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GHEZZI (FUTURA) INTERROGAZIONE: * COVID-19: QUALI I RAPPORTI DELLA GIUNTA PAT CON “LA VOCE DEL TRENTINO”, INSERITA NELLA BLACKLIST DEI SITI DI FAKE NEWS DA “NEWSGUARD” ?»

Premesso che: durante l’emergenza di Covid-19 non poche testate giornalistiche si sono rese responsabili della diffusione di notizie false, molto spesso pericolose per la salute pubblica e in contrasto con la corretta gestione della pandemia, che hanno avuto grande risalto e condivisione sulle diverse piattaforme web;

una community di giornalisti e giornaliste e analisti internazionali indipendente – NewsGuard – ha monitorato i siti di tutto il mondo verificando l’attendibilità delle notizie pubblicate e ha stilato una prima “black list” dei siti;

nella lista dei 20 siti italiani che avrebbero diffuso fake news, segnalata a livello locale il 6 aprile da “Il Dolomiti” – testata molto attenta al problema delle fake news – e pubblicata riaggiornata l’8 aprile 2020 dal sito NewsGuard, sotto il titolo “Centro di monitoraggio della disinformazione relativa al Coronavirus”, “La Voce del Trentino” appare al nono posto dell’elenco nella scheda compilata da NewsGuard, si legge la seguente definizione generale della Voce del Trentino: “Un sito con un orientamento politico di destra che si occupa della regione Trentino-Alto Adige, in particolare della provincia di Trento, e che ha pubblicato informazioni imprecise e non comprovate, tra cui articoli sulla pandemia di Covid-19”;

di seguito NewsGuard così specifica: “La Voce del Trentino afferma sulla sua pagina Facebook che sono circa 30 i collaboratori che lavorano per il sito. I contenuti pubblicati sono spesso articoli originali prodotti dai collaboratori del sito, e le informazioni fanno riferimento a comunicati stampa o a dichiarazioni di politici locali. Tuttavia, il sito ha pubblicato ripetutamente informazioni non comprovate e fuorvianti, tra cui alcune affermazioni false sull’epidemia di coronavirus del 2020.

Ad esempio, un articolo del marzo 2020 intitolato “Inchiesta coronavirus e 5G: allora il collegamento esiste davvero?”, ha collegato la pandemia del Coronavirus del 2020 all’esposizione della popolazione alla tecnologia dei telefoni cellulari 5G, affermando che l’esposizione ai campi elettromagnetici “può effettivamente portare a un sistema immunitario indebolito”. Non ci sono prove che ci sia un collegamento tra il 5G e l’epidemia di Coronavirus del 2020. E stando a un articolo del gennaio 2020 pubblicato sul sito di factchecking nel Regno Unito FullFact.org, non ci sono prove che il 5G possa danneggiare il sistema immunitario delle persone. Inoltre, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense afferma sul suo sito che “ad oggi non esistono prove scientifiche di problemi di salute causati dall’esposizione all’energia della radiofrequenza emessa dai telefoni cellulari”;

un ulteriore esempio di articoli de La Voce del Trentino, riportato da NewsGuard: “Un altro articolo del marzo 2020, intitolato“Coronavirus, servizio del Tgr Leonardo del 2015: laboratorio cinese creò supervirus polmonare?”, ha promosso due teorie prive di fondamento sul virus: che è stato creato dalla Cina e che è stato progettato in un laboratorio militare. L’autore dell’articolo fa riferimento a un servizio del 2015 trasmesso dalla Rai, in cui si afferma che all’epoca in Cina era stato creato un virus a partire da pipistrelli e topi a fini di ricerca. L’autore dell’articolo ha scritto: “Per chi ha visto questo video o legge queste righe è inevitabile il paragone con la situazione che stiamo vivendo a causa del contagio rispetto al COVID19”. L’articolo citava anche le affermazioni del direttore di TgCom24, Paolo Liguori, che nel gennaio 2020 sosteneva in un video che il coronavirus del 2020 era stato “progettato in un laboratorio militare a Wuhan in cui si facevano esperimenti di modifica della SARS per scopi bellici”. L’affermazione che il coronavirus è stato creato in Cina ed è poi uscito da un laboratorio militare è stata smentita da biologi, fact-checker e importanti organizzazioni sanitarie. Un rapporto del febbraio 2020 dell’Organizzazione mondiale della sanità afferma che “un numero crescente di prove dimostra il legame tra il 2019-nCoV [Wuhan coronavirus] e altri coronavirus noti (CoV) simili circolanti nei pipistrelli”. Uno studio pubblicato lo stesso mese su Nature sostiene che il virus è “identico al 96% all’intero genoma di un coronavirus dei pipistrelli”;

già in passato la testata trentina si è contraddistinta per la diffusione di simili “notizie” non scientificamente comprovate. Prosegue il rapporto di “NewsGuard”: “Nel marzo 2018, La Voce Del Trentino ha pubblicato un articolo intitolato “Vaccini dichiarazione shock: ‘Nel 2032 il 50% della popolazione sarà autistica’”. Citando la posizione di Stefano Montanari, un ricercatore italiano critico verso i vaccini, l’articolo afferma che i vaccini sono “inquinati da scorie di metalli pesanti […] che possono portare a gravissime controindicazioni, tra le tante: encefalopatie, paralisi cerebrali, autismo e finanche la morte”. Nessuna grande organizzazione sanitaria o scientifica, incluso il Servizio sanitario nazionale del Regno Unito e l’Organizzazione mondiale della sanità, sostiene l’esistenza di un legame tra autismo e vaccini. I Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti (CDC) hanno dichiarato che “non esiste alcun legame tra vaccini e autismo”, una conclusione sostenuta da un’ampia varietà di prove scientifiche”;

la conclusione del rapporto di NewsGuard è drastica: “Visto che La Voce del Trentino ha pubblicato articoli fuorvianti con informazioni prive di fondamento, NewsGuard ritiene che il sito non soddisfi i suoi standard di raccolta e presentazione delle informazioni in modo responsabile”;

la Voce del Trentino non dichiara di avere un orientamento politico ma, sempre secondo gli esperti di NewsGuard, il giornale pubblica spesso articoli di opinione senza segnalarli ed esprime una linea editoriale vicina alle posizioni della destra senza dichiararlo, non gestendo la differenza tra notizie e opinioni in modo responsabile;

la Voce del Trentino si distingue per il costante sostegno alla politica della giunta provinciale, per l’appoggio alle posizioni dei partiti che la sostengono e per i polemici attacchi agli esponenti e ai partiti dell’opposizione;

la contiguità della Voce alla maggioranza provinciale è testimoniata dalle notizie di prima mano pubblicate, a volte in esclusiva, come nel recente caso della designazione del candidato sindaco della coalizione di destra per il Comune di Trento;

gli attacchi contro le minoranze provinciali, contenuti in numerosi articoli, hanno raggiunto inedita intensità ai tempi dell’ostruzionismo sulla legge di assestamento di bilancio; in particolare un articolo del 28 luglio 2019 accusava lo scrivente consigliere (che per questo ha presentato querela, ancora pendente al tribunale di Trento) di “parassitismo sociale” per un presunto e inesistente assenteismo, notizia stigmatizzata dallo stesso presidente del Consiglio provinciale con una nota stampa in cui ha condannato “le false notizie diffuse con foto anche sui social per screditare le minoranze… notizie del tutto infondate” su un metodo d’azione “del tutto legittimo con cui le opposizioni possono esercitare l’ostruzionismo nel nostro sistema democratico”;

sempre secondo il report di NewsGuard che cita i dati pubblicati dal registro delle imprese “la Voce del Trentino è di proprietà di Cierre Edizioni Sas, una società privata con sede a Trento che pubblica anche La Voce di Bolzano, un altro sito dedicato alla regione Trentino Alto Adige/Südtirol; l’amministratore delegato è l’imprenditore Roberto Conci, candidato e poi ritirato nella lista di centrdestra Agire per il Trentino”;

la testata La Voce del Trentino ha ricevuto contributi pubblici da parte della Provincia autonoma di Trento: in particolare, con il provvedimento del dirigente dell’Apiae del 22 giugno 2017 è stato concesso un contributo pari a 13.600 euro;

 

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SI INTERROGA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI TRENTO PER SAPERE:

1. quali sono i rapporti della maggioranza politica che guida la Provincia di Trento dall’autunno 2018 con La Voce del Trentino;

2. quali altri contributi siano stati eventualmente concessi a La Voce del Trentino oltre al citato contributo Apiae del giugno 2017, in base alla legge provinciale 7 dicembre 2016, n. 18 “Interventi di promozione dell’informazione locale”, e quale l’esito delle verifiche da essa previste;

3. se a La Voce del Trentino sia stata pagata pubblicità istituzionale da parte della Provincia di Trento o da suoi enti funzionali o Agenzie negli anni 2018, 2019 e 2020;

4. se a La Voce del Trentino sia stata commissionata pubblicità istituzionale nell’anno 2020 in relazione alla campagna informativa sulla pandemia da Covid-19;

5. in particolare, se ci sia stato qualche accordo – anche verbale – con La Voce del Trentino, per il quotidiano “rilancio” del live Facebook del presidente della Provincia di Trento sul Covid-19;

6. come valuta l’inserimento de La Voce del Trentino nella black list del sito NewsGuard specializzato nella analisi dei siti che producono fake news;

7. se, alla luce di tale inserimento e del pericolo legato alle fake news in ambito sanitario, la giunta provinciale abbia intenzione di promuovere qualche iniziativa o specifica campagna, magari di concerto con il Corecom incardinato nel Consiglio provinciale, e su mezzi di informazione credibili, per promuovere una corretta informazione sui problemi sanitari, con accuratezza e appropriatezza scientifica, superando la logica della comunicazione “empatica” e colloquiale che ha contraddistinto i suoi live Facebook durante la pandemia da Covid-19.

 

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Paolo Ghezzi
consigliere provinciale FUTURA