Famiglie Cooperative, fatturato in crescita. Il lockdown ha favorito i piccoli negozi. Risultati positivi dalle 68 Famiglie Cooperative attive in Trentino. Il Fatturato cresce (+1,7%) per il quarto anno consecutivo. Utile netto di 5 milioni di euro.

Da marzo a maggio, durante il lockdown causa emergenza Convid-19, le Famiglie cooperative hanno aumentato le vendite di alimentari complessivamente del 24,8%, con punte del 51% nei negozi più piccoli. Incognita sul prossimo semestre, soprattutto nelle zone turistiche.

Candidati per il cda della Federazione sono Paola Dalsasso (Val di Fiemme), Aldo Marzari (Vattaro e Altipiani), Francesca Broch (Primiero), Heinrich Grandi (vice di Sait).

Le Famiglie Cooperative trentine, con la loro presenza capillare distribuita su tutto il territorio, sono state un presidio insostituibile di sicurezza per chi, costretto a casa dall’emergenza Covid-19, ha potuto fare la spesa sotto casa.

I 362 punti vendita totali sono dislocati in 156 comuni (su 166), e ben 223 sono l’unico negozio del paese. 144 di questi sono anche negozi multiservizi, e 51 sono considerati servizi di interesse economico generale (Sieg), che diventeranno 71 nel corso di quest’anno.

L’evidenza contabile del servizio reso si legge nei dati del fatturato relativo al trimestre marzo-maggio di quest’anno: più 24,8% del fatturato alimentare (106 milioni rispetto a 89 del medesimo periodo 2019), che si contrappone al meno 16,9% dell’extralimentare (1 milione il fatturato di questo settore). Se si tiene conto del crollo dei generi non alimentari, insieme al meno 57,4% dell’ingrosso, le vendite lorde complessive nel periodo sono cresciute del 21,6%.

Più in dettaglio, le vendite alimentari nei piccoli negozi sono cresciute nel trimestre marzo-maggio del 51%, nei medi del 40% e nei supermercati più dimensionati del 12%.

Pesa però l’incognita delle vendite nel prossimo semestre, soprattutto nelle zone turistiche. I primi effetti negati si cominciano già a sentire. Dipenderà molto dall’evoluzione della situazione pandemica.

Questi dati sono stati presentati oggi “fuori bilancio” dal responsabile del settore consumo della Federazione Giuliano Bernardi al convegno di settore svoltosi alla presenza dei presidenti delle Famiglie Cooperative nella sala congressi della Cooperazione.

Il convegno è servito per presentare i risultati complessivi tratti dai bilanci 2019 di 68 cooperative in attività (su 71 totali).

 

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L’andamento delle vendite è positivo, utile ancora in crescita

Il fatturato cresce nel 2019 per il quarto anno consecutivo +1,7%. Le vendite raggiungono quota 349,6 milioni di euro, + 5,8 milioni di euro rispetto all’anno precedente.

L’utile aggregato è positivo per 5 milioni di euro di euro (era di 3,9 nel 2018 e 2,5 l’anno prima). Il risultato è al netto dei ristorni ai soci, ovvero la restituzione di una parte del prezzo pagato, in proporzione alla spesa effettuata. Nel 2019 nove Famiglie Cooperative (due in più dell’anno precedente) hanno ristornato ai soci 400 mila euro, circa il doppio rispetto ai 216 mila del 2018.

Cala anche nel 2019 il numero delle cooperative in perdita; delle 16 cooperative che chiudono in perdita (erano 20 nel 2018), metà chiude con una perdita inferiore a 25 mila euro.

Migliora la situazione finanziaria e patrimoniale. Cala l’indebitamento finanziario complessivo di circa 6,7 milioni di euro (da 37,1 a 30,4 milioni di euro) e si rafforza la solidità: il patrimonio netto è ora di 123 milioni: +4%.

 

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Un sistema capillare a servizio dei territori

Nella cooperazione di consumo convivono cooperative molto dimensionate con quelle più piccole, localizzate in territori circoscritti. La metà del fatturato è realizzata dalle 10 Famiglie Cooperative più grandi. 22 cooperative realizzano il 77% del fatturato complessivo, 12 micro cooperative realizzano insieme l’1,3% del fatturato complessivo.

In questo quadro c’è la specificità e la forza del modello cooperativo, che con il supporto dei Consorzi e della Federazione riesce a rendere sostenibile una rete di punti vendita distribuiti uniformemente sul territorio.

 

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I candidati del consumo per il Cda (aspettare votazione)

Al settore consumo spettano 4 posti nel consiglio di amministrazione della Federazione. Su 9 nominativi, il convegno ha indicato quali candidati per il cda Paola Dalsasso (Val di Fiemme), Aldo Marzari (Vattaro e Altipiani), Francesca Broch (Primiero), Heinrich Grandi (vice di Sait). Grandi, altoatesino presidente della cooperativa di Bolzano, ha dichiarato che la sua è una candidatura in rappresentanza del presidente di Sait.

Per la carica di consigliere per il consumo avevano presentato la propria disponibilità anche Alessandra Cascioli (Fc Povo), Ugo Marocchi (Fc Tennese Campi), Giorgio Paternolli (Fc Alta Valsugana), Mattia Pederzolli (Giudicariese), Renzo Tommasi (Famiglia Cooperativa Besenello).

 

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Gli interventi

Anche al convegno del consumo si è presentato l’unico candidato (finora) per la presidenza della Federazione Roberto Simoni, peraltro già presente come presidente di Sait. Nel suo intervento ha ribadito il valore dell’unità del movimento, la responsabilità di creare una classe dirigente che favorisca il ricambio generazionale, anche attraverso la formazione. Ha ribadito l’importanza dei consorzi e assicurato che la prima cosa che farà qualora eletto sarà di promuovere il confronto leale e diretto nel futuro cda, senza contrapposizioni o ripicche.

Toni concilianti sull’ultima fase che ha portato alla decadenza del consiglio, “assolvendo” la precedente gestione poiché “si era creata una situazione oggettivamente ingestibile”.

Di tutt’altro tenore l’intervento successivo della ex presidente Marina Mattarei, che in un accalorato discorso ha ribadito la sua totale contrarietà alla candidatura di Simoni, ripercorrendo con toni durissimi l’ultima fase della sua presidenza: “un atto deliberato che creerà scandalo nella storia della Federazione”.