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GRUPPO MONDADORI – SETTIMANALE “GRAZIA“ * DIANE KRUGER: « MI SONO PRESA DEL TEMPO PER LA VITA REALE ED È STATO BELLISSIMO »

Diane Kruger, 43 anni, è oggi al cinema con The Operative, un film di spionaggio tratto a una storia vera. L’attrice racconta a Grazia, il magazine diretto da Silvia Grilli, come – dopo il film Oltre la notte che l’ha consacrata e allo stesso tempo consumata -, per il nuovo ruolo di agente segreto abbia rischiato l’arresto.

Nel 2017 è stata premiata per la migliore interpretazione femminile per il film Oltre la notte di Faith Akin, il ruolo più bello della sua carriera, dice, ma che aveva rischiato di portarla all’esaurimento: «Il 2016 è stato un anno difficile per me e si era concluso con quel film che si è rivelato molto impegnativo. Mi sono presa del tempo per la vita reale ed è stato bellissimo».

Ora torna nelle sale con il film del regista israeliano Yuval Adler. Diane Interpreta Rachel, ex agente del Mossad infiltrata a Teheran, in Iran, scomparsa senza lasciare traccia alla fine degli anni 2000. Il film spiega che cosa significhi essere una donna che svolge questo ruolo e fa scelte sul campo: «The Operative è stato il mio primo grande ruolo dopo il film di Faith. Avevo bisogno di qualcosa di più leggero».

Per il thriller psicologico Diane ha dovuto seguire un addestramento con il Mossad: «Si, per dieci giorni. Mi hanno lasciata all’aeroporto internazionale di Tel Aviv con un passaporto falso e ho dovuto cercare di entrare in Iran sotto copertura. Ovviamente sapevo che, se mi avessero arrestata, poi mi avrebbero fatta uscire i prigione ma sentivo comunque l’adrenalina e il cuore mi batteva all’impazzata: mi ha fatto riflettere su che cosa posa significare avere paura di morire per davvero. Ma alla fine ce l’ho fatta».

Quello dei servizi segreti è un ambiente profondamente sessista. C’è meno sessismo invece nel cinema? «Certo – sostiene l’attrice -. Le regole sono cambiate: ormai produttori e registi non possono più dare appuntamenti per un casting in una camera d’albergo. Ho comunque vissuto delle ingiustizie. Per esempio, se una donna esprime una qualche perplessità riguardo a una scena, viene subito definita “difficile” o “capricciosa come una diva”. Se a farlo invece è un uomo si parla di un “grande attore”».

Gli attori devono anche spesso assumere un’atra identità e non sempre è così facile scindere la vita privata da quella professionale: «Con Oltre la notte non ci sono riuscita – ammette la Kruger -. Le emozioni che sentivo e che dovevo comunicare mi hanno fatta sprofondare nell’oscurità. I confini si erano mescolati, non era molto sano. Però sono abbastanza forte per riuscire a ripetermi che è solo un lavoro».

 

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