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ISTAT * MOVIMENTO TURISTICO: « NEI PRIMI NOVE MESI DEL 2021 LE PRESENZE DEI CLIENTI NEGLI ESERCIZI RICETTIVI SOTTO I LIVELLI DEL 2019 (-38,4%) / TRENTO BOLZANO E VALLE D’AOSTA RISENTONO DI PIÙ DEL CALO »

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10:11 - 12/01/2022

Movimento turistico in ripresa ma ancora lontano dai livelli del 2019. Nei primi nove mesi del 2021 le presenze dei clienti negli esercizi ricettivi sono in crescita rispetto al 2020 (+22,3%) ma restano ben sotto i livelli del 2019 (-38,4%).

Nel trimestre estivo (luglio-settembre) le presenze turistiche sono state circa 177 milioni (+31% rispetto al 2020) e 29 milioni in meno nel confronto con il 2019 (-14%).
I viaggi dei residenti per motivi di lavoro (circa 1,5 milioni) e per vacanza (circa 18 milioni) si attestano ai livelli dei primi nove mesi del 2020 ma rimangono comunque sotto quelli del corrispondente periodo del 2019.

 

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Trend in miglioramento ma turismo ancora in crisi nei primi nove mesi del 2021
Nel 2021 i flussi turistici di tutti i Paesi europei sono ancora profondamente segnati dalla pandemia da Covid-19, che ha fortemente limitato la mobilità delle persone. Eurostat stima, infatti, che il numero delle notti trascorse (presenze) nelle strutture ricettive nell’Unione europea (UE 27) sia pari a circa 1,1 miliardi nei primi otto mesi del 2021, valore analogo a quello dello stesso periodo del 2020, ma inferiore di circa il 50% rispetto al 2019, anno precedente la pandemia.
Tra i Paesi che mostrano il maggiore decremento di presenze rispetto allo stesso periodo del 2019 risultano: Malta (-65,4%), Lettonia (-58,7%), Ungheria (-57,8%) e Portogallo (-56,2%). A seguire la Spagna che, con un calo del 54,6%, perde la prima posizione nella graduatoria europea per numero di presenze e cede il passo all’Italia (in prima posizione nel 2021) e alla Germania (in seconda posizione).
Relativamente ai primi nove mesi del 2021, infatti, i dati provvisori del nostro Paese mostrano un trend meno negativo della media europea rispetto al 2019, con le presenze negli esercizi ricettivi che diminuiscono del 38,4% (145 milioni di presenze in meno) e gli arrivi del 46,5%.
Tra le componenti della domanda turistica, quella estera evidenzia maggiori difficoltà di ripresa (-56,1% di presenze) rispetto alla componente domestica (-20,3%).
Per quanto riguarda, invece, le tipologie di strutture ricettive, a soffrire di più è il comparto alberghiero, con un calo di presenze del 44,3%, rispetto al comparto extra-alberghiero (- 28,3%).
Se si guarda la dinamica rispetto allo stesso periodo del 2020 – che aveva registrato una riduzione di oltre la metà dei flussi turistici negli esercizi ricettivi in confronto al 2019 – i primi nove mesi del 2021 evidenziano segnali di miglioramento, con un sensibile aumento delle presenze (+42,4 milioni, +22,3%) e degli arrivi (+8 milioni, +16,2%). Si segnala in particolare il recupero dei flussi della clientela non residente in Italia (+40,3%) e, in misura minore, di quella residente (+14,2%). Anche i dati per tipologia ricettiva indicano un andamento positivo sia per il settore extra-alberghiero (+27,4%) che per quello alberghiero (+18,7%).

 

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Stagione invernale 2021 azzerata, in estate segnali di ripresa

Il 2021 si apre con il blocco pressoché totale della stagione turistica invernale a seguito dei provvedimenti restrittivi resi necessari per contrastare la diffusione dei contagi.

Il primo trimestre dell’anno segna un calo dell’81,7% degli arrivi e del 79,7% delle presenze rispetto allo stesso trimestre del 2019. In particolare, la componente estera della clientela è pressoché assente
(-93,7% le presenze) mentre quella domestica rappresenta poco più del 30% delle presenze del primo trimestre 2019. La flessione è evidente anche rispetto al primo trimestre del 2020 (-70,8%), poiché la crisi del settore generata dalla pandemia si è manifestata in maniera evidente a partire da marzo 2020.

La flessione delle presenze turistiche rispetto al 2019 si attenua nel secondo trimestre (-61,4%). Nel mese di aprile la diminuzione è drammatica (-85,4% rispetto ad aprile 2019) a causa delle misure restrittive introdotte nel periodo pasquale. A maggio e giugno i cali si riducono (rispettivamente -65,1% e -46,8%).

La clientela straniera continua ad essere pressoché assente nei mesi di aprile e maggio
(-95,9% ad aprile e -82,2% a maggio) mentre a giugno la variazione negativa risulta meno pronunciata (-68,8%). Rispetto allo stesso periodo del 2020 (che, si ricorda, è stato quello caratterizzato dal lockdown generalizzato), il secondo trimestre 2021 presenta ovviamente variazioni positive.

Nel trimestre estivo (luglio-settembre), in seguito alla possibilità di ripresa degli spostamenti interregionali, i flussi turistici mostrano un sostanziale recupero, sebbene ancora in calo rispetto al 2019 a causa della componente non residente della clientela.

In dettaglio, nel mese di luglio la flessione delle presenze totali è pari a -21,8% rispetto a luglio 2019,
(-42% per la componente estera) ma si attenua ad agosto (-9,1%), con la componente domestica in recupero sui livelli precedenti la pandemia (-0,4% rispetto ad agosto 2019) e quella estera in calo del 22%. A settembre le presenze dei turisti italiani registrano una variazione positiva (+10,7% rispetto a settembre 2019) mentre quelle dei clienti stranieri si riducono del 25,9%, determinando una flessione complessiva dell’11%.

Nel complesso, nel terzo trimestre le presenze totali sono circa l’86% di quelle registrate nello stesso trimestre del 2019. Tuttavia, mentre le presenze dei clienti residenti evidenziano un leggero aumento (+0,9%), quelle dei turisti stranieri registrano un calo significativo (-30,5%), anche se più contenuto rispetto ai precedenti trimestri.

Per il comparto alberghiero nel trimestre estivo 2021 la flessione delle presenze rispetto al medesimo periodo del 2019 è stata del 17,3% contro il -9,7% registrato per le strutture extralberghiere. Il confronto con il trimestre estivo 2020 mette invece in luce un miglioramento maggiore per gli alberghi (+34,3% le presenze) rispetto agli esercizi extra-alberghieri (+27%).

 

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In estate le vacanze lunghe tornano ai livelli del 2019
Nei primi nove mesi del 2021 i viaggi con pernottamento effettuati dai residenti negli esercizi ricettivi in Italia si mantengono stabili rispetto allo stesso periodo del 2020.
I viaggi svolti per motivi di lavoro, dopo la consistente flessione osservata nell’anno della pandemia, si attestano sugli stessi livelli del 2020, pari a circa 1,5 milioni. Le riunioni d’affari continuano a diminuire (-46,5%) mentre riprendono slancio le attività di rappresentanza, vendita, installazione o simili (+67%), che nel periodo considerato sono le motivazioni più frequenti dei viaggi di lavoro. Tra le vacanze non si registrano variazioni per i viaggi di piacere o svago, che costituiscono la motivazione principale (95%), né per le visite a parenti o amici (2,6%).
Il settore alberghiero e quello extra-alberghiero mostrano andamenti simili, entrambi nel complesso stabili nei primi nove mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020. Malgrado la stabilità complessiva osservata per l’intero periodo, le dinamiche trimestrali sono piuttosto eterogenee.
Nel primo trimestre 2021 la pandemia abbatte sia gli spostamenti per vacanza (-84%) che i viaggi di lavoro (-62%) rispetto allo stesso trimestre del 2020, che aveva subito gli effetti della pandemia nel solo mese di marzo. Il settore alberghiero e quello extra-alberghiero sono colpiti in misura simile: rispettivamente -80% e -77% di viaggi rispetto al primo trimestre 2020.
Nel secondo trimestre si registra invece una marcata crescita della domanda turistica rispetto allo stesso periodo del 2020, quando gli spostamenti erano per lo più interdetti. I viaggi con pernottamento negli esercizi ricettivi aumentano del 91%, sia nel segmento delle vacanze (+79%) sia in quello dei viaggi di lavoro, che addirittura sono il triplo di quelli registrati nello stesso periodo del 2020.
Gli alberghi beneficiano della ripresa degli spostamenti turistici in misura maggiore, ospitando più del doppio dei turisti in viaggio rispetto al 2020, mentre il comparto extra-alberghiero cresce del 74,5%.
Nel trimestre estivo (luglio-settembre) si osserva una sostanziale stabilità dei viaggi, dovuta principalmente alla ripresa delle vacanze lunghe, che aumentano di circa il 16% rispetto all’estate del 2020 e si riportano ai livelli del 2019. Le vacanze brevi risultano invece in calo del 23%, con performance peggiori nel mese di settembre (-43% confrontato allo stesso mese del 2020). Stabili i viaggi negli esercizi ricettivi alberghieri e nel settore extra-alberghiero rispetto all’estate precedente.

 

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Trento, Bolzano e Valle d’Aosta risentono di più del calo dei flussi turistici
A livello territoriale, i dati dei primi nove mesi del 2021 indicano un recupero delle presenze turistiche più accentuato nelle Isole (+45,1% rispetto al medesimo periodo 2020) e nel Nord-est (+23,8%) mentre soprattutto il Centro Italia mostra una crescita più contenuta (+16,5% rispetto al +22,3% nazionale).
Il numero di presenze cresce di più in Sardegna (+62,8%), seguita da Veneto (+48,3%), Friuli-Venezia Giulia (+48,2) ed Emilia-Romagna (+33,3%). Si registrano invece flessioni per Valle d’Aosta (-31,2%), Provincia autonoma di Trento (-10,9%), Provincia autonoma di Bolzano (-8,4%) e Lazio (-1%).
Le stime danno un’indicazione sia dell’impatto della pandemia sulla stagione turistica invernale in alcune regioni (Valle d’Aosta e Provincie autonome di Trento e Bolzano), sia della perdurante crisi legata ai flussi turistici della componente straniera, soprattutto proveniente da paesi extra Ue, molto rilevante per il Lazio.
Se si estende il confronto allo stesso periodo del 2019, le flessioni più consistenti delle presenze hanno interessato il Centro (-48,8%) e le regioni del Nord-ovest (-44,3%). Le ripartizioni del Sud
(-39,1%) e delle Isole (-37,8%) sono in linea con la media nazionale (-38,4%) mentre il Nord-est registra una flessione meno ampia (-30,3%). A livello regionale i cali maggiori del numero di presenze riguardano Lazio (-73,4%) e Campania (-60,1%).
Esaminando congiuntamente l’andamento delle presenze nei primi nove mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo dei due anni precedenti, si evidenziano facilmente le regioni maggiormente in sofferenza (Figura 4). Variazioni positive rispetto sia al 2020 sia al 2019 si registrano solo per il Molise, che però rappresenta appena lo 0,1% del totale nazionale delle presenze (dati 2019).
Le regioni che mostrano andamenti negativi rispetto ad entrambi gli anni sono il Lazio, le province autonome di Trento e Bolzano e la Valle d’Aosta. Il Lazio e la provincia autonoma di Bolzano (in cui il peso dei clienti stranieri era pari al 69,7% nel 2019) sono colpite in modo particolare dal netto calo della presenza dei clienti stranieri.
Tra le regioni caratterizzate da forti variazioni negative rispetto al 2019 ma con variazioni positive rispetto al 2020 si ritrovano la Sardegna (+62,8%), il Veneto (48,3%), il Friuli-Venezia Giulia (+48,2%) e l’Emilia-Romagna (+33,3%). Altre regioni, come Marche (+1,1%), Basilicata (+7,2%), Liguria (+10,1%) e Campania (+11,6%) registrano invece un recupero molto inferiore rispetto alla crescita media nazionale (+22,3%).

 

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Emilia-Romagna, Veneto e Toscana le regioni più scelte dai clienti residenti

Come già evidenziato, la componente domestica della clientela è quella che mostra i maggiori segnali di recupero rispetto al 2019: le presenze dei residenti in Italia nei primi nove mesi del 2021 sono infatti circa l’80% di quelle registrate nel 2019, a fronte del 44% dei non residenti.

Con riferimento alla tipologia ricettiva, il settore extra-alberghiero è quello che si avvicina maggiormente ai livelli pre-pandemici (86,6% del valore riferito al 2019), mentre per il settore alberghiero la distanza resta più ampia (75,8%, con circa 29 milioni di presenze in meno rispetto allo stesso periodo del 2019).

A livello territoriale, la scelta dei turisti residenti in Italia si è orientata prevalentemente verso le località dell’Emilia-Romagna, (15,1% delle presenze complessive contro 14,4% nel 2019), seguita da quelle del Veneto (12,8%) e della Toscana (11,1%), con le stesse posizioni del 2019). Al quarto posto la Puglia e al quinto la Lombardia (che occupava il quarto posto nel 2019).

Il Lazio e la Campania, che registrano le flessioni maggiori in termini di quota di presenze dei clienti residenti, passano rispettivamente dalla quinta posizione del 2019 all’undicesima nel 2021 e dalla settima alla dodicesima.

Nel complesso i flussi crescono nelle prime cinque Regioni – Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Puglia e Lombardia – dove si concentra circa il 52% delle presenze complessive della clientela residente, quasi 2 punti in più rispetto sia al 2019 che al 2020.

 

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Grandi città e comuni a vocazione montana in maggiore sofferenza
La classificazione dei comuni italiani per densità turistica e vocazione prevalente permette di descrivere alcune importanti caratteristiche territoriali dei flussi turistici nei primi nove mesi del 2021.
La categoria “grandi città” (composta dai 12 comuni italiani con più di 250mila abitanti), che nell’anno precedente la pandemia aveva registrato circa un quinto delle presenze dell’intero territorio nazionale, subisce la maggiore riduzione della domanda rispetto allo stesso periodo del 2019 (-71% contro -38,4% della media nazionale) ma recupera leggermente nel confronto con il 2020 (+3,0% le presenze). Le difficoltà delle grandi città si confermano anche in estate, quando registrano una flessione delle presenze dei clienti residenti pari a circa -18% rispetto allo stesso trimestre del 2019.
Tra i territori più colpiti vi sono poi i comuni con un turismo a vocazione prevalentemente montana
(-42,1%), a causa, come già evidenziato, della mancata stagione invernale. Questi stessi comuni avevano mostrato nel 2020 una maggiore capacità di tenuta.
Rispetto allo stesso periodo del 2019, cali meno intensi sono stati registrati dai comuni a vocazione lacuale (-21,8%) e dai comuni a vocazione marittima (-25,0%) che recuperano ampiamente nel confronto con i primi nove mesi del 2020 (rispettivamente +80,8% e +36,3%). I comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica registrano invece una flessione pari al 35% rispetto allo stesso periodo del 2019 e un recupero del 33,2% sul 2020.
Focalizzando l’attenzione sui clienti residenti nel periodo estivo (la componente più rilevante nell’estate 2021), emerge la loro preferenza per i comuni a vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica (+26,5% ad agosto 2021 su agosto 2019), verso i comuni montani, che nel trimestre estivo registrano un recupero rispetto all’inesistente stagione invernale e vedono un aumento sia ad agosto (+6,5%) sia a settembre (+23,7%) e verso le località del turismo lacuale (+17,5% ad agosto e +37,8% a settembre rispetto agli stessi mesi del 2019).
Come nel 2020, anche nell’estate del 2021 la scelta degli italiani si è orientata verso destinazioni presumibilmente meno affollate, a discapito delle destinazioni estive più tradizionali come le località balneari. I comuni a vocazione marittima chiudono infatti il trimestre estivo con un -5,6% rispetto allo stesso trimestre del 2019.

 

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Spesa per turismo in drastico calo nel 2020
Nel 2020 le spese turistiche hanno subito una marcata contrazione per effetto delle restrizioni imposte dalla pandemia (-33,8% per la spesa turistica domestica e -65,7% per la spesa turistica all’estero ).
I residenti che hanno pernottato negli esercizi ricettivi in Italia, per vacanza o per lavoro, hanno speso in media 408 euro a viaggio e 77 euro a notte, meno della metà di quanto speso per un viaggio all’estero (769 euro in media). Anche per effetto della minor durata dei viaggi trascorsi negli esercizi ricettivi oltre i confini nazionali, la spesa media giornaliera all’estero (135 euro) è superiore di 58 euro al giorno rispetto quella in Italia (la differenza era 41 euro nel 2019).
Le differenti dinamiche osservate rispetto alle diverse tipologie di alloggio hanno avuto ricadute nell’andamento della spesa, riducendo il divario tra la spesa media per una vacanza trascorsa pernottando negli esercizi alberghieri (pari a 458 euro) e quella sostenuta per gli esercizi extra-alberghieri (430 euro) a causa del forte calo della prima (-19,4% sul 2019). Gli esercizi alberghieri sono stati più colpiti dalla crisi pandemica rispetto agli extra-alberghieri; tuttavia, la spesa media giornaliera per le vacanze nei primi rimane superiore del 48,5% rispetto ai secondi (98 euro contro 66).
Sempre nel 2020 la spesa media per le vacanze in Italia ha raggiunto il minimo (308 euro) nel secondo trimestre e un massimo nel trimestre estivo (459 euro). In questo periodo, la spesa media giornaliera è invece più bassa (73 euro) poiché i soggiorni sono mediamente più lunghi rispetto agli altri trimestri dell’anno.

 

 

 

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LANCIO D'AGENZIA

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