Interrogazione n. 1884. Bonus Covid al personale sanitario: quali i tempi e i criteri?

L’emergenza Covid-19 in Trentino è stata gestita in modo alquanto discutibile e nel giro di pochi mesi, il problema della pandemia ha relegato la nostra Provincia ai primi posti a livello nazionale per la possibilità di essere contagiati (secondo l’indice d’incidenza cumulativa, presentato dall’Istituto Superiore di Sanità).

In proporzione, i contagi sono stati addirittura superiori a quelli delle RSA di città come Bergamo o Milano.

Quasi tutti e sette gli ospedali del Trentino sono stati letteralmente stravolti e riconvertiti, molto spesso attraverso mezzi informali tra Dirigenti, piuttosto che tramite atti ufficiali.

Nel bel mezzo di tutta questa confusione, medici, specialisti e infermieri hanno combattuto in prima linea per far fronte alla drammatica situazione che tutti noi stiamo vivendo.

La Provincia di Trento ha così emesso dei “Bonus Covid” come forma di riconoscimento economico destinato al personale che è stato coinvolto nell’emergenza.

Sulla base dei fatti e di ciò che i Sindacati hanno più volte espresso, riteniamo però che, considerato tutto il lavoro svolto dal personale coinvolto, l’impegno impiegato, l’aumento continuo del carico di lavoro e l’elevato rischio di contagio a cui erano e sono tutt’ora esposti i lavoratori, pochi sono stati i riconoscimenti che la Provincia ha concesso loro.

La somma totale per i premi Covid stanziata a maggio ammontava a 15 milioni di euro in tutto.

La Provincia affermava che questi 15 milioni, sarebbero stati erogati con un primo intervento da 10 milioni per i lavoratori direttamente impegnati nella gestione dell’emergenza Covid-19 e con un secondo intervento da 5 milioni per il resto del personale sanitario.
Da quanto ci risulta, le promesse sono state in larga misura disattese.

Di quei 15 milioni, meno della metà, ovvero 7,3 milioni sono stati erogati nella prima fase, secondo criteri poco chiari ed iniqui; a fronte di chi ha ricevuto anche più di 2 mila euro, infatti, c’è chi tutt’oggi non ha ricevuto neanche un euro, pur essendo dipendente di APSS e pur essendo stato coinvolto, in qualità di specialista medico o di infermiere, direttamente nella gestione dei pazienti Covid.

All’interno di questo provvedimento, ritenuto esiguo e parziale dai vari sindacati, è difficile trovare criteri chiari con i quali questi premi vengono assegnati e distribuiti tra le varie categorie che sono state coinvolte nell’emergenza.

Ma non è tutto: per chi nella prima fase era rimasto escluso, la Provincia ha più volte promesso l’erogazione di una seconda tranche di contributi.
“Circa 7,7 milioni saranno assegnati a tutto il personale dell’Azienda sanitaria e delle Apsp non coinvolto nella prima fase, nonché ai medici convenzionati, ai dipendenti delle strutture private convenzionate e ad altre categorie.”

I lavoratori hanno atteso giugno, luglio, agosto, settembre… e nella busta paga di ottobre, da quello che ci risulta, non hanno visto ancora nulla.

Questo tipo di gestione ha creato non poche proteste tra i dipendenti, tant’è che molti Sindacati sia dei Medici che degli Infermieri, che del Comparto Sanità hanno più volte esternato alla stampa la loro disapprovazione per com’è stata gestita la partita del «Bonus Covid» e hanno presentato delle proposte per incentivare una distribuzione più equa, le quali non sono mai state prese in considerazione.

Vien da chiedersi cosa succederà ora, che si sta ritornando nel pieno dell’emergenza sanitaria per chi non ha visto nessun riconoscimento prima e sarà certamente meno incentivato a mettere nuovamente a rischio la propria vita.

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Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

1) secondo quali criteri sono stati distribuiti i contributi erogati con la prima tranche e quali criteri verranno adottati per l’erogazione della seconda;

2) quando è prevista l’erogazione dei contributi per chi è rimasto escluso dalla prima tranche

3) se siano stati attribuiti e liquidati i «Bonus Covid» ai Direttori di Unità Operativa, ai Direttori di tutti e sette gli ospedali del Trentino e ai Capi Dipartimento di APSS. In caso affermativo, si chiede di conoscere, figura per figura, quanto è stato liquidato a questi professionisti;

4) se siano stati attribuiti e già liquidati i «Bonus Covid» ai Coordinatori Infermieristici delle Unità Operative di tutti gli ospedali, nonché ai Responsabili Infermieristici degli ospedali di Trento e Rovereto e, in caso affermativo, a quanto ammontino le rispettive liquidazioni dei «Bonus Covid».

A norma di regolamento si richiede risposta scritta

 

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Cons. prov. Filippo Degasperi