PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

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Il modello di proiezione demografica STRU.DE.L. per il Trentino (2025 – 2070) – Introduzione e breve storia del modello.

Il modello di analisi e proiezione della STRUttura DEmografica Locale (STRU.DE.L.)1 è uno sviluppo del modello di analisi e proiezione messo a punto negli anni ’80 per l’IRSEV2, adattato per la provincia di Trento. Il modello è stato modificato nel corso del tempo in numerosi aspetti, configurando veri e propri nuovi modelli, differenziati tra loro nell’ambiente informatico e nelle soluzioni metodologiche.

Il modello STRU.DE.L è stato utilizzato nel 1997 per predisporre le proiezioni demografiche per la provincia di Trento, è stato poi successivamente perfezionato e sviluppato per consentire di dettagliare il livello provinciale al livello comprensoriale e di comunità di valle o addirittura comunale. È nato così prima STRU.DE.L.2000, completamente rinnovato nell’ambiente di lavoro, nell’architettura e nella metodologia di analisi e proiezione, aggiornato con le edizioni del 2005 e del 2008 ed ora il nuovo STRU.DE.L.2016.

Inoltre ISPAT ha realizzato un applicativo informatico per la divulgazione dei principali risultati del modello di proiezione demografica che consente la visualizzazione della popolazione residente, per sesso ed età e di alcuni indicatori di particolare rilevanza, per provincia e per comunità di valle. I dati possono essere rappresentati graficamente e sono anche elaborabili.

Dal 2005 nel modello STRU.DE.L., è stata introdotta anche l’“ipotesi naturale”, vale a dire la simulazione di ciò che succederebbe se fosse completamente azzerato qualsiasi movimento migratorio, pure da comune a comune. In tal modo si può vedere come cambierebbe la struttura della popolazione attuale in assenza degli effetti immediati e futuri determinati dall’ingresso degli iscritti e dall’uscita dei cancellati. Si tratta, comunque, di un’ipotesi “accademica” e teorica, che non riflette l’attuale contesto demografico e sociale della popolazione trentina.

 

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L’utilità di un modello di proiezione demografica

La Pubblica Amministrazione, nella sua veste di fornitrice di servizi, deve necessariamente disporre di dati previsionali, non solo sull’ammontare globale della popolazione, ma anche sulle singole classi d’età, in quanto ciascuna di esse rappresenta il numero di potenziali fruitori dei vari tipi di servizi erogabili. Si pensi, ad esempio, all’importanza di poter prevedere l’evoluzione delle classi anziane oppure delle classi scolastiche, in tempo utile per dimensionare le strutture e le attività di servizio necessarie a soddisfare il relativo bisogno.

Risulta, quindi, necessario disporre di un modello di proiezione demografica, che fornisce preziose informazioni future per indirizzare in modo opportuno le attività di programmazione: queste sono fondate sulla conoscenza dell’ammontare globale della popolazione, ma anche delle singole età, della fecondità, della mortalità e dei movimenti migratori.

Il modello STRU.DE.L. consente di predisporre proiezioni sia a livello provinciale sia a livello di comunità di valle (o di aggregati sub-provinciali) e di comune, per rispondere ad esigenze di programmazione e pianificazione territoriale anche per entità numericamente piccole.

Un modello matematico, per quanto sofisticato, non è in grado di prevedere esattamente cosa succederà nel futuro, ma è uno strumento che permette di stimare cosa accadrà se le ipotesi fatte si realizzeranno, tenendo conto della struttura demografica esistente e delle probabilità statistiche che i vari eventi si verifichino.

Le proiezioni diventano meno attendibili tanto più ci si allontana dai dati reali che hanno generato i risultati e tanto più diventa piccola la consistenza della popolazione presa in esame. Si è scelto comunque di utilizzare il modello anche per i comuni piccoli e per una distanza temporale lunga, nella convinzione che è meglio una buona stima, fatta con i dati disponibili, anche se con dei limiti intrinseci, che la mancanza di informazioni, soprattutto se i dati servono per programmare servizi pubblici.

 

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L’evoluzione della fecondità trentina

La natalità in un determinato anno dipende dalla fecondità e dal numero delle donne in età fertile: quest’ultimo dipende prevalentemente dal numero di nati circa trent’anni prima. Attualmente sono relativamente bassi sia il tasso di fecondità sia il numero di donne in età fertile. Per effetto del movimento migratorio è comunque prevedibile che il numero dei nati rimanga per alcuni decenni quasi costante, fra i 4.000 ed i 5.000 annui.

Il tasso di natalità (nati per 1.000 residenti), nel ventennio 1990–2010, è stato sostanzialmente superiore ai 10 nati per mille residenti, raggiungendo 2 picchi, nel 2000 (10,8) e nel 2004 (11,1). Dal 2010 il valore è in decrescita costante. In futuro, diminuirà ancora lievemente, alternerà fasi di leggera ripresa e di calo ed oscillerà tra i 7 e gli 8 nati per mille residenti.

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