Sintesi dell’intervento conclusivo al Convegno “Semplificazione amministrativa e attività anticorruzione. Un equilibrio possibile”.

Il Convegno organizzato dal prof. Bombardelli ha avuto il grande merito di organizzare una seria riflessione scientifica su un tema spesso agitato in modo impressionistico e senza validi elementi conoscitivi: se le attività anticorruzione che il legislatore ha chiesto a tutte le amministrazioni pubbliche siano o meno un elemento di ulteriore complicazione amministrativa in un sistema che da decenni insegue, in realtà con carso successo, pratiche di semplificazione.

Dal punto di vista dell’ANAC la risposta è negativa: le misure di prevenzione amministrativa della corruzione, che consistono in misure di tipo organizzativo dirette ad incidere sulle modalità di organizzazione degli uffici e del lavoro, in misure di trasparenza, in misure volte alla prevenzione dei conflitti di interessi e ad una maggiore condivisione dei valori e doveri di comportamento dei pubblici funzionari nello svolgimento dei loro compiti, non sono state concepite dal legislatore come misure rigide, uniformi e obbligatoriamente applicabili in tutte le amministrazioni che compongono il variegato (e frammentato) sistema amministrativo italiano.

La configurazione concreta delle misure anticorruzione è interamente rimessa alle singole amministrazioni, che le devono prima configurare e poi concretamente applicare inserendole, senza strappi, nel contesto organizzativo di ciascuna di esse. L’ANAC svolge in questa direzione un ruolo di indirizzo e di raccomandazione, in spirito di collaborazione e non di supervisione e controllo.

L’anticorruzione, che unisce questa ampia possibilità di differenziazione operativa con la creazione di un forte referente nazionale, l’ANAC, lungi dal costituire un intralcio, è, semmai, una occasione irripetibile di modernizzazione delle nostre amministrazioni, che devono concepire politiche di riforma indispensabili come la misurazione dei risultati e della performance, la semplificazione e riduzione dei controlli, la trasparenza, la ridefinizione dei doveri in rapporto alle specifiche caratteristiche del lavoro negli uffici, come un unico processo di autoanalisi organizzativa e di riforma che coniughi, insieme, i due valori costituzionali (art. 97 Cost.) del buon andamento e dell’imparzialità.

Le testimonianze portate nel convegno da funzionari di diverse amministrazioni del territorio trentino dimostrano proprio che l’equilibrio è possibile, quando si superano la mera cultura dell’adempimento burocratico e la oggettiva ristrettezza delle risorse a disposizione per costruire un’amministrazione efficiente e imparziale al servizio dei cittadini.

 

*

Francesco Merloni

Componente del Consiglio dell’Autorità nazionale anticorruzione