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DE GODENZ (UPT) * BILANCIO PAT 2021: «IL TRENTINO È SEMPRE STATO ALL’AVANGUARDIA NELLO STUDIARE MODALITÀ DI SOSTENTAMENTO, FACCIAMO VEDERE AL RESTO DELLA NAZIONE DI COSA SIAMO CAPACI »

La manovra che stiamo per discutere è, purtroppo, l’ennesima di un periodo particolarmente difficile per il Trentino così come per il livello nazionale e internazionale.

Ancor di più, essa quindi diviene un passaggio fondamentale, ci invita a una approfondita e consapevole analisi socio economica della nostra Provincia e, soprattutto, ci obbliga ad approntare una deliberazione finale (la quale spero avvenga sulla condivisione e la reciproca collaborazione tra maggioranza e minoranze) che più di sempre sia caratterizzata da pronta efficienza e vera risposta alle esigenze e necessità delle nostre concittadine e dei nostri concittadini.

Continuiamo, dicevo, a essere in emergenza, come lo siamo stati nel 2018 dopo VAIA e a seguire con le prima e ora la seconda ondata di questo famigerato e terribile Covid-19 (va tutta la mia solidarietà al Presidente e alla Giunta); tutto ciò, però, non può fungere in alcun modo da scusa e non deve rallentare la nostra efficienza amministrativa e politica.

Sappiamo, infatti, di dover gestire con oculatezza e attenzione le risorse poiché, come anche ricordato nel suo intervento dal Presidente Fugatti, la maggior parte di esse sono state dedicate alla pandemia, ma abbiamo il compito, come anche ricordato nelle scorse settimane da alcuni colleghi, di sforzarci per impostare, per quanto possibile e considerando la rapida e continua evoluzione degli eventi, azioni volte a una pronta ripresa.

E nel farlo, mi sia consentito, abbiamo anche la possibilità e – oserei dire – l’obbligo, di utilizzare nuovamente al meglio la nostra Autonomia speciale. Autonomia che ci ha sempre permesso in passato di uscire a testa alta da situazioni difficili con soluzioni pensate e attuate a livello provinciale, le quali sono poi spesso state da esempio o sprone a livello nazionale (esempi: la sanità, le richieste sui punti nascita, i fondi anti crisi post 2008 e via discorrendo)

In questo 2020 ritengo siano state corrette le principali misure adottate per fronteggiare gli effetti della pandemia su famiglie e imprese e garantire i settori chiave della nostra società (anche se ovviamente tutto è perfettibile) primo fra tutti quello sanitario (bene su questo punto di vista il nuovo progetto di riordino con il ritorno ai distretti, purché sia fatto disegnandolo sulle vere necessità dei diversi territori) ma senza scordare le componenti legate ad attività lavorative e al mondo della scuola; misure rese possibili grazie anche alle indicazioni giunte dai territori – amministratori e attori economici locali vanno sempre sentiti e coinvolti – e al lavoro fatto nell’aula consiliare, con momenti di confronto tra maggioranza e opposizione anche duri.

Ora serve fare di più. Lo dico senza giri di parole. Necessitiamo di una manovra strutturale che confermi quanto fatto ma vada oltre, investendo, attivando strumenti innovativi a livello finanziario, accedendo a specifici fondi strutturali e soprattutto di finanziamento provenienti del livello statale e dall’Europa, utilizzando al meglio il recovery Fund e, con le dovute accortezze, ricorrendo anche a un indebitamento il più possibile vocato alla ripartenza della nostra terra e, in un quadro d’azione generale di ampia prospettiva, in grado – e questa è certamente la parte più complessa perché nessuno è in possesso della sfera di cristallo- di adattarsi velocemente, cercando di prevedere gli scenari futuri. In tale prospettiva torna prepotentemente d’attualità, ma mai aveva cessato di esserlo, il ruolo di Mediocredito e la necessità che lo stesso resti e anzi sia sempre di più, strumento territoriale strategico al servizio delle imprese. Rischiamo di perdere terreno, l’azione e le scelte riferite a questo importante tassello bancario devono essere accelerate e chiare.

Vi sono scelte urgenti da fare, con particolare attenzione al tema lavoro, cruciale per la nostra e per ogni società. A partire dai lavoratori della sanità, i quali non solo vanno ringraziati e indicati come eroi ma sostenuti e premiati nel concreto; per fare un esempio, auspico si ponga presto rimedio ai ritardi riferiti all’adeguamento contrattuale per il personale infermieristico e delle case di riposo e che quantomeno venga riconosciuta anche a questi lavoratori un’indennità di vacanza contrattuale, già erogata per gli occupati nel pubblico. E’ davvero triste e ingiusto che a fare le spese della crisi o a subire ritardi di adeguamenti contrattuali siano, primi fra tutti, proprio quelli che da mesi chiamiamo eroi: non vanno presi in giro, né loro, né tutti gli altri lavoratori attivi in Trentino in difficoltà. Ma sono certo che qui, ognuno di noi, ne è ampiamente consapevole. Un intervento urgente, inoltre, deve essere messo in atto per quanto riguarda le RSA; esse rappresentano luoghi di assistenza e ricovero cruciali per la nostra società e stanno attraversando da mesi situazioni di emergenza, unite a un calo costante degli ospiti, che non vanno solo tamponate ma risolte. Anche qui – oltre a un finanziamento calcolato dagli addetti ai lavori in circa 10/15 milioni di euro (su cui ho predisposto un emendamento di 10 milioni) – serve progettualità: per sostenerle finanziariamente affinché possano essere sempre all’avanguardia sui servizi, abbiano la giusta dotazione di personale – che deve poter transitare qualora se ne ravvisasse la necessità anche da e verso ospedali e altri enti APSS –e possano continuare a svolgere il loro prezioso compito senza dover aumentare le rette e senza minare ulteriormente l’economia delle famiglie. (Tengo a dire che ho molto apprezzato la delibera di un finanziamento ad hoc per le RSA di 10 milioni; io stesso, come sopra detto, avevo depositato un emendamento con quella cifra e mi fa piacere vedere che il mio suggerimento è stato recepito) – domanda: a quando uno sblocco degli accessi nelle RSA?

Sempre sul tema sanità è necessario procedere con il potenziamento dei nosocomi, a partire da quelli delle valli (visite diagnostiche per evitare spostamenti) che si sono riconfermati come strategici per la tenuta del tessuto sanitario, e dei servizi sul territorio, prevedendo le giuste divisioni gli spazi dei reparti dedicati al Covid ma senza scordare le altre operatività, l’aggiornamento, la formazione e il supporto psicologico per infermieri e addetti, su tutto, l’approccio umano che la cura deve continuare ad avere: vedi, ad esempio, la possibilità dei parenti di poter incontrare i ricoverati gravemente malati e in fin di vita.

Venendo a un altro punto fondamentale, la scuola, ribadisco quanto sempre detto: ritengo sia stato un bene continuare, laddove possibile, con le lezioni in presenza; importante è continuare a farlo, garantendo sempre la salute di docenti e collaboratori -anche con controlli periodici garantiti (in un mio atto politico delle scorse settimane avevo richiesto che gli stessi venissero fatti agli insegnanti ogni 2 o 3 settimane e credo ancora sarebbe giusto farlo.) e degli studenti e, nel caso non si possa fare diversamente, ricorrendo alla DAD, senza però scordare quanto i rapporti umani – tra insegnanti, studenti e tra i nostri ragazzi – siano vitali per formarsi e poter crescere. (Ben vengano, inoltre, gli stanziamenti per migliorare i servizi legati al sistema scuola compreso il trilinguismo a partire dalle scuole materne; inoltre vi è necessità di risolvere il problema dei trasporti coinvolgendo le aziende private con offerte congrue.)

Parimenti, e vengo a un altro punto estremamente importante, si deve davvero accelerare in ogni modo, dal livello di gestione provinciale, alla contrattazione con lo Stato, per quanto riguarda il comparto turistico; anche qui al primo posto vanno messe le famiglie (rischiamo decine di migliaia di disoccupati senza reddito e non saranno certo i possibili 1000 euro pro capite che pare deriveranno, comunque non per tutti i lavoratori, dal Ristori 4 a risolvere il problema) le imprese e la visione riferita all’economia trentina di domani, della quale il turismo e gli impianti di risalita sono, mai mi stancherò di ricordarlo, tra i principali volani. (dispiace sentire che ci sia la convinzione di alcuni che questa nevicata abbia risolto il problema innevamento)

Come anche ricordato dai rappresentanti sia del settore alberghiero che degli impianti a fune è ora necessario, dopo lo stop all’apertura nel periodo natalizio – che rappresenta oltre un terzo degli introiti di una stagione invernale – avere la certezza di riapertura dopo l’epifania (ci hanno comunicato che potremo aprire il 7 gennaio, speriamo sia così!) delle attività turistiche unita all’assicurazione che il blocco imposto a impiantisti, albergatori, ristoratori, maestri di sci, noleggiatori, commercianti e ai migliaia di lavoratori sopra ricordati sia compensato da adeguati ristori. Tale è il motivo per il quale ho deciso di sottoscrivere un ordine del giorno presentato negli scorsi giorni da alcuni colleghi della maggioranza. Fermare tutto fino al 6 gennaio, lo sappiamo tutti, significherà una perdita di 250 milioni di euro circa. Con un impatto drammatico, lo ha dichiarato il presidente provinciale Bort, sulle stime del quale mi trovo in completo accordo, sugli imprenditori e su lavoratori e lavoratrici, a partire dai 15 mila stagionali che non potranno essere assunti e che saranno presto totalmente privi di ammortizzatori sociali. Il turismo invernale per la nostra Provincia vale all’incirca un miliardo di Euro, il periodo natalizio porta nelle casse del sistema oltre 250 milioni. I conti, drammatici, sono presto fatti, così come è intuibile il rischio KO anche per l’indotto e i servizi correlati. Aggiungo alcuni altri dati.

In base alle stime dell’Istituto provinciale di statistica sulla spesa turistica, pernottamenti presso alberghi e strutture extra-alberghiere producono, in una stagione normale, 80 milioni di ricavi in un mese. La ristorazione e l’alimentare di montagna altri 60 milioni. Lo sport, che d’inverno vuol dire soprattutto sci, almeno 30 milioni. Altri 30 milioni è il fatturato che i negozi fanno con i turisti. Senza contare appartamenti privati e seconde case e coloro i quali raggiungono le nostre località per fare un giro o per sciare senza fermarsi a dormire. Tutto, o gran parte, di quanto appena elencato quest’anno non sarà incassato e per tamponare la situazione serviranno, secondo le stime, quantomeno 100 milioni di ristori; altrimenti non si comprometteranno solo i bilanci di quest’anno ma anche il 2021 partirà male, rischiando di divenire l’anno nel quale molte imprese chiuderanno per sempre. Lavoriamo per salvare i redditi, in primis delle famiglie, e quindi delle imprese: le persone non possono vivere di oboli “una tantum” e le imprese di date incerte e promesse vaghe. Pertanto credo sia stato estremamente positivo l’inserimento aggiuntivo di 121 milioni in chiave olimpica – le olimpiadi Milano Cortina 2026, lo ripeto per l’ennesima volta, sono una sfida e un’occasione irripetibile che dobbiamo vincere tutti assieme – così come l’inserimento in bilancio del ddl pensato per finanziare la sistemazione e il miglioramento delle strutture ricettive sempre in vista delle olimpiadi – documento di cui sono tra gli estensori – e la possibilità di acquisire debito autonomo da parte delle società della PAT, a partire da Trentino Sviluppo. Si tratta di segnali nella direzione giusta che vanno rafforzati e, dove possibile, estesi. Penso ad esempio a ulteriori sostegni per le APT e alla conferma anche per il 2022 di concessione del contributo legato alla tassa di soggiorno, garantito per il 2021 e calcolato, come già fatto per il 2020, sul riconosciuto del 2019.

Altrettanto positive ritengo siano state le scelte inserite in questa manovra riferite alla possibilità per i comuni di procedere con le assunzioni, ferme da tempo, per i completamenti degli organici, la previsione di contributi dedicati agli interventi di sbarrieramento o all’acquisto di alloggi idonei per consentire alle persone diversamente abili lo svolgimento in autonomia dei bisogni essenziali, e, ancora, la volontà espressa dal Presidente nel suo intervento di dare vita ad un tavolo, come da noi richiesto, con sindacati, imprenditori e minoranze al fine di giungere in tempi brevi a una vera e propria conferenza per studiare assieme come reperire nuove risorse e soluzioni; punto di partenza importante, a mio avviso, la scelta di puntare con decisione a una partnership con l’aeroporto Catullo – snodo di collegamento vitale per il turismo verso il quale va ripresa la proposta della realizzazione di un collegamento diretto avanzata un anno fa tutti gli operatori – rendendo anche subito visibili a chi atterra il Trentino e le Dolomiti, e l’ottenimento delle gare di di Coppa del mondo femminile che si terranno in Val di Fassa per recuperare le due cancellate in Cina. Si tratta di aperture verso una internazionalizzazione che fanno sempre bene e portano visibilità, confermando il nostro essere punto di riferimento a livello mondiale per gli sport invernali e i grandi eventi.

Il Trentino è sempre stato all’avanguardia nello studiare modalità di mantenimento e sostentamento del suo sistema economico-sociale: facciamo, ancora una volta, vedere al resto della nazione di cosa siamo capaci, confrontandosi e collaborando il più possibile con il vicino Alto Adige sia sulle strategie che sull’ottenimento di nuove risorse.

A partire dalla possibilità, sembra poca cosa ma non lo è affatto, di far ragionare il livello nazionale, in modo che conceda, perlomeno il 25, 26 dicembre e 1 gennaio, alle nostre concittadine e ai nostri concittadini di recarsi da genitori e parenti, ricordiamo sempre che il Trentino ha il numero di abitanti di un quartiere di Milano o Roma, comuni all’interno dei quali ci si potrà muovere con relativa tranquillità mentre andare da Tesero a Cavalese, per esempio, non sarà possibile se le cose non cambieranno. In generale, ne va, davvero, del presente e del futuro, nostro e dei nostri figli. Le cittadine i cittadini, le categorie professionali, i nostri imprenditori, i lavoratori dipendenti, i liberi professionisti, gli amministratori, gli addetti alla sanità, tutti, ci stanno chiedendo questo: di non essere lasciati soli. Sta a noi non deluderli. Vi ringrazio e per ora mi fermo qui. Domani interverrò per presentare gli atti legislativi, ordini del giorno ed emendamenti, che ho predisposto.

 

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cons. Pietro De Godenz