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GDF – TREVISO * PRESTITI GARANTITI: « ILLECITI NELLA PERCEZIONE DI 1,5 MLN DI FINANZIAMENTI PER L’EMERGENZA COVID, DENUNCIATI 51 IMPRENDITORI »

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08.05 - lunedì 31 gennaio 2022

Ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca, costituzionalmente garantito, e nel rispetto dei diritti degli indagati (che, in considerazione dell’attuale fase di indagini preliminari, sono da presumersi innocenti fino alla sentenza irrevocabile che ne accerti la colpevolezza), si rende noto che le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Treviso, nell’ambito del rafforzamento delle attività di contrasto all’indebita percezione di erogazioni pubbliche, hanno concluso un ampio monitoraggio sulle attività economiche che hanno beneficiato di aiuti, stanziati dallo Stato per fronteggiare l’emergenza da Covid-19 e lo shock economico che questa ha causato, caratterizzato da una forte crisi di liquidità e dall’aumento dell’indebitamento delle imprese.

Al fine di evitare che speculatori senza scrupoli possano sfruttare la recessione, incassando finanziamenti che dovrebbero essere destinati alle imprese in reale difficoltà, i finanzieri trevigiani da un lato hanno rafforzato l’attività d’intelligence sul territorio, dall’altro hanno sfruttato le potenzialità tecnologiche offerte dall’applicativo “Dorsale Informatica”, che consente di incrociare informazioni provenienti da diverse banche dati, e da un innovativo software di analisi predittiva, ideato dal Comando Regionale Veneto per monitorare le eventuali infiltrazioni criminali nelle imprese di nuova costituzione.

L’indagine della Guardia di Finanza di Treviso ha consentito di individuare e denunciare ben 51 imprenditori, che hanno ricevuto senza averne diritto, o hanno utilizzato per finalità non consentite, oltre 1,5 milioni di Euro di aiuti statali, sotto forma di prestiti garantiti o contributi a fondo perduto.

I finanziamenti con garanzia pubblica, ricordiamo, sono stati previsti per assicurare la necessaria liquidità alle imprese colpite dall’epidemia da Covid-19. Il governo, infatti, ha stabilito che tali prestiti possano essere concessi, a scopo di sostegno, alle imprese in crisi a causa della congiuntura pandemica, con l’obbligo di destinare le somme a finalità connesse al fabbisogno aziendale.

I contributi a fondo perduto, invece, sono stati introdotti come una particolare forma di ristoro, erogato ai titolari di attività d’impresa, di lavoro autonomo o agricola, tramite l’elargizione di una somma di denaro che viene calcolata in proporzione alla diminuzione di fatturato causata dall’emergenza epidemica.
Nei casi scoperti dalla Guardia di Finanza di Treviso, numerose imprese non avevano alcun diritto a ottenere i benefici ma, tramite false autocertificazioni od omissione di informazioni sulle reali condizioni economiche, sono riuscite a farsi erogare i finanziamenti; altre, pur avendone titolo, hanno utilizzato la liquidità ottenuta per finalità completamente estranee alle esigenze imprenditoriali.

Tra le numerose violazioni accertate, il caso più frequente è quello riscontrato in 28 società che, al momento della presentazione della domanda di finanziamento, hanno dichiarato di non avere perdite pregresse, non dipendenti dall’emergenza Covid-19, mentre, in realtà, si trovavano già in stato di difficoltà: hanno ottenuto indebitamente prestiti per 780.000 Euro, che lo Stato, nella sua veste di garante, si troverà costretto a restituire nell’ipotesi – non remota – in cui le imprese non siano in grado di farlo. A conferma di questo rischio, basta citare la circostanza che una di queste società, non appena ottenuto il finanziamento garantito, è stata messa in liquidazione volontaria.
Diversi, poi, i casi di utilizzo di dichiarazioni o documenti falsi, come quello di tre società “cartiere”, inserite in un meccanismo di emissione di fatture false, che hanno ottenuto prestiti garantiti per 129.000 Euro e hanno richiesto una ulteriore erogazione di 400.000 euro, bloccata grazie alla tempestiva segnalazione al Mediocredito Centrale, organismo che garantisce, per conto dello Stato, i finanziamenti.

E ancora: uno dei denunciati ha presentato dati completamente falsi sulla sua attività, che di fatto non è stata mai esercitata; un altro ha presentato la domanda per ottenere gli aiuti indicando una partita Iva inesistente, riuscendo comunque a ottenere liquidità per 11.500 Euro; ingegnosa, infine, la “riesumazione” di una società inattiva da cinque anni, che ha ottenuto un ristoro di 4.000 euro perché penalizzata dalla crisi economica dovuta alla pandemia.

Alcuni imprenditori, poi, al fine di ottenere il contributo a fondo perduto, parametrato al calo del fatturato nei primi mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, hanno ben pensato di annullare tutte le fatture emesse all’inizio del 2020, differendole ai mesi successivi.
Non mancano i casi di utilizzo delle somme ottenute per finalità personali, del tutto estranee a quelle per le quali gli aiuti statali sono stati concepiti, a iniziare dall’acquisto di autovetture e costosi telefoni cellulari, per passare all’investimento in azioni altamente speculative; diversi denunciati, poi, hanno bonificato somme a propri familiari, che le hanno a loro volta utilizzate per spese personali, tra cui abbigliamento e prodotti per la casa.

Singolare la vicenda di un imprenditore, a suo dire affetto da ludopatia, che ha beneficiato di un finanziamento garantito dallo Stato per 25.000 Euro e, subito dopo l’accredito, ha utilizzato l’intera somma per effettuare scommesse su piattaforme di gioco online.

Un cinese, infine, non appena ottenuto il contributo, lo ha dirottato su conti correnti accesi presso banche del suo paese di origine.
Per 51 persone, dunque, è stata informata la Procura della Repubblica di Treviso, affinché possa valutare la rilevanza penale delle condotte scoperte dalle Fiamme Gialle.
Altri 15 imprenditori, responsabili di irregolarità di minore gravità o che hanno ricevuto somme inferiori ai 4.000 Euro, sono stati segnalati per l’irrogazione di una sanzione amministrativa. Per i finanziamenti garantiti, infine, tutte le violazioni accertate sono state segnalate al Mediocredito Centrale, per l’attivazione delle procedure di revoca della garanzia.
Nell’attuale periodo storico, che ha visto il Paese attraversare una grave crisi economica, l’attività della Guardia di Finanza di Treviso continua a essere fortemente orientata al contrasto delle condotte illecite e fraudolente a danno delle risorse pubbliche, al fine di assicurare che le erogazioni dello Stato siano realmente destinate alle famiglie e alle imprese che versano in un effettivo stato di necessità.

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