PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Covid-Free (6 puntata format Tv)

Le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Taranto, a conclusione di indagini di polizia giudiziaria coordinate dalla Procura della Repubblica di Lecce – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito nella mattinata un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di n. 11 indagati, di cui 8 in carcere, 1 agli arresti domiciliari 2 con obbligo di presentazione alla p.g.

Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Lecce, rappresenta l’epilogo dell’operazione “Tabula Rasa” che ha consentito di sgominare un sodalizio criminale di stampo mafioso, operante nella provincia jonica, dedito al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, al contrabbando di t.l.e., attività perpetrate anche attraverso la detenzione illecita di armi e munizioni.

Gli arresti sono stati eseguiti a Taranto, principalmente nei quartieri Tamburi e Tramontone.

Nel corso delle indagini è stata accertato che due fratelli tarantini, già appartenenti allo storico sodalizio criminale di stampo mafioso denominato “Sacra Corona Unita”, hanno proseguito negli ultimi anni l’azione delittuosa nell’area

tarantina unitamente ad altri sodali, avvalendosi di una nuova forma di intimidazione, non più predatoria e violenta, ma silente e simbiotica rispetto al contesto sociale di riferimento.

L’associazione ha dimostrato di saper imporre la propria presenza anche nei confronti di esponenti di altri clan storici del capoluogo ottenendone il riconoscimento, anche in maniera violenta, nei casi in cui erano stati valutati come irrispettosi alcuni comportamenti.

L’attività investigativa svolta ha consentito poi di svelare come la compagine criminale, capeggiata dai due fratelli, grazie all’incontrastata egemonia esercitata nel quartiere Tamburi di Taranto, esercitasse un significativo controllo sulle attività lecite del territorio jonico preservando così l’egemonia dell’associazione mafiosa di origine.

In tale direzione è stato infatti accertato, in un caso, che la compagine criminale aveva imposto ad una casa cinematografica – che aveva realizzato le riprese di un film per alcune settimane a Taranto – la guardianìa a cura dei propri sodali dei mezzi e delle attrezzature utilizzate. All’associazione era stato affidato, inoltre, il compito di controllare le aree comunali ove effettuare le riprese, individuare le aree di parcheggio, interloquire con gli abitanti dei condomini interessati dalle esigenze di scena pattuendo i compensi da erogare a titolo di ristoro per evitare contrattempi per la produzione.

A fronte di tali servigi il clan riceveva compensi in danaro nonché il controllo monopolistico del reclutamento delle comparse, cosa che sortiva l’effetto di accrescere il prestigio e la fama del sodalizio sul territorio di competenza.