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GRUPPI PD – PATT – FUTURA – UPT – OCT * PRIMO MAGGIO: « INSIEME PER IL CAMBIAMENTO, UN IMPEGNO STRAORDINARIO PER IL RILANCIO DEL TRENTINO »

Contributo programmatico di politica economica e sociale proposto dai Gruppi Pd, Patt, Futura, Upt, Oct in Consiglio provinciale.

 

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1. Il contesto: una crisi di inedita e straordinaria gravità

L’emergenza dovuta alla pandemia da coronavirus Covid-19 ha già determinato, accanto alle terribili conseguenze di salute pubblica, pesantissime ripercussioni sulla situazione sociale ed economica, che stanno assumendo dimensioni e caratteristiche inedite e straordinarie, anche nel nostro Trentino.

La seconda crisi di questo secolo si presenta del resto, sia in Italia che in Europa, con caratteristiche ancora più devastanti della prima, esplosa in due fasi tra il 2008-2009 e il 2011-2012. Nel corso di quel quinquennio, l’Italia perse quasi il 10 per cento del pil. Il DEF approvato pochi giorni fa dal Governo prevede una caduta del prodotto di 8 punti nel solo 2020.

Prevedibilmente violento sarà l’impatto della recessione economica sui livelli di mortalità delle imprese, di disoccupazione e di povertà, ai quali si dovrà far fronte facendo ricorso ad una finanza pubblica che a sua volta vedrà aggravarsi in modo drammatico la sua condizione di criticità. Nel DEF, il Governo prevede per quest’anno un indebitamento che varcherà la soglia del 7 per cento del pil e un debito che sfonderà il muro del 150 per cento del prodotto. Per far fronte al fermo dell’economia e ai problemi sociali che esso determina, il Governo propone di portare il deficit sopra il 10 e il debito al 157 per cento sul pil.

Le previsioni sul Trentino sono, a differenza della crisi precedente, che aveva fatto registrare una migliore resilienza del nostro sistema economico e produttivo, ancora peggiori di quelle nazionali. Si tratta di un dato tutt’altro che inspiegabile, se solo si tiene conto di come sia proprio il settore turistico e più in generale quello dei servizi destinati alla vendita l’ambito più duramente e durevolmente colpito da questa crisi.

La Giunta provinciale prevede una caduta del pil attorno al 13 per cento e un impatto sulle entrate della Provincia tra i 350 e i 400 milioni di euro. Al buco prodotto dal calo delle entrate deve necessariamente sommarsi l’esplosione di domanda di aiuti alle imprese e alle famiglie travolte dalla crisi, per non parlare del necessario aumento della spesa sanitaria e più in generale degli oneri derivanti dalle misure indispensabili per prevenire un nuovo diffondersi del virus. Una combinazione di fattori destinata a condurre la finanza provinciale in una condizione di inedita difficoltà.

È prevedibile che gli effetti negativi della crisi sanitaria sul sistema economico-sociale si protrarranno nel tempo, per un periodo che potrebbe interessare tutta la durata della legislatura in corso e oltre. Il 19 marzo scorso il Consiglio provinciale ha approvato un disegno di legge con primi provvedimenti urgenti a sostegno dell’economia e nei prossimi giorni un ulteriore disegno di legge verrà proposto dalla Giunta provinciale all’esame del Consiglio. Si tratta di primi interventi, a nostro giudizio troppo timidi e tardivi, che dovranno comunque e inevitabilmente venire integrati, come del resto dichiarato dalla stessa Giunta, da azioni successive di ben più potente creatività, incisività e portata finanziaria.

Serviranno misure eccezionali, sia sul versante dell’aiuto alle famiglie e ai lavoratori (dipendenti e autonomi) che su quello del sostegno al sistema produttivo, senza dimenticare gli investimenti. Si tratterà di mettere a punto una strategia provinciale con interventi sia di breve che di medio periodo, che tenga conto di ogni possibilità normativa e finanziaria che deriverà dalle annunciate modifiche delle regole europee, e quindi nazionali, in tema di flessibilità dei bilanci pubblici e di ricorso al debito, nonché del pieno utilizzo, da parte della Provincia, di tutte le risorse potenzialmente disponibili a seguito dei provvedimenti assunti dall’Unione europea e dal Governo italiano.

In questo contesto il compito della Provincia autonoma di Trento dovrà essere quello di valorizzare tali “opportunità”, esercitando al massimo livello possibile le speciali competenze della nostra Autonomia e utilizzando quindi ogni strumento del nostro particolare sistema di “finanza pubblica” in un quadro di coerenza e integrazione con gli strumenti già previsti a livello nazionale ed europeo.

 

 

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2. Una risposta ugualmente straordinaria, nel merito e nel metodo

La portata eccezionale degli interventi che saranno richiesti alle istituzioni della nostra Autonomia, per far fronte agli effetti economici e sociali della crisi sanitaria, determina inevitabilmente la necessità di ridefinire le previsioni e le politiche di bilancio al fine di ridisegnare le priorità. Ciò che era prioritario nell’autunno del 2019 potrebbe non esserlo più oggi. La lettura del futuro fatta qualche mese fa non può certo coincidere con quella che dobbiamo fare oggi. Il bilancio di previsione per gli anni 2020/21/22, approvato a fine 2019, dovrà quindi essere profondamente modificato.

Che l’impianto programmatico della politica economico-sociale e delle scelte di finanza pubblica della Giunta Fugatti fosse assai poco ambizioso e pressoché privo di respiro strategico, era chiaro anche prima della crisi da coronavirus.

Non a caso, con due ordini del giorno, presentati nel corso del dibattito in Consiglio provinciale sulla manovra di bilancio 2020-22, avevamo chiesto alla Giunta di dotarsi, sin dal DEFP 2020, di una strategia per la crescita, individuando un obiettivo programmatico più ambizioso di quello tendenziale, che nelle previsioni della stessa Giunta avrebbe finito per allinearsi al mediocre dato nazionale, allontanando il Trentino dal resto del Norditalia e in particolare dalla Provincia di Bolzano; e di perseguire l’obiettivo di una crescita più dinamica, attraverso una più coraggiosa politica di investimenti, da finanziarsi anche attraverso un più ampio ricorso all’indebitamento.

La Giunta aveva meritoriamente raccolto la sfida delle minoranze, cogliendone il carattere costruttivo e non strumentale, ed aveva espresso parere favorevole ai due ordini del giorno, sia pure parzialmente emendati e riformulati, che hanno assunto così carattere impegnativo nella formulazione degli indirizzi della manovra di bilancio per il 2021.

Gli effetti devastanti della crisi Covid-19 hanno sconvolto questo quadro politico e programmatico, conferendo alla necessità di sostenere il nostro sistema produttivo ed economico, in una prospettiva di ripresa della crescita e dell’occupazione, e di ricorrere all’indebitamento in funzione anticiclica, un carattere di drammatica urgenza.

Rivedere radicalmente previsioni tendenziali e obiettivi programmatici è sempre, e in questo scenario ancora di più, un esercizio difficile e complicato che richiede anche, da parte di tutti, governo provinciale, forze politiche di maggioranza e di opposizione, categorie economiche e sociali, istituzioni locali, mondo della cultura, della formazione e della ricerca, fino alle cittadine e ai cittadini come singoli e come associazioni, un supplemento di responsabilità e di sforzo positivo, per individuare e perseguire obiettivi comuni e condivisi.

Serve quindi, per definire misure e azioni “eccezionali e straordinarie”, un metodo di lavoro anch’esso “eccezionale e straordinario”, che sappia coinvolgere e valorizzare il contributo e l’esperienza di ogni componente della comunità trentina. Un coinvolgimento allargato, non solo nella fase della lettura e definizione dei bisogni, ma da estendere al momento della messa punto delle risposte.

Sono due i fattori chiave per applicare questo metodo eccezionale e straordinario.

Prima di tutto la precisa volontà politica di operare in tal senso, mettendo da parte l’attenzione al consenso immediato che spesso condiziona le scelte politiche e amministrative, per alzare lo sguardo e concentrarsi sulla reale efficacia, nel tempo medio, dei provvedimenti, a prescindere dalla ricaduta degli stessi in termini di immagine o di vantaggio posizionale di questa o quella componente, sia essa di governo o di opposizione.

Secondo fattore fondamentale, garantire totale trasparenza e leggibilità della situazione dell’economia, della società e della finanza pubblica provinciale. Conoscere bene i conti, le problematiche, le possibilità di azione, è un requisito fondamentale per fare proposte serie e fondate, per evitare di scrivere libri dei sogni e per formulare piani concreti a medio e lungo termine.

Di fronte a questa emergenza e alle difficili fasi della ricostruzione e della transizione al “post Covid-19”, servono atteggiamenti di cooperazione politica, istituzionale e sociale. E serve una sede, una sorta di “cabina di regia”, nella quale questo patto di responsabilità oltre le ragioni di parte, pur nel rispetto dei diversi ruoli e delle diverse posizioni, possa esprimersi. Tale spirito pattizio dovrebbe caratterizzare non solo i rapporti interni con gli attori sociali ed economico-finanziari del Trentino, ma anche quelli con Bolzano ed Innsbruck.

Fino ad ora tutto questo in Trentino non è accaduto e non certo per indisponibilità dell’opposizione o delle parti sociali. La Giunta provinciale ha fin qui preferito seguire un metodo opposto: quello della concentrazione delle decisioni in mani sempre più ristrette e della contrazione degli spazi di concertazione sociale e di confronto politico. Si tratta di una scelta legittima, anche se discutibile, sul piano della forma democratica, ma certamente sbagliata sul piano della sostanza politica, in quanto si basa su una preoccupante presunzione di autosufficienza e rischia di lasciare spazio alla polemica sterile e ad una conflittualità politica e sociale delle quali non si avverte affatto il bisogno in un momento delicato e difficile come quello che stiamo vivendo.

 

 

3. Uno “schema” di Piano per il breve e il medio periodo

Occorre in ogni caso recuperare rapidamente il tempo perduto e questo contributo, aperto e certamente incompleto, da parte di forze politiche che avvertono comunque la responsabilità di accompagnare la proposta alla critica, di esercitare una funzione di governo anche dai banchi dell’opposizione, ha come obiettivo principale promuovere un dibattito pubblico, nelle istituzioni politiche e nella società civile, sulla strada da intraprendere, come comunità autonoma, per uscire dalla crisi rafforzati e non debilitati. E per richiamare la Giunta alla necessità di incoraggiare la responsabilità territoriale nella coprogrammazione che si render necessaria, attraverso anche il coinvolgimento di Comuni e Comunità di valle, per permettere che tutte le azioni economiche messe a disposizione siano poi supportate da una macchina burocratica snella e orizzontale.

A tal fine è necessario dar vita ad un Piano organico di interventi per il breve e per il medio periodo, che sappia andare oltre la predisposizione di singoli interventi, privi di un quadro complessivo e convincente e di una chiara indicazione di priorità. Il Piano, del quale qui si propongono alcuni possibili lineamenti essenziali, non potrà che aggiornare la programmazione provinciale fino ad ora adottata e dovrà essere basato su una forte e diffusa convinzione di tutte le articolazioni della comunità. Dovrà inoltre ricercare un filo conduttore credibile tra interventi di emergenza, misure di sostegno immediato a famiglie e imprese e scenari innovativi per un nuovo modello di servizi e di sviluppo socio-economico del Trentino. Per esigenze di immediatezza, il Piano potrebbe avere una prima approvazione amministrativa da parte della Giunta, previo mandato consiliare, per poi tradursi in atti legislativi secondo gli strumenti di programmazione previsti.

Al centro del Piano dovrà esserci l‘obiettivo di riavviare il motore dello sviluppo, scongiurando il rischio che questa crisi produca una voragine tra ultimi e penultimi da una parte e garantiti e privilegiati dall’altra, ancora più ampia e profonda di quella che c‘era prima.
È dunque necessario e urgente affiancarsi alle nostre imprese ed aiutarle a riprendere fiducia nel futuro, nelle relazioni con il mercato e nei livelli di cooperazione e condivisione di obiettivi, che determinino la ripresa e la ripartenza nella direzione giusta. Ma ugualmente essenziale è aiutare le famiglie a sostenere l’impatto violento della crisi sul loro tenore di vita, con particolare riguardo a quelle fasce che già si trovavano all’interno o nei dintorni dell’area della povertà. Sarebbe un errore contrapporre imprese e famiglie, o lavoro autonomo e lavoro dipendente: ogni segmento dell’economia e della società trentina deve sentirsi ugualmente oggetto di attenzione, di aiuto e di stimolo da parte della politica e delle istituzioni.

È stato detto da più parti che nulla sarà come prima, che ci si deve preparare ai cambiamenti che questa esperienza porterà con sé. In altri termini, non sarà solo lo strumento finanziario la panacea di tutti i mali, decisiva sarà la capacità di adattamento, di innovazione, di innalzamento dei livelli di qualità, che sapremo costruire in questa nuova fase. In molti casi, a cominciare da quelli dell’edilizia e del turismo, anche pensando a nuove forme di organizzazione dell’offerta.

La sostenibilità ambientale e sociale degli interventi non solo non potrà essere messa tra parentesi, quasi che l’emergenza potesse giustificare una nuova stagione di sfruttamento indiscriminato del lavoro, dell’ambiente e del paesaggio, ma dovrà essere assunta come criterio regolativo fondamentale delle scelte di investimento che andremo a fare. Quindi sì al rilancio delle opere pubbliche, soprattutto quelle dei Comuni che sono ossigeno per l’edilizia locale, ma sulle grandi opere sono da privilegiare ferrovie, mobilità sostenibile e banda larga, rispetto ad autostrade e asfalto. Sì ad un’industria sostenuta da un territorio competitivo capace di investire su ricerca, università e scuola, distretti tecnologici e cosi via. Sì ad una strategia mirata per le micro e piccole imprese, basata sulla green economy. Soprattutto il comparto del commercio e turismo, ma anche l’edilizia e la cooperazione, potrebbero beneficiarne fin d’ora.

 

 

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4. Garantire le risorse innovando la finanza provinciale

L’insieme di interventi che la crisi rende necessari richiede una manovra complessiva che dovrà superare in misura significativa il miliardo di euro. Una parte dovrà essere ricavata dalla riconfigurazione del bilancio della Provincia. Una parte dovrà essere ricavata dalla rinegoziazione dei rapporti finanziari con lo Stato. Una parte dovrà essere recuperata dalle risorse che saranno destinate al Trentino dalle nuove linee di finanziamento agevolato allestite dall’Unione europea: programma Sure per i lavoratori, fondi Bei per le imprese, fondi Mes per la sanità, Recovery Fund per i grandi investimenti potrebbero valere per la nostra Provincia diverse centinaia di milioni di euro. Il Trentino dispone infine di un elevato merito di credito sui mercati finanziari: il suo rating è alto e la situazione debitoria è equilibrata, in netto calo (- 500 milioni) negli ultimi anni; è quindi possibile ed auspicabile che l’iniezione di liquidità necessaria per fronteggiare questa crisi passi anche attraverso un intervento integrativo della Provincia con l’assunzione di debito a medio lungo termine. Infine, una parte dovrà essere recuperata rafforzando e affinando il contrasto all’evasione e all’elusione dei tributi provinciali e locali, evitando per questa via, grazie al rientro di risorse oggi sommerse, qualunque inasprimento della pressione fiscale sui contribuenti leali, che in Trentino sono la larga maggioranza dei lavoratori e degli imprenditori.

Presupposto fondamentale di qualunque programma di intervento a sostegno dell’economia e dei bisogni sociali è garantire la tenuta finanziaria del bilancio della Provincia, a fronte della prevedibile caduta del gettito fiscale. Occorre in questo senso:
a) sottoporre a verifica di priorità le scelte di Bilancio attuali sia di parte corrente che di parte in conto capitale;
b) ricercare con il Governo forme di sospensione o di diversa utilizzazione delle quote annuali che la Provincia deve conferire allo Stato in base agli Accordi sottoscritti (non già, dunque, porsi nell’ottica invece della loro ridiscussione generale).

Il carattere eccezionale della crisi richiede in ogni caso strumenti finanziari di carattere straordinario, oltre la normale dinamica del bilancio. Serve per questo:
a) prevedere un progetto sostenibile di finanza straordinaria a debito (di fronte alla crisi del 2008/2009 la Provincia attivò risorse straordinarie per circa 1,3 miliardi di euro);
b) mobilitare tutte le risorse private e collettive del territorio;
c) prepararsi ad utilizzare con efficienza e tempestività le risorse europee stanziate e in via di predisposizione per questa emergenza.

Per quanto attiene i rapporti con lo Stato, oltre alla ipotesi sopra citata di sospensione per due anni della quota di partecipazione alla finanza statale, si può immaginare:
a) una Norma di Attuazione per rendere ammissibili nell’ordinamento finanziario delle Province l’erogazione da parte dello Stato delle risorse finanziarie per le molteplici misure previste dalla decretazione d’urgenza, e da future norme nazionali, per fronteggiare e superare in via strutturale l’impatto dell’emergenza sanitaria. Ovviamente vanno incluse le risorse derivanti allo Stato dai vari strumenti di sostegno europei (Commissione, Consiglio europeo, BCE, BEI ecc.), risorse che defluiranno in parte sul sistema degli enti territoriali. In ogni caso si rende necessario per le Province superare, con Norma di Attuazione, alcuni vincoli dell’Accordo di Milano e del d.lgs n. 266 del 1992 in materia di finanziamenti statali su leggi di settore, considerando anche gli aspetti di sussidiarietà verticale. Necessita prevedere comunque un meccanismo pattizio per evitare ingombranti invasioni di competenze provinciali da parte dello Stato e per garantire misure di coordinamento, integrazione e complementarietà;
b) la sospensione per due o più anni del contributo di 40 milioni di euro ai Comuni di confine di cui all’Accordo di Milano;
c) l’aggiornamento del contributo alla finanza pubblica nazionale di cui al Patto di Garanzia dal 2023 (art. 79, comma 4ter, St.) alla variazione percentuale degli interessi del debito pubblico, dedotti quelli generati dalla manovra di indebitamento per fronteggiare l’emergenza Covid-19;
d) un contributo dello Stato al finanziamento parziale della scuola, a partire da una determinata annualità (con l’Accordo di Milano la Provincia di Bolzano introita annualmente 250 milioni di euro, che ovviamente rappresentano una quota ridotta rispetto al costo complessivo della funzione, ma che fanno la differenza nell’impostazione annuale del bilancio provinciale);
e) la definizione forfettaria di devoluzioni da parte dello Stato di gettiti fiscali arretrati e degli oneri relativi alla delega di alcune funzioni.

Per quanto concerne la possibilità di indebitamento del sistema provinciale, si potrebbe pensare, in attuazione dell’art. 74 St, di adottare misure per consentire alle Province l’accensione di indebitamento superando, almeno per un certo periodo, i limiti derivanti dalla normativa nazionale. Ciò significa che lo Stato potrebbe assicurare uno spazio (copertura) di indebitamento (accordato allo Stato dalle recenti misure europee), uscendo temporaneamente dall’applicazione degli artt. 9 e 10 della legge rinforzata 243 del 2012. L’indebitamento deve essere ovviamente funzionale ad investimenti in base alla Costituzione, con facoltà di destinare tali risorse anche a favore delle imprese (la norma di attuazione deve derogare anche in questo caso a norme ordinarie statali). Lo spazio in deroga di indebitamento potrebbe essere quantificato 3/400 milioni di euro/anno per due anni, ammortizzabili in 30 anni. Si tratterebbe di un approvvigionamento eccezionale di risorse, che aggiunte alle disponibilità derivanti dalla sospensione del contributo alla finanza nazionale assicurerebbero un pacchetto straordinario di risorse finanziarie per fronteggiare il 2020 e le fasi 2 e 3.

Si può così pensare di costituire un Fondo centrale trentino di garanzia al quale far attingere il sistema delle imprese, a cominciare da quelle che operano nei settori di maggiore difficoltà come il turismo e il commercio. Si può ipotizzare che il Fondo venga alimentato da Cassa del Trentino, sia valorizzando la partnership con Cassa Depositi e Prestiti, sia con emissione di titoli che con attivazione di fondi Bei. Si potrebbe immaginare anche una partecipazione al Fondo di banche ed altri istituti finanziari, visto il loro interesse a sostenere questa manovra straordinaria. A cominciare da Cassa Centrale Banca, con la quale andrebbe ipotizzato un tavolo tecnico permanente, finalizzato a coinvolgere il sistema delle Casse Rurali che, tanto più in un momento di grande difficoltà, possono rappresentare un formidabile valore aggiunto per le nostre comunità.

Attraverso il Fondo si renderebbero possibili azioni a breve, di “assistenza”, mediante contributi in conto capitale alle micro e piccole imprese più in difficoltà, consapevoli che l’effetto di leva finanziaria sarebbe 1 a 1, ma che peggiore sarebbe uno scenario di chiusura o fallimento. I contributi alle micro-imprese dovrebbero essere di breve termine. Tre mesi ad esempio. Eventualmente rinnovabili in aggiornamento dell’andamento del mercato. Ipotizzabili, nel periodo transitorio per favorire la ripresa delle attività, soluzioni che intervengano sui costi fissi, ad esempio sugli affitti o sulla compartecipazione ai costi del personale rapportata al calo dei corrispettivi di vendita e al mantenimento di livelli possibili di occupazione. Mancheranno i lavoratori stranieri stagionali, per i quali, la Germania insegna, si potrebbero trovare canali specifici di assunzione in sicurezza. Consigliate poi, azioni a medio lungo termine di rafforzamento del sistema delle garanzie statali o con forme autonome di garanzia e credito per nuovi investimenti o per capitalizzare le perdite, magari in tempi più lunghi di quelli stabiliti dallo Stato. Questa azione avrebbe un maggior grado di leva finanziaria fino a 1 a 10. Così 20-30 milioni di euro di finanziamenti del Fondo potrebbero metterne in moto 300.

 

 

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5. Le priorità programmatiche

La riprogrammazione delle risorse provinciali e l’attivazione di tali risorse straordinarie dovrebbero consentire di perseguire i seguenti prioritari obiettivi:
a) una gestione efficiente della fase 2 dell’emergenza, in grado di garantire sicurezza sanitaria e sostenibile progressiva ripresa delle attività, utilizzando al massimo grado possibile prerogative e competenze dell’Autonomia speciale e valorizzando la buona attitudine del sistema economico e sociale al rispetto delle regole ed all’autoresponsabilità;
b) un efficace sostegno al reddito delle famiglie in difficoltà, attraverso la integrazione coordinata delle misure già adottate dallo Stato. Si potrebbe ipotizzare di aggiornare secondo le esigenze attuali lo strumento del Reddito di Garanzia oggi contenuto nell’ Assegno Unico Provinciale, adeguandone i parametri e i meccanismi alla attuale emergenza finanziaria delle famiglie;
c) il sostegno al sistema delle imprese. Prioritaria sarà la liquidità e dunque la garanzia per l’accesso al credito. Serve una iniziativa straordinaria promossa da Cassa del Trentino e dai Consorzi Fidi, anche col supporto di un Fondo ad hoc partecipato da risparmiatori trentini, secondo le linee già illustrate; in particolare per le micro e piccole imprese (in particolare quelle del settore turistico e dei servizi), per le quali si teme una notevole quota di chiusure definitive, con grave danno al tessuto civile ed economico, si dovrebbe pensare: a interventi anche a fondo perduto; a forme di incentivo legato ai costi di locazione degli immobili utilizzati (con contestuale possibile recupero di risorse attraverso strumenti selettivi e straordinari di prelievo sulle rendite immobiliari); a supporti finanziari legati alla caduta di fatturato;
d) il rilancio di un Piano di investimenti pubblici (provinciali e comunali) ispirato al principio della immediata cantierabilità e dimensionato in modo tale da poter intercettare la domanda del sistema locale delle imprese. La manutenzione del territorio e le opere di messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico e del patrimonio forestale potrebbero incrociare la priorità della ripresa economica con le riflessioni che si sono rese necessarie alla luce dell’emergenza ambientale, in particolare dopo Vaia.
e) un forte impulso alle politiche di innovazione digitale nel settore pubblico e privato, a cominciare dalla pubblica amministrazione e dalla scuola.

 

Sociale: contrastare l’aumento di povertà e diseguaglianze

La pandemia Covid-19 sta producendo, oltre a quella sanitaria, un’emergenza anche economica e sociale. Non è necessario aspettare i dati per sapere che molte più famiglie scivoleranno verso una condizione di vulnerabilità sociale e di maggiore povertà. È urgente aumentare le misure per contrastare questo fenomeno sostenendo il reddito dei nuclei più fragili elevando la soglia dell’intervento pubblico. Attualmente l’Assegno Unico Provinciale prevede un’erogazione che può arrivare, per i nuclei famigliari composti da una sola persona, fino a 547 euro, mentre per le famiglie con più componenti fino a 950 euro. In questa fase tali soglie sono troppo basse. Inoltre le regole vigenti per accedere al reddito minimo non tengono conto della grave crisi di liquidità che colpirà le famiglie nelle quali qualcuno perde il lavoro o entra in crisi con la propria attività. Va attuata anche una maggiore semplificazione delle procedure che si può ottenere solo istituendo nell’AUP la misura unica prevalente attraverso cui gli aiuti vengano canalizzati e finalizzati in favore delle famiglie senza perdere i soldi dello Stato.

Nella fase di emergenza, a partire dal mese di giugno del 2020 e fino al mese di dicembre del 2021, la PAT dovrebbe dunque mettere in campo una misura generalizzata di sostegno al reddito famigliare. Questa misura dovrebbe fissare la soglia per l’accesso a 12.000 euro equivalenti su base annua. Essa garantirà che ogni famiglia trentina, con un reddito familiare disponibile reso equivalente, secondo gli usuali parametri ICEF, inferiore alla soglia sopra fissata, riceva una somma pari alla differenza tra il proprio reddito e la soglia stessa. Il beneficio sarà erogato su base mensile. Dalla somma spettante sarà detratto ogni altro beneficio goduto dalla famiglia di interesse (reddito di cittadinanza, bonus per partite IVA e lavoratori autonomi) previsto da misure assunte dal governo nazionale. Al momento della domanda d’accesso alla misura provinciale di sostegno al reddito, la famiglia richiedente dovrà dichiarare l’ammontare del proprio reddito nei primi cinque mesi del 2020 nonché l’eventuale percezione di altri benefici monetari da parte del governo nazionale. Dovrà altresì dichiarare, ai sensi della componente reddituale dell’attuale misura denominata “Assegno Unico”, la consistenza del proprio patrimonio mobiliare e immobiliare. La domanda di accesso alla misura e, dunque, la dichiarazione dei redditi familiari disponibili resi equivalenti cumulati fino al momento stesso della domanda, dovrà essere effettuata mensilmente. Anche il beneficio verrà versato su base mensile.

È dunque necessario e urgente modificare il Regolamento ICEF e le delibere attuative dell’AUP al fine di:
a) innalzare il valore minimo ICEF di accesso e aumentare le attuali soglie massime di sostegno al reddito;
b) innalzare la deduzione ICEF per i redditi da lavoro femminile come incentivo all’attivazione delle donne nel mercato del lavoro;
c) escludere in via temporanea ed in particolare per la durata dell’emergenza pandemica, ai fini del calcolo dell’Assegno, il valore del patrimonio immobiliare che non produce reddito diretto e liquidità.

Per finanziare questi interventi immediati è possibile utilizzare i circa 20 milioni di euro già disponibili per effetto della riduzione di spesa dell’AUP determinata dall’intervento delle disposizioni nazionali. È inoltre opportuno prevedere l’accesso diretto all’AUP senza l’obbligo del preventivo esaurimento della procedura statale per il RC attraverso una nuova convenzione con INPS.

In prospettiva, appare importante che la Giunta provinciale avvii le necessarie trattative con il Governo nazionale per definire una specifica norma di attuazione, o per predisporre un accordo Stato-Provincia, che valorizzi la competenza provinciale in materia di ammortizzatori sociali e assistenza pubblica, affinché possa essere la Provincia ad erogare, in unica soluzione, il sostegno al reddito delle famiglie in difficoltà, imputando a sé la quota statale (del Reddito di Cittadinanza) ed evitando così complicazioni burocratiche e doppi canali. Allo stesso modo, la codifica di nuovi accordi che riconoscano dell’AUP il ruolo di cardine di tutte le politiche di sostegno ai nuclei famigliari in difficoltà, potrebbe consentire di incardinare in questo anche il possibile utilizzo di due ulteriori strumenti come il Sostegno di Emergenza per il Lavoro Autonomo (Sea), che andrebbe a sostituire il bonus una tantum da 600 euro espandendone la durata e modulandolo; e il Reddito di Cittadinanza per l’Emergenza (Rem), che utilizzerebbe i dispositivi del Reddito di Cittadinanza facilitandone però l’accesso allargando la platea coinvolgibile e velocizzando le procedure di erogazione, con un notevole beneficio in termini di funzionalità ed efficacia.

 

Ripensare il modello di Welfare e sostenere il Terzo Settore

Particolare attenzione andrebbe prestata ai contratti in essere con enti del Terzo Settore per la realizzazione di servizi sociali ed educativi. Il decreto Cura Italia prevede a questo proposito che laddove i servizi gestiti da soggetti privati in convenzione con le amministrazioni pubbliche siano chiusi a causa delle misure emergenziali, gli enti pubblici committenti siano autorizzati comunque a corrispondere i pagamenti. Per parte loro, gli enti privati coinvolti devono essere disponibili a co-progettare modalità alternative di erogazione del servizio, o, se ciò non fosse possibile, a mantenere le strutture pronte e immediatamente agibili al momento della ripresa del servizio. Occorre verificare che queste misure vengano implementate anche in Trentino da parte degli enti pubblici che a vari livelli hanno contratti in essere con cooperative sociali e altre organizzazioni del Terzo Settore. I bisogni sociali sono infatti destinati ad aumentare a seguito di questa crisi, e la presenza di un Terzo Settore organizzato e solido sarà fondamentale per farvi fronte.

La crisi economica conseguente all’emergenza sanitaria incrementerà significativamente la fascia di coloro che saranno espulsi dal mercato del lavoro. In queste condizioni sarà fondamentale associare l’erogazione di un reddito minimo ad attività di carattere lavorativo-formativo, nella dimensione della reciprocità, che assicurino un impegno alle persone e che sviluppino e/o mantengano, valorizzandoli, prerequisiti e competenze per affrontare l’attività lavorativa. In tutto ciò il Terzo Settore può giocare un ruolo determinante valorizzando le proprie competenze di sostegno alle fragilità e di costruzione di contesti inclusivi che permettano di incrementare il capitale sociale (le condizionalità connesse all’erogazione di forme di sostegno al reddito potrebbero declinarsi in interventi restitutivi a favore della collettività, interventi che potrebbero trovare nel Terzo Settore e nel mondo del volontariato gli spazi elettivi di espressione).

In prospettiva, va ripensato il vecchio modello di Welfare State, accedendo al modello oggi più confacente del Welfare generativo e di sussidiarietà circolare. Mettere in gioco non solo i poteri dell’ente pubblico nelle politiche familiari, ma anche la responsabilità sociale dell’impresa ed il ruolo cruciale del Terzo Settore sarà la via maestra. In tal senso è urgente rivoluzionare le attuali modalità di affidamento dei servizi, introducendo forme di co-progettazione che mettano al centro la persona, il suo benessere, i rapporti umani.

Un Welfare trentino sostenibile non può essere tutto a leva pubblica e deve puntare molto su un privato sociale estremamente qualificato e coprogettato. Un “secondo Welfare”, un Welfare territoriale, potrebbe giocare un ruolo decisivo anche nel ripensare, come almeno in parte si dovrà fare, il sistema sanitario: la tragedia delle Rsa ha dimostrato infatti che negli interstizi tra sociale e sanitario si evidenzia una forte criticità di sistema, che si va aggravando con l’invecchiamento della popolazione e alla quale si deve porre rimedio investendo di più nella prevenzione, nel presidio sanitario territoriale, in una vera e propria invece medicina di comunità, uno dei nuovi orizzonti a livello europeo, al tempo stesso antico e innovativo.

 

Politiche per lo sviluppo per gestire l’emergenza e accrescere la competitività

Il superamento delle conseguenze della pandemia sulla tenuta del sistema imprenditoriale trentino va perseguito operando su due livelli:
a) misure straordinarie e temporanee, volte a fronteggiare esigenze di carattere emergenziale a favore delle imprese e dei lavoratori coinvolti dalla crisi con una particolare attenzione alle imprese di minori dimensioni per sostenerle nella fase della” resilienza” e rilanciarle nella fase della ripresa.
b) revisione della legge provinciale n. 6 del 1999 («legge provinciale sugli incentivi alle imprese») per supportare le misure di cui alla lettera a), mediante il sostegno alla ripresa degli investimenti e dell’attività economica, nonché per stimolare nel medio termine la rigenerazione e il rilancio del tessuto economico locale, superandone i nodi strutturali.

Il piano straordinario si baserà sulle risorse statali eventualmente integrate in base agli accordi in essere. Certamente, oltre a Trentino Sviluppo, al quale spetta un ruolo di primo piano, andrà coinvolta anche con qualche strumento innovativo, l’Agenzia del Lavoro sia per i processi di adattamento e riconversione ad altre attività della forza lavoro disoccupata, che per la gestione degli ammortizzatori sociali. Agenzia della Famiglia e Agenzia del Lavoro dovrebbero essere i perni su cui costruire la messa in sicurezza delle nostre famiglie.

L’industria è il settore più importante per il pil, ma dispone nella maggior parte dei casi di una buona struttura aziendale e patrimoniale. Il problema delle imprese industriali sarà soprattutto legato alla ripresa di attività in presenza di obblighi di distanziamento sociale, quindi di produttività. La loro capacità di ripresa sarà molto legata alle dinamiche di mercato, nazionale ed estero, alle disponibilità di liquidità e alla capacità di adattamento delle produzioni al rischio del blocco per isolamento di un singolo Paese. La dimensione e la capitalizzazione di queste imprese farà sì che l’aiuto più consistente venga dalla manovra statale. La moratoria sui mutui, le garanzie bancarie per acquisire nuova liquidità a basso prezzo e la cassa integrazione, i tempi di riapertura, gli accordi sui distanziamenti sociali, saranno già un buon aiuto.

Ma il sostegno e lo stimolo all’innovazione saranno decisivi per definire il “quando” e il “come” il sistema produttivo trentino uscirà dall’emergenza. Da una crisi, tanto più se grave come quella con la quale ci stiamo confrontando, non si esce mai come si era entrati. Gli stessi rapporti di forza tra settori e territori risultano radicalmente modificati. È dunque indispensabile destinare una quota significativa e tendenzialmente prevalente delle risorse che verranno mobilitate, per sostenere il rinnovamento del nostro sistema produttivo. Solo per questa via, del resto, saremo in grado di ripagare il pesante ricorso all’indebitamento che in questa fase sarà necessario e inevitabile.
Strategica risulterà in questa prospettiva la funzione del comparto della conoscenza. Decenni di investimenti pubblici, via via più cospicui, nell’Università e nella ricerca, ci consentono, in queste stesse settimane, di partecipare ai tavoli più avanzati nella ricerca di nuove cure mediche e nella mappatura e modellizzazione della diffusione dei contagi (CIBIO, FBK, FEM), della predisposizione e analisi delle migliori politiche per rispondere alla crisi (UNITN, OCSE, EURICSE) e nello sviluppo di nuove forme di economia verde e so-stenibile (MECCATRONICA, PROGETTO MANIFATTURA). Per questo, riteniamo fondamentale che la Giunta si liberi della sindrome da accerchiamento e di diffidenza verso qualunque critica, per approfittare invece del lavoro di advisoring e orientamento che può essere garantito dalle molte eccellenze che il Trentino ospita.

Investire in ICT per la scuola, il lavoro, la pubblica amministrazione

Tutta la “comunità educante” va coinvolta nella sperimentazione di nuovi modelli organizzativi e didattici, sfruttando le necessità introdotte dalla crisi per innovare, scardinando gruppi classe basati solo sull’età anagrafica, offrendo percorsi curricolari con spazi di libera scelta, puntando in modo deciso sull’individualizzazione dell’insegnamento e dell’apprendimento.

L’accesso e la padronanza delle nuove tecnologie di informazione e comunicazione (ICT) devono essere diritti di tutte e tutti, in ogni zona del Trentino, incrementando gli investimenti nella fibra e nelle interconnessioni digitali e favorendo la diffusione delle tecnologie per il lavoro lo studio e il confronto sociale a distanza, con l’obiettivo di colmare il digital divide tra chi è superconnesso e chi è ancora sostanzialmente isolato nella propria casa. Una forma di disuguaglianza che pesa in modo particolarmente inaccettabile nel mondo della scuola e alla quale si dovrà porre rimedio attraverso consistenti investimenti non solo nella strumentazione, ma anche nell’utilizzo di tutte le potenzialità delle tecnologie.

Lo smart working deve entrare a far parte della nuova fase di riorganizzazione aziendale anche nelle fasi di conciliazione lavoro-famiglia. A cominciare dalla pubblica amministrazione, ove deve diventare anche uno strumento di abbattimento degli oneri burocratici che gravano oggi in misura eccessiva sulle persone, le imprese, le istituzioni.

 

Trasporti, mobilità sostenibile, energia

Soprattutto i trasporti pubblici saranno problematici. L’immediato avvio del Piano provinciale della mobilità, previsto e disciplinato dalla legge provinciale 6/2017, n.6 sulla mobilità sostenibile, dovrà essere il metodo con cui affrontare compiutamente una delle sfide più importanti per la modernizzazione ed il rilancio del Trentino per il futuro. L’emergenza mette infatti in evidenza non solo la problematicità del trasporto pubblico in rapporto con il distanziamento sociale, ma la complessità della mobilità nel suo insieme. Il nodo cruciale è il cambiamento della scelta modale di trasporto per sostenere la quale è assolutamente necessario che il Piano della mobilità individui una strategia d’insieme a cui dare poi attuazione secondo priorità, tenendo chiaro l’obiettivo a medio termine di una mobilità che ruota attorno al tunnel del Brennero ed alla rotaia.

Un primo passo è stato fatto nel settembre 2017 con l’approvazione del Piano provincialedella mobilità elettrica, che andrebbe attuato a sua volta almeno con l’installazione delle colonnine elettriche per le ricariche. Ma non basta. Contestualmente è importante dare continuità e coordinamento ad un sistema articolato di infrastrutture ed interventi a servizio e sviluppo della ciclabilità sia essa bike o e-bike. Vanno accelerate le azioni pianificatorie provinciali e locali, in una azione comune in cui far convergere parte dei fondi pubblici in un’azione sinergica.

C’è un grande patrimonio anche culturale accumulato negli anni scorsi, ma è l’occasione per uno scarto forte e di qualità. Sarebbe il momento per accelerare sul fronte bike ed e-bike. Sulle brevi distanze senza problemi particolari, basta solo proseguire con gli incentivi. Andrebbe invece risolta la questione della classificazione degli aiuti a livello nazionale. Oggi infatti la parte di contributo data ai lavoratori è considerato fringe benefit e quindi tassato. Per le lunghe distanze verso i centri di maggior attrazione invece, sarebbe bene pensare ad un piano di parcheggi di attestamento con bici park. Si parcheggia e poi ci si muove in bici o con mezzi pubblici con distanziamento sociale. La graduale riapertura delle attività produttive nella fase 2 può essere periodo favorevole a sperimentazioni di rimodulazione della mobilità urbana.

Risparmio energetico ed energie rinnovabili sono un’altra decisiva frontiera per la qualità e la solidità della ripresa economica del Trentino. In campo energetico, dinanzi all’emergenza, si potrebbe anche lavorare, in sinergia con le altre regioni alpine, per una proroga decennale delle grandi concessioni idrolettriche, con norma statale, garantendo costanza e certezza dei canoni e a fronte di un piano di investimenti a breve a carico dei concessionari.

 

Agricoltura, emergenza manodopera e distanziamento sociale

L’agricoltura e le filiere di servizio collegate, fornendo beni per l’alimentazione, avranno più problemi di reperimento di personale e di distanziamento sociale che non di vendita dei prodotti, ma i consorzi di secondo grado, specie se legati ad un forte tasso di esportazioni, potrebbero avere contrazioni nelle vendite e quindi problemi di stoccaggio e deperimento delle merci, sui quali si dovrà intervenire.

Il più consistente capitolo di aiuti, che in questo momento può arrivare all’agricoltura è quello relativo ad un sostegno economico alle spese di promozione e commercializzazione di ambito agroalimentare. Questo vale, sia che l’azienda indirizzataria dell’aiuto agisca a livello locale, che a livello internazionale. Alla luce della rimodulazione del sistema del de-minimis sugli aiuti economici alle imprese, rispetto al quale a livello europeo è stata riaperta una finestra, andrebbe rivalutata una nuova opzione da utilizzarsi per la riattivazione dei contributi settoriali in campo agroalimentare.

In ogni caso e parallelamente, si potrebbero comunque avviare delle specifiche campagne promozionali partendo proprio dalla Trentino Marketing che agirebbe vicariando la stessa azione che attualmente i consorzi sostengono in via diretta. Il vantaggio sarebbe duplice perché le aziende, da un lato beneficerebbero di un’attività promozionale intensa e professionale, dall’altra, i loro bilanci, verrebbero sgravati di parte delle spese ordinariamente o straordinariamente sostenute per queste azioni. Medesima misura sarebbe opportunamente applicabile agli strumenti in uso al settore vino, con particolare attenzione ai piccoli o piccolissimi produttori anche associati in specifiche associazioni di categoria.

 

Edilizia: rilanciare rinnovando

Nel caso dell’edilizia, la mole di investimenti pubblici è già ben definita e portata in appalto. Solo Cassa del Trentino ha in pancia più di 500 milioni impegnati per appalti di opere pubbliche della PAT e dei Comuni. Si tratterà principalmente di sbloccare i colli di bottiglia della burocrazia. Qualche anno fa era stata costituita un’apposita task-force ed istituito un osservatorio specifico. Sarebbe il caso di ripristinarla ed introdurre subito eventuali norme straordinarie di accelerazione delle procedure.

La ripresa ed il distanziamento sociale per garantire la sicurezza sono il problema più attuale, che andrà affrontato con maggior senso di coordinamento delle parti sociali. La revisione dei bilanci di previsione della Provincia dovrebbe peraltro far pensare a nuove iniziative di reperimento fondi a sostegno dell’edilizia. Anni fa si era pianificato un intervento di dismissione e valorizzazione degli immobili non più necessari per le funzioni pubbliche. Tale iniziativa era stata supportata da norme specifiche sia urbanistiche per i cambi di destinazione d’uso, sia nel codice degli appalti per il loro inserimento nei bandi di gara. Erano state prese iniziative sia da parte di Patrimonio del Trentino che e soprattutto attraverso protocolli ed intese, con l’Agenzia del Demanio ed il suo braccio operativo INVIM IT. Si potevano attivare centinaia di milioni di euro per l’edilizia. Dal 2018 è tutto fermo. Perché non ripartire?

Ancora, con il progetto “il mio condominio green” confermato e rilanciato di recente, si è aperta un enorme possibilità per l’edilizia. Tra i crediti d’imposta, il finanziamento dell’analisi energetica, del progetto, degli interessi su mutuo fino alle anticipazioni alle imprese dei crediti d’imposta ceduti, la PAT ha già fatto molto, con la piena collaborazione e partecipazione delle principali banche, amministratori di condominio, ordini professionali. Manca solo una cosa. La capacità delle imprese di mettersi in rete ed offrire pacchetti completi ai condomìni interessati. Un modo di fare green economy appunto. Perché non si spinge in questa direzione? Magari coinvolgendo la Cooperazione? Esistono formule come quelle delle ESCo (Energy Service Company), che non necessariamente chiedono intervento finanziario pubblico. La leva del settore deve avere come basi il riuso del patrimonio esistente e la sua riqualificazione che, alla luce di quanto sta succedendo, deve essere energetica ma anche funzionale.

 

L’artigianato, le piccole imprese, il no-profit: il coraggio di innovare

Oltre alle misure contingenti, necessarie per superare la crisi nel breve termine e di cui si è già detto in termini di aiuti economici e finanziari, è necessario pensare come il mondo dell’artigianato e della micro impresa potrà immaginare il proprio futuro. Le piccole dimensioni oggi si scontrano con un mercato sempre più competitivo nel prezzo e senza intermediazioni tra produzione e consumatore. Le modalità di accesso ad un ampia gamma di servizi e beni di consumo a basso prezzo e di immediata disponibilità è accelerata dall’uso sempre più diffuso della rete a banda larga e dalla dimensione aziendale. In questi giorni ne abbiamo visto e compreso forse come non mai la potenzialità e le opportunità.

Per questo se vogliamo pensare al futuro dell’artigianato e della piccola impresa in tutte le sue forme, è necessario spingersi verso un nuovo paradigma produttivo, che sappia investire sui sistemi di produzione a rete, dove la cooperazione tra imprese conti più della dimensione. Un nuovo patto produttivo che crei Comunità, che sappia effettivamente costruire reti e sistemi di relazione tra soggetti anche periferici e di piccola dimensione. Un nuovo paradigma che pensa all’innovazione come processo aperto anziché proprietario. Condividere la conoscenza, la formazione, la ricerca, la sicurezza sarà importante in futuro quanto la ricerca di economie di scale e di garanzie finanziarie.

L’innovazione dovrà essere pensata così. Come capacità di attivazione di processi di sistema, culturali e di relazione, pensando ad una Comunità sempre più orientata a ridurre il consumo di risorse naturali e attenta alle produzioni rinnovabili e riciclabili. Attenta all’economia circolare che si regge necessariamente su reti e filiere corte. Un modo per far convergere il tema dello sviluppo con quello della sostenibilità ambientale e sociale, veri fattori di competitività del Trentino.

L’artigianato e la piccola impresa dunque, potranno sostenere e creare nuovi spazi di lavoro se saranno aiutati a riorganizzare la propria offerta, non rinunciando alla piccola dimensione e al decentramento che anzi sarà il loro punto di forza se sapranno porsi come elemento unificante della propria Comunità. L’impresa che non si fa solo carico di operare bene al proprio interno, ma che contribuisce a far funzionare bene la Comunità che la circonda è la base di un nuovo ed emergente concetto: la responsabilità civile d’impresa. Su questo il Trentino non può arrivare dopo.

Si pensi alle nuove forme di cooperazione di produzione, di consumo e di utenza che stanno nascendo in settori come i servizi medici e di assistenza sociale, l’educazione, il sociale, le attività culturali ed educative, i servizi alla persona. Altri esempi si possono fare con riguardo alle reti d’impresa e di professionalità necessarie per affrontare le nuove opportunità dell’edilizia sostenibile o dei servizi di gestione ambientale ed energetica. Nei trasporti e nella mobilità dove un patto tra pubblico e privato sarà sempre più essenziale per la fruizione capillare del servizio a minor costo. Si pensi ancora ai gruppi di acquisto, alle ESCo con finalità sociale, alle mutue di nuova generazione per servizi assicurativi per persone a basso reddito e altro ancora.

 

Un Piano di valorizzazione delle professioni e del lavoro autonomo

Nel medio termine affrontando le nuove sfide per il lavoro e la disoccupazione giovanile, non possono essere dimenticati il lavoro autonomo e le professioni, vero patrimonio di questo territorio. L’obiettivo è instaurare un dialogo tra imprese, istituzioni pubbliche e giovani generazioni, con un modello di partnership atto a favorire un dialogo tra la domanda di lavoro e la possibilità di inserimento professionale. Bisogna dunque, mettere in dialogo sia le imprese, sia le istituzioni pubbliche con le giovani generazioni, con un modello di partnership, per favorire un dialogo tra la domanda di lavoro delle giovani generazioni e la possibilità di inserimento professionale, in modo che un giovane che si forma, grazie al fatto che partecipa a questa prospettiva, abbia la possibilità di specializzarsi, portando la conoscenza sulla soglia dell’applicazione.

Alcune proposte: coinvolgimento delle istituzioni creditizie, che potrebbero sostenere questo tipo di dialogo; co-progettazione delle opportunità lavorative tra le giovani generazioni, le imprese e le istituzioni; supporto al lavoro autonomo, imprenditoriale, soprattutto per start up di giovani e donne; tutela e valorizzazione dei lavori antichi e patrimonio culturale di questo territorio.

 

Turismo e commercio epicentro assoluto dell’emergenza

Il comparto più in difficoltà sarà però, come detto, quello del commercio e turismo. In un contesto di generale sofferenza, l’area più penalizzata sarà quella del Garda, che non ha potuto nemmeno godere dei benefici di una stagione invernale che, nelle località sciistiche, è stata comunque positiva, mentre vede ormai sfumare quasi del tutto la prossima stagione estiva. In questo comparto servirà comunque lo sforzo maggiore. Chi ha già investito ed ha il problema di come pagarsi i debiti in presenza di un calo delle vendite, non ha bisogno di altri prestiti, ma di rimettersi in carreggiata contando su un risarcimento del danno una tantum, ma concreto ed urgente.

Molti alberghi stanno pensando di tenere chiuso quest’estate per ridurre al minimo le perdite. Con ciò lasciando a casa migliaia di persone, di lavoratori che inevitabilmente finiranno sul conto degli ammortizzatori sociali. Per non parlare della filiera dei fornitori e dei servizi. Altri vedono lo spettro del fallimento e sappiamo quanto delicata sia la situazione degli alberghi in Trentino. Su circa 1700 alberghi rischiamo che molti decidano di chiudere definitivamente. Siamo cioè ad un punto di svolta. O questa è l’occasione per rilanciare il settore almeno avvicinandoci all’offerta della Provincia di Bolzano, che solo nel settore alberghi e ristoranti distanzia di più di 1 miliardo di euro di pil la nostra provincia, o ci avvicineremo sempre più a quello che è già un problema emergente ovvero l’abbandono anche di qualità urbana di questi immobili.

Abbiamo detto della necessita di sostenere il comparto con contributi in conto capitale, ma anche del sostegno alla fase transitoria, di riavvio. La sfida maggiore sarà però come affrontare il cambiamento delle abitudini e degli stili di vita della clientela in un ottica in cui la salvaguardia ed il rispetto dell’ambiente saranno la cifra della credibilità del Trentino sul mercato. Un patto generativo di sviluppo, contro uno scenario di chiusura. Decisive saranno le misure di mitigazione dell’impatto del distanziamento sociale, che andranno sostenute e realizzate in tempi brevi. Non solo. Ad esempio una azione immediata di collaborazione tra ospitalità in seconde case e ristorazione per la consegna di pasti a domicilio potrebbe essere una strategia efficace, di particolare interesse a chi dovesse scegliere di andare in vacanza. Una strategia da mettere subito nella comunicazione istituzionale di APT e Trentino Marketing.

Si potrebbero anche incoraggiare gli albergatori ad allargare il loro orizzonte prendendosi in carico la gestione di un decina di appartamenti a testa. “Letti freddi” che verrebbero messi sul mercato potendo disporre di tutti i servizi alberghieri, come si trattasse di un albergo diffuso. Una modalità innovativa per valorizzare il turismo delle seconde case. Indipendentemente da ciò, il tema della gestione professionale dell’ospitalità nelle case vacanze  al tempo di Airbnb, andrà fatta. Inoltre, in prospettiva, pensando soprattutto al settore alberghiero e ritenendo che il superamento delle crisi non riuscirà a salvare tutte le aziende oggi in difficoltà, poniamo il problema degli abbandoni e dei fallimenti di aziende alberghiere oggi attive, ma che in poco tempo potrebbero essere chiuse o vendute all’asta per poco nulla e destinate al cambio di destinazione d’uso.

Se vogliamo mantenere e rilanciare il turismo alberghiero, rafforzando l’offerta di qualità anche di piccole dimensioni è necessario attivare meccanismi di convergenza tra la proprietà immobiliare e la gestione alberghiera. Ad esempio un fondo immobiliare costituito anche dalla Provincia tramite Trentino Sviluppo, che abbia come finalità l’acquisizione di immobili dismessi o derivanti da procedure esecutive, da assegnare in concessione ad imprenditori o gruppi di piccoli imprenditori locali, soprattutto di giovani accompagnati da forme di tutoraggio professionale, che ne curino il recupero e la la rimessa in funzione. Per tale scopo dovrebbe intervenire il sostegno di contributi provinciali anche per l’accesso al credito. Il patrimonio immobiliare così acquisito dal Fondo potrebbe infine essere ceduto ai gestori con forme di “rent to buy” agevolato, o patti di riacquisto dopo un sufficiente periodo di gestione. Le imprese beneficiarie di tale meccanismo andrebbero peraltro sottoposte a condizionalità. Sia nei contratti di gestione unitaria di ogni singola struttura, sia in una rete di forniture e servizi. Pensiamo ad un sistema cooperativo di imprese. Un’idea da strutturare ovviamente, ma che darebbe nuovo impulso al turismo, ai giovani imprenditori alle scuole di formazione e alla coooperazione.

A livello turistico, risulterà determinante valorizzare territori e attività dove sia facile praticare il distanziamento sociale. Ciò può avvenire sia nei vasti spazi aperti delle nostre belle e frequentatissime vallate che nei territori marginali ai grandi flussi del turismo di massa che, da questa situazione critica, potrebbero trovare nuove opportunità. Turismo culturale all’aria aperta, negli Ecomusei, nei Parchi, turismo detox, esperienziale, la connessione coi piccoli produttori agricoli potrebbero completare un quadro rimodulato su queste nuove opportunità. L’alto valore ambientale del nostro territorio, l’outdoor come scelta di modello di vacanza potrebbero sostenere una nuova capacità attrattiva dei campeggi. Per farlo, è necessaria la giusta formula per valorizzarne il sistema locale di promozione e animazione territoriale. In particolare, questo avviene attraverso l’azione che solo le aziende di promozione locale possono mettere in campo; in tal senso risulta fondamentale mantenere il finanziamento riservato alle APT nella misura prevista dal bilancio di previsione 2020.

 

La cultura, risorsa fondamentale per la ripartenza

Non è vero che con la cultura non si mangia. È vero esattamente il contrario. Non può esserci ripartenza senza l’apporto di un convinto investimento nelle attività culturali e artistiche. Che non vanno più considerate solo forme di intrattenimento o modalità attraverso le quali occupare il proprio tempo libero. La cultura riveste un ruolo cruciale in quello che gli esperti definiscono come behavioral change, la possibilità cioè di contribuire in modo fondamentale nella capacità di modificare comporamenti e di generare cambiamento. Per questo, è necessario proprio in questa fase di grandi e per certi versi forzati mutamenti, non abbandonare a se stesse le tante realtà culturali e artistiche che capillarmente e tra mille difficoltà operano sul territorio provinciale. Teatri, compagnie, associazioni che da tempo intrecciano la loro attività artistica e culturale con temi come la sostenibilità ambientale, la coesione sociale, l’innovazione e la salute.