Terzo settore e pubblica amministrazione, la svolta della Corte costituzionale.

Euricse ha organizzato il primo convegno nazionale sulle ricadute teoriche e applicative della sentenza 131/2020 della Corte costituzionale incentrata sui rapporti tra Terzo settore e pubblica amministrazione. Dopo il saluto della giudice costituzionale Daria de Pretis, oggi lunedì 26 ottobre al workshop online sono intervenuti alcuni tra i maggiori esperti italiani sul tema, con più di 150 persone collegate in streaming da tutta Italia. L’appello degli studiosi: “Ora è il momento della svolta. Pubblica amministrazione e Terzo settore devono cambiare radicalmente modo di relazionarsi per mettere a disposizione della ripresa tutte le risorse e le intelligenze del paese”.

 

*

Il contesto
La sentenza 131/2020 della Corte costituzionale riguarda gli articoli 55, 56 e 57 del Codice del terzo settore, approvato nel 2017. Gli articoli prevedono per la pubblica amministrazione la possibilità di instaurare relazioni collaborative con gli enti del Terzo settore, ricorrendo, anziché agli strumenti classici del Codice degli appalti, a quelli della coprogrammazione e coprogettazione. La pronuncia della Consulta rappresenta quindi un punto di svolta, soprattutto in relazione alle resistenze dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e del Consiglio di Stato, secondo il quale l’articolo del Codice non sarebbe applicabile, perché in contrasto con il diritto europeo.

Il convegno online
Euricse, con il supporto della Provincia autonoma di Trento, ha organizzato lunedì 26 ottobre il primo convegno nazionale sulle conseguenze della sentenza, radunando alcuni tra i massimi studiosi dei rapporti tra ente pubblico e terzo settore. Oltre al presidente di Euricse Carlo Borzaga, sono intervenute le docenti dell’Università di Trento Paola Iamiceli e Silvia Pellizzari, il docente del Centro di ricerca Maria Eletta Martini di Pisa Luca Gori, il presidente di Assifero Felice Scalvini e il presidente di Labsus, Gregorio Arena.

I saluti istituzionali sono stati affidati alla giudice della Corte costituzionale Daria de Pretis. “Da quasi vent’anni la Costituzione riconosce ai cittadini il diritto di svolgere autonomamente attività di interesse generale e impegna l’amministrazione a favorire queste attività. Tutto questo si salda anche con la riconosciuta funzione sociale della cooperazione e della mutualità. La Corte costituzionale è chiamata ad applicare questi valori, e a farlo anche sul delicato terreno delle relazioni fra Stato e regioni”.

“Nella scelta tra modalità competitive e modalità di tipo più cooperativo di gestione dei rapporti tra pubblico e Terzo settore, la sentenza tiene conto anche delle ragioni economiche che consigliano di privilegiare i rapporti di tipo cooperativo, tra i quali in particolare la capacità delle organizzazioni di Terzo settore di individuare bisogni, innovare le risposte e apportare risorse aggiuntive”, ha sottolineato Carlo Borzaga, presidente Euricse.

“La sentenza, se per un verso riafferma la competenza del legislatore nazionale nel disciplinare le forme riconducibili al Codice del Terzo settore, dall’altra lascia aperta la strada a nuove forme di coinvolgimento di modelli di imprenditoria sociale per ora esterni al perimetro”, è stato il focus dell’intervento di Paola Iamiceli, docente di Diritto privato all’Università di Trento.

“La decisione della Corte impegna le amministrazioni pubbliche e il Terzo settore ad attuare con responsabilità e consapevolezza l’articolo 55 del Codice, privilegiando la sinergia tra attori e la messa in comune di mezzi, al posto della competizione per l’individuazione del miglior offerente”, ha messo in evidenza Silvia Pellizzari, docente di Diritto amministrativo all’Università di Trento.

“L’articolo 55 è la prima complessiva attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale. La Corte intende innescare un processo di modifica dell’esercizio della funzione amministrativa e del ‘modo’ di operare degli enti del Terzo settore, verso una sempre più incisiva attuazione dell’esigente ‘programma costituzionale’ di protezione dei diritti e tutela della libertà”, ha affermato Luca Gori, docente al Centro di ricerca Maria Eletta Martini.

“La sentenza è una sfida al cambiamento non solo per la pubblica amministrazione, bensì anche, e forse più, per il Terzo settore che, in forte discontinuità col passato, deve ripensare i propri asseti organizzativi e alcuni profili professionali oggi finalizzati a partecipare con successo a confronti competitivi. Lo deve fare per recuperare capacità di leggere i bisogni e di collaborare a vasto raggio per disegnare e implementare le risposte”, è stata la riflessione di Felice Scalvini, presidente Assifero.
“Nella traversata del deserto che ci aspetta nei prossimi mesi, forse anni, per colpa del virus, fare comunità sarà essenziale per non ritrovarci da soli ad affrontare le difficoltà. In questo senso la sentenza 131 non è solo epocale, ma è stata provvidenziale”, ha concluso Gregorio Arena, presidente di Labsus.