PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (13ma puntata format Tv)

Le analisi condotte sul DNA prelevato sugli indumenti delle due persone coinvolte in uno scontro con un orso, avvenuto il 22 giugno scorso sul monte Peller in provincia di Trento, hanno evidenziato che l’orso in questione dovrebbe essere JJ4, un’anziana femmina di quasi quindici anni, figlia di Jurka, l’orsa catturata dalla Provincia di Trento perché definita problematica e trasferita in un santuario in Germania nel 2006.

JJ4 non ha mai dato alcun problema, fin da cucciola veniva definita “molto più schiva della madre” dalla Provincia di Trento. Il sito grandi carnivori della provincia di Trento informa che nella zona dello scontro con JJ4, sono stati segnalati almeno quattro avvistamenti di orse con cuccioli, si rende quindi ancora più necessaria un’indagine accurata prima di trarre conclusioni affrettate, perché JJ4 potrebbe essere accompagnata dai suoi cuccioli e quindi lo scontro potrebbe essere conseguenza di questa sua condizione.

“Il Presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti deponga subito i fucili, non accetteremo l’uccisione di un’altra orsa, ancor di più senza che siano state accertate le cause che hanno determinato lo scontro con le persone – dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV dell’Area Animali Selvatici – ricordiamo a Fugatti che dopo la nostra denuncia, il suo predecessore Ugo Rossi a settembre andrà sotto processo per l’uccisione di KJ2”.

La decisione del Presidente Fugatti appare ancora più irragionevole se confrontata con quanto accaduto lo stesso 22 giugno nel parco dello Yellowstone, dove una donna si è scontrata con un grizzly (orso ben più imponente di quelli trentini). Ebbene l’amministrazione del parco dopo avere accertato che si trattava di una femmina con cuccioli, ha reputato che il comportamento dell’orso fosse del tutto normale, decidendo così di non intervenire se non vietando l’accesso agli escursionisti in quella zona.

“La gestione della convivenza con gli orsi deve basarsi su solide informazioni – conclude Vitturi – il ricorso alle armi dimostra la totale incapacità di favorire la convivenza, impegno primario di ogni amministrazione”.

 

 

 

Foto: archivio Pat