per il consumo della selvaggina.
Quanto alla durata dei periodi di caccia condividiamo, in generale, quanto suggerito annualmente da ISRA ai fini della formazione dei calendari venatori. Nello specifico, tenuto conto della situazione faunistica provinciale, proponiamo un reticolo temporale adeguato al principio fondamentale di tutela della fauna.
L’assegnazione dei capi contingentati è effettuata tenendo conto degli esiti dei censimenti. Post quantificazione del prelievo per singola riserva, appare ragionevole operare detrazioni in diminuzione di tutti i capi trovati morti nel corso della stagione venatoria.

Il carniere giornaliero individuale, così come determinato con la delibera n° 392/2003, è pacificamente eccessivo ed oltretutto risalente ad una situazione faunistica di 17 anni fa, sicuramente mutata nel tempo. Un esempio su tutti. Consentire un prelievo giornaliero individuale di 3 volpi per cacciatore, significa, ove attuato, portare all’estinzione la specie.

In tutta la L.P. 24/91 il termine “selezione” è utilizzato in soli due passaggi. Riteniamo non solo opportuno ma anche necessario che detta modalità di prelievo trovi una sua compiuta definizione, quantomeno amministrativa, specificando finalità, modalità, criteri applicativi, ragioni scientifiche, in maniera chiara ed esaustiva.

L’eccessivo manto nevoso non solo preclude l’accesso alle scarse risorse trofiche di periodo, ma impedisce alla fauna di potersi muovere sul territorio alla loro ricerca. In casi di eccessive precipitazioni nevose appare ragionevole la sospensione dell’attività venatoria.

Il prelievo incolpevole di un numero di capi superiore a quelli assegnati deve gravare sull’intera riserva di caccia, con successiva minor assegnazione, al fine di responsabilizzare il complessivo comportamento di tutti gli aventi diritto.

La tutela dell’incolumità di tutti, cacciatori e non, dovrebbe essere un obiettivo di civiltà sociale. La proposta di adottare un giubbotto uguale per tutti i cacciatori favorirebbe la loro percezione visiva sul territorio di caccia, a vantaggio loro e di qualsiasi altro cittadino che frequenta la riserva di caccia per le più disparate motivazioni.

Tenuto conto della significativa diminuzione della consistenza delle seguenti specie: Allodola, Moretta, Moriglione, Tordo sassello, Pernice bianca, Coturnice, si appalesa ragionevole la sospensione dell’attività venatoria al fine di un auspicato consolidamento delle rispettive popolazioni. La caccia alla tortora selvatica dovrebbe essere sospesa in quanto facilmente confondibile con la tortora dal collare.

Anche, e non solo, per ragioni d’informazione a chi frequenta un certo territorio alpino, sarebbe apprezzabile che ogni riserva delimiti, tramite idonea tabellazione, i luoghi in cui l’esercizio venatorio è precluso.

 

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– Per Legambiente: Fernando Boso

– Per Lipu: Sergio Merz

– Per Pan- E.p.p.a.a.: Adriano Pellegrini

Per WWF: Osvaldo Negra

Per Enpa: Ivana Sandri

Per Lac: Caterina Rosa Marino

Per Lav: Simone Stefani

 

 

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