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DETOMAS* PARREBBE CHE LA U.A.L. PER RIMANERE DENTRO LA COALIZIONE, “ALZEREBBE IL PREZZO”

Leggo con un certo sconcerto sui quotidiani di oggi il resoconto della riunione tra i partiti di centro sinistra autonomista. Parrebbe che la U.A.L., per rimanere dentro la coalizione, “alzerebbe il prezzo”, nel senso che rivendicherebbe candidature nei collegi per le elezioni nazionali, quasi che tale richiesta fosse legata a meri interessi di bottega, a fame di “cadreghe”…

Lo sconcerto deriva dalla considerazione che il sistema elettorale per il rinnovo del parlamento ha riconosciuto nella regione Trentino – Alto Adige, un metodo particolare basato sulla previsione di sei collegi elettorali, tre per la Camera e tre per il Senato. Tale modalità di elezione, proposta dalla delegazione parlamentare regionale del Centro Sinistra Autonomista e dalla S.V.P., rappresenta un unicum a livello nazionale ed è stata giustificata in Parlamento con la presenza sul territorio delle minoranze linguistiche e dalla conseguente necessità di garantire loro un’adeguata rappresentanza.

Pensare di giustificare a livello nazionale un sistema costruito per la rappresentanza delle minoranze linguistiche e poi concretamente non consentire a nessun rappresentante di una minoranza di essere eletto in Parlamento rappresenta non solo un elemento di elusione delle finalità della legge ma anche, direi soprattutto, di credibilità del nostro sistema autonomistico che trasforma concetti come quello del pluralismo culturale e della tutela delle minoranze, da nobili principi a meschini pretesti. Dal punto di vista logico e culturale, è la stessa operazione di chi definisce i diritti derivanti dalla specialità in privilegi ingiustificati (di cui continuiamo, come trentini, a lamentarci).

Quello che si rivendica non sono candidature in Parlamento ma coerenza, logica e serietà.

La questione di fondo è questa: quando si tratta di sostenere a parole il principio della tutela delle minoranze tutti si schierano in prima linea, nessuno escluso; quando si tratta di dare concretezza al principio, iniziano i distinguo.

La tutela delle minoranze si attua con misure concrete che tendono a rimuovere quegli ostacoli (che nascono dall’esiguità dei numeri) che rendono difficile o impossibile l’esercizio di diritti o la garanzia di pari di opportunità. In sostanza, si tratta di declinare gli articoli 3 e 6 della Costituzione.

Spesso, per perseguire tale finalità, si rende necessaria la deroga al principio dell’uguaglianza formale, privilegiando quello dell’uguaglianza sostanziale; a volte si debbono prevedere garanzie e spesso provvidenze e aiuti. Il tutto, se non supportato dalla consapevolezza che il pluralismo e la tutela delle minoranze rappresentano davvero un valore, ha il sapore del privilegio e dell’ingiustizia, perché a tutte queste misure di favore della minoranza, corrisponde proporzionalmente una penalizzazione per la maggioranza. È il cosiddetto prezzo della tutela. Ma è anche quel prezzo che, nel nostro Statuto, la comunità regionale e provinciale si è assunta la responsabilità e l’impegno di accollarsi.

Spiace doverlo sempre ricordare. Spiace ancora di più vedere che in Alto Adige – Südtirol tale principio viene vissuto con la normalità di chi è consapevole che, a seconda della prospettiva da cui si osserva la società, tutti possono essere “minoranza”.

 

 

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Beppe Detomas