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GHEZZI E COPPOLA (FUTURA) * ACCESSO AI SERVIZI WELFARE: « TROPPO RESTRITTIVA L’APPLICAZIONE DEI TRE ANNI DI RESIDENZA »

Accesso ai servizi di welfare: troppo restrittiva l’applicazione dei tre anni di residenza in provincia di Trento.

Avere una società più coesa, responsabile, equa, inclusiva e solidale: questo è il focus sul quale poggia nelle intenzioni il sistema socio-assistenziale in Trentino.

Per avere diritto ad accedere ai servizi di welfare sono necessari tre anni di residenza continuativa in provincia al momento della richiesta.

Lo scopo di questo limite è quello di evitare che persone residenti fuori provincia vengano in Trentino per accedere alle prestazioni garantite dal nostro sistema socio assistenziale ed evitare inoltre i trasferimenti di residenza finalizzati ad ottenere agevolazioni e contributi.

L’applicazione del limite dei tre anni di residenza in provincia di Trento sta creando non pochi problemi a molti trentini.

Per esempio ci sono persone nate e cresciute in provincia di Trento, soprattutto giovani, che fanno esperienze lavorative o di studio all’estero o in altre regioni italiane e si ritrovano, rientrati in Trentino, in un momento di necessità, a non avere più i tre anni consecutivi di residenza per accedere ai servizi.

In molti casi trattasi di persone in difficoltà per i quali aspettare tre anni rappresenta un problema.

Se la scelta del vincolo di tre anni può essere considerato ragionevole al fine di evitare spostamenti sul nostro territorio per usufruire dei contributi socio-assistenziali, va detto che, come evidenziato dalla Corte Costituzionale (Sentenza n. 133/2013), fare differenze in base all’anzianità di residenza non appare rispettoso dei principi di ragionevolezza e uguaglianza ed è dunque arbitrario, perché non c’è una correlazione tra la durata della residenza e le situazioni di disagio e di bisogno, riferibili alle persone, che costituiscono il presupposto delle provvidenze sociali.

Lo spostamento di un cittadino da un punto all’altro del territorio non può avere come conseguenza, in uno Stato unitario, la perdita anche solo temporanea di diritti.

Ciò premesso si interroga il presidente della Provincia di Trento per sapere:

· se ritenga opportuno introdurre delle verifiche nell’applicazione del principio della residenza da almeno tre anni sul territorio della provincia di Trento per accedere ai servizi socio assistenziali, considerando nel dettaglio le richieste che vengono dai trentini spostatisi temporaneamente all’estero o fuori provincia per motivi di studio o di lavoro e che, rientrati in Trentino, non abbiano maturato i 3 anni di residenza al momento della richiesta.

 

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Paolo Ghezzi

consigliere provinciale Futura 2018

Lucia Coppola

consigliera provinciale Futura 2018