Il fatturato sfiora i 344 milioni di euro e cresce dell’1,3% nel confronto con lo stesso dato di dodici mesi prima. L’utile aggregato raggiunge quota 4 milioni e 600 mila euro, in aumento rispetto ai 2 milioni e mezzo dell’esercizio precedente ed è il miglior risultato degli ultimi cinque anni.

Il sistema delle 71 cooperative di consumo trentine conta una rete di 362 punti vendita. Di questi, 220 sono il solo esercizio del paese e 121 sono multiservizi. 116mila i soci, 1.820 i dipendenti diretti, cui si aggiungono quelli di Sait e società di sistema.

Le cooperative di consumo hanno tenuto, oggi pomeriggio alla sala della Cooperazione, il loro convegno di settore in previsione dell’assemblea della Federazione in calendario venerdì 7 giugno.

Per il terzo anno consecutivo crescono le vendite complessive delle 71 Famiglie Cooperative attive in Trentino. Una rete capillare forte di 362 punti vendita, 220 dei quali sono di fatto il solo esercizio commerciale a servizio del paese. Inoltre 121 punti vendita sono multiservizi (garantiscono servizi ulteriori alla vendita di generi alimentari) di cui 52 sono qualificati anche come Sieg – Servizi di interesse economico generale.

“Distinguersi per non estinguersi”

Titolo e tema della relazione di Walter Facchinelli, vicepresidente della Federazione per il settore consumo. “Dobbiamo individuare la modalità migliore per creare e distribuire valore sociale, aspetto parallelo e non subalterno al valore economico-commerciale. Miglioriamoci, riposizioniamoci – ha esortato – creando maggiore sinergia e coesione nella comunità. Mettiamo a sistema la nostra attività con quelle dei singoli cittadini, dei produttori locali, delle imprese, delle associazioni e delle istituzioni. Siamo capillarmente presenti sul territorio provinciale, affondiamo le nostre radici nella storia e nell’attualità, nel futuro e nei modi di essere nelle comunità. Se vogliamo esistere, resistere e mantenere la nostra mission fondativa abbiamo l’obbligo di generare un modello di innovazione sociale, dove i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi e non semplici clienti che rincorrono il minor prezzo”.

Fondamentale è mettere al centro la persona. “Non a parole, ma nei fatti – ha aggiunto Facchinelli. In questo mondo dove tutto e tutti sono di corsa, nel piccolo spazio della spesa dobbiamo avere l’occasione di dare e ricevere calore umano, uno sguardo buono, un sorriso. La Famiglia Cooperativa è questo e, attraverso l’intercooperazione, si avvicina alle persone, costruisce risposte ai bisogni dei cittadini”.

L’obiettivo della Famiglia Cooperativa “è di esserci e produrre vantaggi alla comunità, valorizzando la centralità della persona, implementando modelli organizzativi e gestionali che puntino alla sostenibilità economica e favoriscano la partecipazione e il coinvolgimento delle persone della comunità, puntare su esperienze che coniugano temi e valori della cittadinanza attiva, della sussidiarietà, della gestione dei beni comuni, della solidarietà e buone pratiche. Solo così incidiamo in modo stabile e duraturo sulla qualità della vita sociale ed economica della comunità”.

Una “sana voglia di protagonismo”, insomma. “La Famiglia Cooperativa, con gli abitanti del paese e le imprese del territorio – ha osservato Facchinelli – deve assumersi iniziative economiche comuni, producendo attività e servizi che esprimono un forte impatto comunitario, a beneficio di tutti gli abitanti, soci e non soci. Si deve valorizzare il ruolo del volontariato, accogliere con gratitudine le istanze e la creatività dei Giovani Cooperatori, delle Donne in Cooperazione dei soci e accogliere l’esperienza degli anziani”.

Insomma “cooperare è il futuro – ha concluso – Il vantaggio strutturale della cooperazione, che ne ha permesso la straordinaria longevità e vitalità è che, fin dalle origini, il suo Dna è basato sull’economia del noi. Insieme facciamo la differenza: attiviamoci, sentiamoci vicini e collaboriamo per il bene di tutti”.

I dati economici

I numeri sono stati presentati dal responsabile del settore consumo della Federazione, Giuliano Bernardi.

Cresce il fatturato, +1,3% rispetto all’anno precedente. Le vendite complessive raggiungono 343 milioni 800 mila euro, 4 milioni 300 mila euro in più rispetto al 2017.

Venticinque Famiglie Cooperative hanno un giro d’affari inferiore a 1,5 milioni di euro, 21 da 1,5 a 5 milioni e 22 oltre i 5 milioni.

Migliora la situazione economica complessiva: l’utile aggregato 2018 delle Famiglie Cooperative raggiunge quota 4,6 milioni di euro, rispetto ai 2,5 milioni dell’anno precedente. E’ il migliore risultato degli ultimi cinque anni.

Questo grazie a un efficientamento nella gestione e a un miglioramento nella gestione commerciale, ottenuto anche grazie alla riorganizzazione del consorzio di secondo grado Sait.

Migliora anche la situazione finanziaria e patrimoniale: cala l’indebitamento finanziario netto verso banche di circa 5,8 milioni di euro e si rafforza la solidità patrimoniale con un incremento del 3,4%.

Vi sono alcune cooperative che faticano a chiudere in utile, ma complessivamente la situazione sta migliorando. Venti sono le cooperative che hanno archiviato i bilanci 2018 in perdita, un numero in calo rispetto all’esercizio precedente, ma va detto che di queste la metà per importi modesti (da 2 mila a 20 mila euro).

Intervento conclusivo di Marina Mattarei, presidente della Federazione, che ha richiamato “alla necessità di riposizionare il ruolo e l’identità delle Famiglie Cooperative dopo un periodo in cui il settore ha vissuto dei momenti non facili. La situazione è sfidante ma i risultati sono confortanti. Con l’impegno e la responsabilità di tutti gli anelli della filiera cooperativa il sistema continuerà a produrre valore”.