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Intervista Procuratore regionale Corte Conti dottor Marcovalerio Pozzato

Chi ha vinto e chi ha perso. L’Emilia-Romagna non più rossarimane contendibile. Confronto tra elezioni regionali 2014 e 2020. Le elezioni regionali hanno rappresentato sicuramente un successo per Stefano Bonaccini e lo schieramento di centrosinistra. Nel confronto con le Regionali di sei anni fa, il presidente uscente dell’Emilia-Romagna ha visto crescere il suo consenso di 2,3 punti percentuali, passando dal 49,1% del 2010 all’attuale 51,4%.

Da questo punto di vista, l’aspetto più rilevante da evidenziare è che Bonaccini è l’unico candidato ad aver ottenuto, in termini percentuali, più consensi nel voto al solo candidato rispetto al totale delle liste a suo sostegno. Nello specifico, il candidato del centrosinistra ha ottenuto 3,3 punti percentuali in più rispetto alla coalizione di partiti di centrosinistra (rispettivamente, 51,4% e 48,1%). Al contrario, tutti gli altri candidati hanno ot-tenuto più voti di lista che voti “personali” sulle singole candidature. Una parte dei consensi “personali” per Bonaccini può derivare –come sembrerebbe emergere dalla nostra analisi dei flussi elettorali –dall’uso del voto disgiunto, specialmente tra gli elettori del Movimento 5 stelle e delle liste minori di sinistra (Potere al popolo, Partito comunista, L’Altra Emilia-Romagna).

In termini assoluti, circa 70mila elet-tori hanno votato direttamente ed esclusivamente il candidato Bonaccini (pari al 3% dei votanti) e questo ha certamente contribuito a rafforzare il suo distacco (di 181.070 voti) nei confronti di Borgonzoni. Inoltre, il buon risultato ottenuto dalla “lista presidenziale” a sostegno di Bonaccini (5,8%) contribuisce a connotare ancora di più la vittoria del centrosinistra come un successo personale del presidente uscente. Sulle singole liste del centrosinistra, il confronto è reso più complicato dalla diversa of-ferta politica nelle due tornate elettorali qui esaminate. Nel 2014, la coalizione di Bonaccini era formata da quattro liste, mentre oggi le liste a sostegno del governatore uscente sono 6. Nonostante questo diverso contesto, la lista del Partito democratico cresce, in termini assoluti, di quasi 215mila voti, mentre in valore percentuale scende di circa 10 punti percentuali, passando dal 44,5% del 2014 all’attuale 34,7%.

In questo caso, il decremento può essere dovuto, come già anticipato, alla diversa struttura dell’offerta politica, ma anche dalla presenza di altre liste di centrosinistra contigue, sul piano ideolo-gico, al Pd come +Europa, Europa Verde o la stessa lista “del presidente” pro-Bonaccini. Ciò nonostante, il Partito democratico a livello regionale si attesta come primo partito, superando di 2,8 punti la Lega di Salvini. Il Pd riacquista così un primato a livello regionale che, dopo le Regionali del 2014, aveva perso prima a vantaggio del M5s (nel 2018) e poi della Lega (nel 2019).Nel campo del centrodestra, è netto sicuramente l’incremento dei consensi per il candidato alla presidenza regionale. Nel 2014 Alan Fabbri si era fermato al 29,8% dei voti, mentre Lucia Borgonzoni è balzata al 43,6% (+13,8 punti percentuali). Quasi tutte le liste principali del centrodestra hanno ottenuto un risultato positivo, sia in termini assoluti che percentuali, con l’unica eccezione di Forza Italia. Infatti, il partito di Berlusconi ha raccolto soltanto il 2,6% dei consensi, perdendo oltre 45mila voti e quasi 6 punti percentuali rispetto alle precedenti regionali. Sia la Lega che Fratelli d’Italia, invece, hanno fatto registrare una crescita significativa dei loro consensi. Il partito di Salvini è passato dal 19,4% al 31,9%, incrementando i propri consensi di oltre 457mila voti. Ugualmente, il partito guidato da Giorgia Meloni è cresciuto di 6,7 punti nel corso degli ultimi sei anni, passando dall’1,9% del 2014 all’attuale 8,6%.

Complessivamente, la coalizione di centro-destra ha raccolto più voti della loro candidata alla presidenza regionale, arrivando al 45,4%, con un distacco di appena 2,7 punti rispetto allo schieramento di centrosinistra. Quindi, nella competizione proporzionale l’equilibrio tra le due maggiori coalizioni è più elevata rispetto a quello che abbiamo osservato nella competizione diretta sul voto ai candidati e questo contribuisce ulteriormente a dare un connotato “personale” alla vittoria del centrosinistra.Infine, il vero sconfitto da questa tornata elettorale è il Movimento 5 stelle, che ottiene il suo risultato più basso (3,5%) a livello regionale in tutta la sua (breve) storia in Emilia-Romagna. Esattamente dieci anni fa, al suo debutto nelle competizioni regionali, il candidato del M5s ottenne il 6% dei consensi: quasi il doppio dei voti (161mila) rispetto a quelli raccolti ieri da Simone Benini (80.823). Nel caso del M5s è significativo anche lo scarto di voti tra la lista del M5s (102.595) e ilvoto al candidato (80.823), con uno scarto di 21.772 preferenze. È ancora troppo presto per stabilire verso quali altri candidati siano andati questi elettori “disgiunti” del M5s ma, se i dati emersi dalle nostre analisi sui flussi elettorali fossero confermati, è molto probabile che all’incirca due votanti pentastellati su tre abbiano optato per la candidatura di Bonaccini. Ad ogni modo, nonostante il progressivo indebolimento del partito fondato da Beppe Grillo, gli elettori del M5s continuano a rimaneregli attori cruciali nel decidere le sorti delle due principali coalizioni (chi vince e chi perde), soprattutto in quei contesti elettorali caratterizzati da un elevato livello di bipolarismo.