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EPIDURALE OSPEDALE S. CHIARA (TN): CIVETTINI, SERVIZIO GARANTITO O SOLO ANNUNCIATO?

(Fonte: Claudio Civettini) – Interrogazione. Epidurale al Santa Chiara. Servizio garantito o solo annunciato? Le mamme si sentono prese in giro, la provincia risponda.

«Epidurale anche al S. Chiara» annunciava mesi or sono, col tono sicuro per non dire trionfalistico che gli è proprio, l’Assessore provinciale alla sanità. Il punto è che purtroppo, ancora una volta, alle parole non sempre sembrano seguire riscontri fattuali.

E a dimostrarlo, in questo caso, è l’esperienza concreta di cittadine che, pur avendone fatta esplicita richiesta con conseguente programmazione specifica, al momento del parto non hanno potuto beneficiare della nota modalità di anestesia loco-regionale, che prevede la somministrazione di farmaci anestetici attraverso un catetere posizionato nello spazio epidurale.

In particolare ci viene segnalato il caso di una mamma – ma non affatto la sola – la quale aveva sia preso parte agli incontri «nascere al S. Chiara» sia fatto tutte le visite necessarie, ma quando è stato il momento di partorire, negli ultimi giorni di novembre 2016, si è interfacciata con l’ostetrica chiedendo ma non ottenendo l’assistenza di un anestesista, con tutto ciò che questo ha comportato, con ore di comprensibile e fortissimo disagio. Tanto è vero che la persona in questione dopo non ha mancato, più che comprensibilmente, di segnalare all’ospedale la sua assai negativa esperienza.

Non solo. Pare vi siano altri casi, sempre con riferimento all’ospedale Santa Chiara di Trento, di mamme interessate all’epidurale alle quali pare sia stato detto -testualmente – che tutto dipenderà dalle disponibilità degli anestesisti quando entreranno in travaglio. Ora, è chiaro come tutto ciò non possa essere ascrivibile alle mancanze di singolo professionista dal momento che rispecchia una più complessiva disorganizzazione sanitaria, all’interno peraltro del maggiore ospedale del Trentino, della quale è anzitutto la politica che deve rispondere.

Ragion per cui senza – lo si ripete nuovamente, a scanso di equivoci – auspicare una caccia al responsabile, bensì solamente una presa di coscienza critica e possibilmente l’ammissione sia di un grave errore in un singolo caso sia, più in generale, della carenza di un servizio che dovrebbe essere garantito (e che tale sembra proprio non sia), pare opportuno anzi doveroso investire della questione, proprio affinché ne sia fatta piena luce, l’Amministrazione provinciale, alla quale si indirizza il presente atto ispettivo.

 

 

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Tutto ciò premesso il sottoscritto Consigliere interroga il Presidente della Giunta provinciale e l’Assessore provinciale competente per sapere:

• Se corrisponda al vero quanto riferito in premessa circa l’esperienza di una mamma quale aveva sia preso parte agli incontri “nascere al S. Chiara” sia fatto tutte le visite necessarie, ma quando è stato il momento di partorire, negli ultimi giorni di novembre 2016, si è interfacciata con l’ostetrica chiedendo ma non ottenendo l’assistenza di un anestesista, con tutto ciò che questo ha comportato, con ore di comprensibile e fortissimo disagio; tanto è vero che la persona in questione dopo non ha mancato, più che comprensibilmente, di segnalare all’ospedale la sua assai negativa esperienza;

• Se non creda, in caso affermativo al quesito precedente, tutto ciò molto grave;

• Quali siano state, in caso affermativo rispetto al quesito precedente, le ragioni di quello che pare a tutti gli effetti un gravissimo disservizio;

• Se corrisponde al vero che, in aggiunta a quello ricordato, vi sono anche altri casi, sempre con riferimento all’ospedale Santa Chiara di Trento, di mamme interessate all’epidurale alle quali pare sia stato detto – testualmente – che tutto dipenderà dalle disponibilità degli anestesisti quando entreranno in travaglio;

• Se non crede, in caso affermativo rispetto al quesito precedente, che tutto ciò sia altresì grave e di ben scarsa garanzia dell’affidabilità di un servizio.

• Entro quali termini e secondo quali modalità intenda attivarsi affinché simili episodi – decisamente negativi sia per le mamme sia per l’immagine della sanità trentina – non abbiano a ripetersi.

A norma di regolamento si richiede risposta scritta.

 

 

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Cons. Claudio Civettini-Civica Trentina