PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

"Il Trentino news" (puntata n° 13)

Mi inserisco nel dibattito che è nato fra i colleghi Ghezzi e De Godenz perché ritengo che un argomento fondamentale come quello del Punto nascita di Cavalese vada affrontato in maniera esaustiva.

Concordo con De Godenz sul fatto che nelle nostre valli, se vogliamo garantire il diritto ai servizi sanitari, non possiamo ridurre il dibattito ad un discorso contabile, ma dobbiamo permettere alla Giunta di fare le proprie valutazione e di stanziare quanto ritiene per garantire il diritto all’accesso alla salute. Volevo tuttavia soffermarmi sulla seconda parte del discorso del collega, che auspica per gli utenti dell’Ospedale di Cavalese la possibilità di sentirsi tutelati e sicuri.

E’ necessario ricordare che quando parliamo di accesso alla salute, con particolare riferimento all’articolo 32 della Costituzione, dobbiamo anche considerare la sicurezza delle prestazioni sanitarie che vengono erogate. In nessun ambito della Sanità infatti la sicurezza può venire meno, ma mi sia consentito di dire, soprattutto quando parliamo del momento più delicato nella vita di una famiglia, la nascita di una piccola vita e l’atto naturale del diventare mamma per una donna.

Non entro nel merito della decisione della Giunta di riaprire il punto nascita, ma mi chiedo se l’attuale organizzazione è strutturata in modo tale da garantire gli standard di sicurezza indispensabili. Mi sorgono questi dubbi perché è nella natura di qualsiasi sanitario che elabori un pensiero critico di un certo livello interrogarsi sul fatto che gli operatori che oggi sono impegnati a Cavalese trascorrono molto tempo inoperosi, non certo per colpa loro, ma per il fatto che i parti sono quasi una rarità. Questo determina l’impossibilità per i professionisti di mantenere allenate le competenze o svilupparne di nuove per i neofiti.

Non sto dicendo nulla di nuovo rispetto a quanto ho detto in altre sedi, ma il dibattito dei colleghi di questi giorni mi fa tornare volentieri sull’argomento.
Fra l’altro metto in evidenza che come è accaduto a Ghezzi anche alla sottoscritta non sono state date risposte alle interrogazioni depositate il 3 dicembre 2018, dove chiedevo i numeri del Punto nascita.

Questa mancata volontà da parte della Giunta di produrre la documentazione richiesta con atti ufficiali, mi fa pensare che sia un tentativo di non darmi elementi attraverso i quali possano venire confermate le ipotesi che i numeri richiesti per raggiungere il “gold standard” per ogni parto siano insufficienti.

Concludo ribadendo che il più bel regalo che la Giunta provinciale può fare agli abitanti delle valli di Fiemme e Fassa, è quello di trasformare l’area di degenza oggi dedicata al Punto nascita in un’area di lungodegenza, dando risposta ad un bisogno della numerosa popolazione anziana.