I ministri di Dio, che sono in diretto contatto con i fedeli, hanno la stessa apertura sui gay che ha manifestato il Santo Padre? (ndr, Papa Francesco ha dichiarato in un documentario a lui dedicato: “Gli omosessuali hanno diritto di essere in una famiglia”. “Non vanno discriminati, devono essere rispettati, devono essere accompagnati” – e ancora – “Se una persona è gay che cerca il Signore, chi sono io per giudicarla?”).

Questa la domanda su cui si interroga Alessandro di Sarno nel servizio in onda stasera, giovedì 29 ottobre, in prima serata su Italia1 a “Le Iene”. L’inviato ha fatto credere di essersi unito civilmente con un uomo ed è andato in diverse parrocchie, non per chiedere ai parroci l’unione matrimoniale, poiché sa bene che questo sacramento non è ancora riconosciuto dalla Chiesa, ma per chiedere ad alcuni preti, semplicemente, di benedire il loro amore.

Su una decina di preti incontrati, solo due sembrano essere disposti ad offrire loro una benedizione.

Al primo, un sacerdote molto giovane, l’inviato chiede se condividerà l’apertura del Santo Padre.
Iena: “Noi siamo gay, e volevamo sapere se voi fate delle benedizioni speciali, in chiesa, per noi”.
Prete 1: “Questa cosa la nostra Diocesi non l’ha ancora fissata. Abbiate pazienza, non è una cosa immediata, vi dico subito che non è una cosa così semplice, la benedizione non si nega a nessuno, ci mancherebbe.”
Iena: “Ci potrebbe dare una benedizione a tutti e due così che siamo gay, sposati?”
Prete 1: “Uh mamma mia! Aspetti un attimo, calma!”
Iena: “Avrà sentito cos’ha detto il Papa?”
Prete 1: “Il Papa ha detto una cosa che i giornalisti hanno montato in modo un po’ artificioso, diciamo”.
Iena: “E perché non ci può benedire, mi scusi?”
Prete1: “Fate una preghiera in chiesa, questa cosa la potete fare benissimo”.

La stessa richiesta è per un prete più anziano.
Prete 2: “Devo andare all’ufficio sacramenti perché non mi è mai capitato di benedire una coppia come voi, devo guardare proprio sul libro se c’è un rito”.
Iena: “Non c’è proprio secondo lei un rito…è semplicemente una benedizione”.
Prete 2: “Per voi no, devo proprio chiedere in ufficio”.
Iena: “Per i gay non c’è proprio? Abbiamo sentito cos’ha detto il Santo Padre…”
Prete 2: “Un conto è averlo detto, un altro è vedere poi cosa tirano fuori i documenti”.
Iena: “Ci sono dei moduli da riempire all’ufficio sacramenti?”
Prete 2: “Non lo so, devo chiedere all’ufficio”.

Un terzo prete interpellato, sulla sessantina, sembra essere molto categorico sulla questione.
Prete 3: “Non si benedice un’unione così, no. Il Papa ha detto un’altra cosa: è giusto che lo Stato, ma non solo quello, riconosca questa vostra scelta di vita”.
Iena: “Ma il Papa potrebbe chiedere allo Stato di regolarizzare il matrimonio gay? Nessun’altro potrebbe dire alla Chiesa di fare altrettanto?”
Prete 3: “Dobbiamo chiederlo al Signore Gesù, che ci ha già risposto creando all’inizio, creando un’umanità al maschile a al femminile”.
Iena: “L’amore tra individui dello stesso sesso è discriminato rispetto a quello tra un uomo e una donna?”
Prete 3: “È sbagliato dire discriminazione, non è una discriminazione, Sembra voler intendere che sia una questione di scelta”.
Iena: “Ma la mia non è stata una scelta, io non ho scelto di essere gay”
Prete 3: “La chiesa è madre e maestra, quindi da una parte è madre che accoglie e come le madri che ti amano ti dice che se fai una determinata scelta vivi meglio”.

Cosa ne pensano allora i sacerdoti sul considerare una coppia gay una famiglia?
Prete 4: “Io non la definirei una famiglia. La famiglia in quanto tale è una sola, un uomo e una donna”
Iena: “E due gay insieme come li definirebbe?”
Prete 4: “È una convivenza”.
Iena: “Abbiamo sentito le ultime dichiarazioni del Papa…”
Prete 4: “Il Papa non ha mai detto quello che gli hanno fatto dire”.

Con il quinto prete, Di Sarno sembra trovare una prima apertura.
Iena: “È il nostro anniversario e ci chiediamo se può benedirci entrambi”.
Prete 5: “Sì, oggi?”
Iena: “Se può farcela adesso”.
Prete 5: “Tra dieci minuti, arrivo”.
Iena: “Grazie Padre”.
Prete 5: “è una benedizione, non è un sacramento, siete consapevoli di questo?”
Iena: “In che senso?”
Prete 5: “Non è un matrimonio, è una benedizione, ci mettiamo nella mani del Signore”
Iena: “Certo”.

Non tutti però sembrano dimostrare una certa apertura.
Iena: “Buongiorno, io e mio marito volevamo una benedizione”.
Prete 6: “La Chiesa non riconosce le unioni. Il Papa ha dato delle opinioni personali. Se ha bisogno si rivolga alla Curia. Il Papa è il Vicario di Cristo in Terra e comanda quando interviene in cattedra non quando interviene in un’intervista che non ha alcun valore dogmatico. Le unioni tra due persone dello stesso sesso per la Chiesa e non esistono”.

Il settimo prete interpellato spiega come mai, secondo lui, le unioni tra persone dello stesso sesso non possano essere riconosciute.
Prete 7: “Il riconoscimento delle coppie gay non vuol dire che le coppie sono uniformate alle coppie uomo donna, non travisiamo le parole, anche perché un’unione tra un uomo e una donna è generativa, un’unione gay non è generativa, non si possono fare figli tra due uomini o tra due donne”.

E ancora, a proposito della benedizione sulle coppie gay un altro sacerdote dice la sua.
Prete 8: “Abbiamo un impedimento a farla perché questa cosa viene scambiata come benedizione di nozze. Stiamo aspettando che ci sia un pronunciamento che chiarisca questa cosa, di modo che, se è modo, la facciamo pubblicamente. Se la potessi fare, la farei con il cuore”.

Infine, in una parrocchia di periferia, dopo aver ricevuto il rifiuto alla benedizione da parte del parroco, l’inviato si rivolge a un missionario della medesima chiesa.
Missionario: “Io posso darti una benedizione, il matrimonio è un’altra cosa ma che due abbiano diritto di costruire il loro amore senza tutti i carismi della chiesa…io posso darvi una benedizione come due persone che si vogliono bene”.