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DIOCESI DI TRENTO * DOMENICA DELLE PALME: ARCIVESCOVO TISI: « RICONOSCIAMO NEL GRIDO DI GESÙ SULLA CROCE “DIO MIO, DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?“ IL FIGLIO DI DIO CHE CAMMINA CON NOI »

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9:01 - 5/04/2020

In assenza dei fedeli, nelle chiese, a cominciare dalla Cattedrale, oggi non ci sono i rami d’ulivo benedetti. A caratterizzare la Domenica delle Palme nei giorni dell’emergenza Coronavirus, è il lungo racconto della passione e morte di Gesù, che induce l’arcivescovo Lauro a un immediato parallelo: “La Settimana Santa, assolutamente inedita e surreale, in cui entriamo, non occorre esplicitarlo, è davvero per tutti settimana di passione”. L’accostamento tra il dolore estremo di Gesù e la sofferenza provocata dall’epidemia è il filo conduttore dell’omelia di monsignor Tisi, in questa anomala domenica d’inizio della Settimana Santa, nel Duomo a porte chiuse, in diretta Tv e streaming sul web (ore 10). L’Arcivescovo vede Gesù sofferente accanto a “chi, solo, lascia questo mondo”, ai “tanti che hanno salutato i propri cari senza più rivederli”, presso le “famiglie, preoccupate per il futuro e in particolare per il lavoro”, nel “volto sfinito dei sanitari”. “Chiediamo – aggiunge don Lauro – di riconoscere nel grido di Gesù sulla croce ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’, i lineamenti del Figlio di Dio che cammina con noi.” E conclude: “In punta di piedi, mi permetto di invitarvi a soffermarvi sulla rapida e frettolosa sepoltura riservata a Gesù: possa diventare conforto per tutti coloro che in questi drammatici giorni hanno dovuto vivere la stessa esperienza con i propri cari.”

 

 

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DOMENICA DELLE PALME
(Messa celebrata a porte chiuse e trasmessa in streaming)

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. (Mt 27,45)

Il silenzio assordante delle nostre strade racconta il buio in cui siamo sprofondati, senza, per il momento, intravvederne la fine. La Settimana Santa, assolutamente inedita e surreale, in cui entriamo, non occorre esplicitarlo, è davvero per tutti settimana di passione. Lo è, in particolare, per tanti che negli ospedali e nelle case di riposo affrontano la dura realtà della malattia o in solitudine vanno incontro alla morte. Mai, come questa volta, possiamo dire – seppure con diversa intensità – d’essere in croce, con quanto questo comporta: paura e angoscia, tristezza senza fine, bisogno di vicinanza e compagnia, lacerante percezione di essere abbandonati.

Rischiamo di non rendercene conto, ma questi stati d’animo li ritroviamo tali e quali nella Passione di Gesù. Per identificarci con Lui, in queste tristi giornate, non è necessaria un’operazione di ascesi spirituale, ma è un dato di realtà.

La sua Passione incrocia la nostra passione, il nostro avanzare stanco e affaticato incontra Dio con “l’anima triste fino alla morte”, questo Dio scandaloso anche per noi, non solo per gli scribi e gli anziani del sinedrio.

Beata tristezza del Dio di Nazareth, Tu custodisci gelosamente l’amore che non tradisce, non si ferma, va fino in fondo. Tu accosti il volto di chi, solo, lascia questo mondo e lo porti con Te dal Padre. Entri nelle case di tanti che hanno salutato i propri cari senza più rivederli, e li rassicuri che hanno trovato riposo presso il Padre tuo. Accarezzi i volti affaticati delle nostre famiglie, preoccupate per il futuro e in particolare per il lavoro e ne raccogli ansie e paure. Asciughi il volto sfinito dei sanitari e fai loro compagnia.

Per evitare di rimanere, come le donne, ad osservare da lontano, consegnàti al pianto e alla rassegnazione, chiediamo lo sguardo del centurione per riconoscere nel grido “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, i lineamenti del Figlio di Dio che cammina con noi.

Questo grido genera la Chiesa, genera la lunga teoria di uomini e donne che senza saperlo, proprio come il soldato romano, spesso rendono presente Cristo rischiando la loro vita per gli altri. Penso a tante persone senza nome che, ogni giorno, al salvare se stessi antepongono il bene e la salvezza degli altri. In questo modo, Cristo ci raggiunge, ci consola e rilancia la speranza.
Infine, in punta di piedi, mi permetto di invitarvi a soffermarvi sulla rapida e frettolosa sepoltura riservata a Gesù: possa diventare conforto per tutti coloro che in questi drammatici giorni hanno dovuto vivere la stessa esperienza con i propri cari.

“Ave, o Croce, unica speranza”, recita un antico inno alla croce. In questa anomala Settimana Santa, la misteriosa luce del Calvario rischiari le nostre tenebre.

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LANCIO D'AGENZIA

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