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INCONTRO CON VINCENZO PASSERINI, «LA LEZIONE DI GIUSEPPE DOSSETTI»

(diretta video Hd da sede Acli Trento - via Roma)

Ieri un seminario formativo sul tema, durante il quale sono stati presentati i risultati della ricerca collegata realizzata su 15 cooperative campione e le linee guida elaborate per l’applicazione nelle aziende.

Nel 2018 in Trentino ci sono stati 8.344 infortuni sul lavoro, di cui 7 mortali.

Tra donne e uomini esistono delle differenze che influiscono anche sulla salute e sulla sicurezza al lavoro. Per questo l’Associazione Donne in Cooperazione, in partnership con la Federazione Trentina della Cooperazione, l’Università degli Studi di Trento, la collaborazione del Gruppo Ecoopera e il contributo della PAT, ha realizzato il progetto “Che genere di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro?”.

Il percorso ha avuto come obiettivo cardine quello di indagare il tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro anche alla luce delle disposizioni del D. Lgs. 81/2008 che prevede espressamente la necessità di tener conto delle differenze di genere.

Concluso il progetto, il seminario di ieri è servito per avviare la divulgazione dei risultati, per incrementare il sapere collettivo sul tema ed introdurre nelle imprese una nuova consapevolezza.

“Quella che proponiamo a questo convegno – ha detto la presidente dell’Associazione Donne in Cooperazione Nadia Martinelli – è una tematica ancora poco indagata che può però portare grande innovazione organizzativa nelle aziende ma anche sociale, per superare un approccio neutro e andare oltre”.

Un tema importante, ha aggiunto il direttore generale della Federazione Trentina della Cooperazione Alessandro Ceschi, che consente di andare dietro alla patina della superficie e scovare quelle nicchie che vanno valutate con estrema attenzione perché hanno a che fare in modo intimo con l’organizzazione e con la capacità delle aziende di lavorare bene.

Stefania Segnana, assessora provinciale alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, dopo un ringraziamento alla ex presidente Marina Mattarei per la collaborazione e il confronto proficuo di quest’anno di lavoro insieme, ha detto che soltanto attraverso la conoscenza delle conseguenze delle differenze di genere sulla salute e la sicurezza che sarà possibile valutarne il rischio e prevenire l’infortunio. L’assessora ha anche parlato dell’impegno della Provincia nel campo della medicina di genere, sulla quale è aperto un tavolo di lavoro a livello di Euregio.

Paola Conti, sociologa, esperta di innovazione sociale e politiche di genere, ha spiegato che occuparsi di queste tematiche significa prendere in considerazione e valutare l’impatto che le diverse variabili del contesto lavorativo hanno sulla salute, superando un’idea di rischio oggettivo, statico, neutrale. Un approccio, quindi, che non consideri i lavoratori come una categoria generica ed indistinta ma sia inclusivo delle differenze che li contraddistinguono.

“Uomini e donne per età, paese di provenienza, tipologia di contratto – ha spiegato Conti – possono essere esposti in modo diverso ai rischi o essere esposti a rischi diversi e possono interagire in maniera diversa rispetto alla stessa esposizione ai fattori di rischio. Inoltre la diversità di ruoli e di carichi sociali e lavorativi conseguenti possono avere, più o meno indirettamente, una influenza sugli esiti di salute”.

Un chiaro esempio di questo si può notare analizzando i dati sugli infortuni relativi a varie professioni in campo sanitario: le operatrici socio sanitarie hanno un indice di frequenza, di incidenza e di gravità degli infortuni nettamente superiori a quelli dei colleghi uomini. Risultato opposto, invece, per gli operatori tecnici, sottoposti a rischio di infortunio maggiore rispetto alle colleghe per incidenza, frequenza e gravità.

Altro esempio può arrivare dal settore chimico: l’esposizione al rischio di inalazione di sostanze pericolose varia se si tratta del viso di un uomo o di una donna, perché alcune caratteristiche del volto possono rendere inefficaci i dispositivi attuali di sicurezza.

Nel 2018 in Trentino le denunce per infortunio sul lavoro sono state 8.344 (di cui 7 sono state per infortuno mortale). Il 65% degli infortuni sono di uomini. “Lavorare per l’equità di genere – ha detto alla conclusione della sua relazione Pirous Fateh-Moghadam, Osservatorio per la Salute della PAT – non significa che gli uomini devono cedere qualcosa alle donne: una maggiore equità di genere significa che tutti, uomini e donne, guadagnano in salute, benessere e qualità della vita”.

Durante il seminario, Simonetta Fedrizzi (responsabile del progetto per la Federazione) e Silvia Gherardi (che per l’Università di Trento ha curato la supervisione scientifica insieme a Barbara Poggio, Prorettrice alle politiche di equità e diversità) hanno presentato le varie tappe del progetto, il report finale dell’attività di ricerca che ha coinvolto 15 cooperative attraverso interviste e che ha permesso di comprendere come si pongono le imprese cooperative riguardo ai processi di prevenzione e di valutazione dei rischi in relazione alle differenze di genere (il grado di conoscenza, quali azioni hanno intrapreso), raccogliere bisogni, suggerimenti su azioni da implementare e buone pratiche. E’ emerso che la cultura prevalente è ancora di carattere adempimentale e che il lavoro da fare è soprattutto su un piano di cambiamento culturale e di approccio al tema.

Su questa base sono poi state realizzate le linee guida per la promozione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro in un’ottica di genere, distribuite ai partecipanti per dare alle Figure della Sicurezza e a chi si occupa della gestione delle risorse umane uno strumento operativo per tenere conto delle differenze di genere anche in questo contesto.

Tra le buone prassi presentate al convegno quelle della cooperativa Amica che ha ideato il progetto Agyla, un insieme di pratiche motorie con la finalità di preparare e sostenere ‘fisicamente’ il lavoratore e la lavoratrice nello svolgimento della quotidianità professionale. Per esempio dei corsi dedicati agli operatori socio sanitari, per insegnare loro quelle attenzioni necessarie per evitare in incorrere in vizi posturali connessi al sollevamento pesi.

La cooperativa Ecoopera, che con le sue competenze specialistiche è stata partner attiva del progetto, ha presentato invece la sua qualificata offerta di servizi di consulenza per la valutazione dei rischi di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in ottica di genere e per la formazione aziendale rispetto a questi temi.

Prevedere e attuare politiche di salute e sicurezza al lavoro che tengano conto del sesso e del genere aiuta a prevenire le malattie professionali, a diminuire le tensioni psico-fisiche, a migliorare la postura e le condizioni generali di salute, ad aumentare il livello di concentrazione sul posto di lavoro e a migliorare le relazioni.

Una politica attenta al genere porta vantaggi anche alle aziende: la riduzione dell’assenteismo per malattia, degli infortuni sul lavoro e il miglioramento della prestazione lavorativa con conseguente aumento della produttività.

Stefania Marconi, direttrice INAIL di Trento, nel suo intervento ha portato alcuni esempi di come i DPI non adatti ai corpi di chi li indossa possono esporre a dei rischi anche molto seri e ha sottolineato l’impegno dell’Inail per sviluppare ulteriormente le tematiche trattate dal seminario.

Dario Uber, dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, ha ribadito l’importanza di lavorare in modo concreto nella direzione del d.lsg. 81/2008 e il ruolo del servizio pubblico nell’assistenza alle imprese e nella promozione della salute.

Barbara Poggio, Prorettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università degli Studi di Trento, dopo aver ricordato i vari progetti su cui l’Università degli Studi di Trento – CSG ha collaborato con la Cooperazione (dalla Contrattazione di Genere ai modelli organizzativi di conciliazione vita-lavoro, fino alle molestie e violenze nei luoghi di lavoro) ha messo in evidenza come anche all’interno dell’Università di Trento si sia avviato un lavoro di sensibilizzazione e di azione sulla tematica della salute e sicurezza, su cui c’è ancora molta inconsapevolezza e necessità di lavorare.