VIDEONEWS & sponsored

(in )

DALLAPICCOLA (PATT) – INTERROGAZIONE * VITICOLTURA: « CHE COSA SI STA FACENDO PER SCONFIGGERE IL MAL DELL’ESCA E LA FLAVESCENZA DORATA? »

Anche il Trentino risulta afflitto da molteplici fitopatie, diffuse in termini ampi e trasversali e che non affliggono dunque il solo comparto melicolo.

Ci troviamo infatti ad una latitudine ed collocazione geografica determinanti un microclima continentale e temperato ideali per lo sviluppo di una biodiversità complessa e ricca di relativi parassiti.

E’ necessaria una sensibilità completa che si rivolga a tutti i comparti dell’agricoltura provinciale specialmente ora, a ridosso di una tanto attesa deroga al decreto 357/97, dove la possibilità di importazione di parassitoidi per cimice e drosophila, non è mai stata così vicina.

Anche la vite soffre le sue patologie e con questa interrogazione intendiamo tenere alta l’attenzione oltre la mela, proprio su uno di quei settori fino ad ora sembrano tenuti in minor considerazione dalla politica trentina.

 

*

Mal dell’esca flavescenza dorata fitopatie emergenti in viticoltura che cosa si sta facendo al riguardo?

Se in campo melicolo la principale preoccupazione all’orizzonte deriva dalla presenza della cimice asiatica nei piccoli frutti il problema dei danni da drosophila s. è ormai da anni una triste realtà.

Anche la viticoltura soffre di propri flagelli, afflitta com’è da importanti percentuali diffuse a macchia di leopardo tra i nostri vigneti: la flavescenza dorata ed il mal dell’esca.

Come ben sappiamo le piante malate sono soggette ad eradicazione (nel caso di flavescenza secondo una precisa norma sanitaria) e vi è una misura del PSR: PIANO DI RISTRUTTURAZIONE E RICONVERSIONE DELLA VITICOLTURA DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO che pressoché annualmente stanzia fondi per incentivare rinnovi e miglioramenti varietali.

Non di meno, nella loro programmazione aziendale, al netto dei contributi danno una grossa mano in via diretta anche i nostri viticoltori: nella scelta delle varietà da mettere a dimora nel corso della propria programmazione agronomico-aziendale tengono conto oltre che di quelle più interessanti dal punto di vista commerciale anche proprio di questi problemi in fitosanitari.

Ne sanno qualcosa i vivaisti che si stanno dedicando in maniera molto pesante al selezionare linee di piante esenti da patologie ma il problema è talmente subdolo che nonostante tutte le attenzioni e la professionalità del caso si può involontariamente occorrere in in situazioni dove siano stati selezionate delle piante già affette da malattia pur in fase non manifesta e dunque non diagnosticabile. Nei calmi selezionati il patogeno, può giacere in fase latente.

Non di meno nella vita della pianta possono risultare particolarmente precoci infestazioni derivanti dalla diffusione da appezzamenti confinanti, sia attraverso vettori biologici che abiosi, attraverso anastomosi radicali.

I vivaisti oggi stanno cercando attraverso varie tecniche di poter dare almeno nella fase di prima commercializzazione, assoluta garanzia di qualità delle piante ai propri acquirenti e mutuando dall’industria agroalimentare si stanno sperimentando anche formule di termizzazione e di irradiazione.

L’intento è quello di sterilizzare queste piante attraverso tecniche per ora prevalentemente sperimentali. I produttori di barbatelle si trovano a dover gestire in proprio il processo di ricerca e sviluppo e dunque sono scarsamente tenuti in considerazione dalla politica ma soprattutto dagli aiuti finanziari di sistema che tanto sarebbero utili per poter affrontare con adeguati strumenti questa impari lotta

 

*

tutto ciò premesso si interroga la giunta per sapere

– se da parte dell’assessorato vi sia la necessaria sensibilità nei confronti di questo grave problema

– quali siano i dati in possesso del nostro Ufficio fitosanitario provinciale relativamente alla situazione di diffusione delle malattie citate in premessa nell’anno in corso ed in quello precedente

– in che termini stia operando la fondazione Edmund Mach per mettere a disposizione attraverso i propri istituti di ricerca degli strumenti innovativi per combattere questi due flagelli della vite

– se vi sia intenzione da parte dell’assessorato stanziare dei fondi per incentivare da parte delle aziende vivaistiche l’acquisto e l’utilizzo di macchine innovative per la produzione di linee di calmi viticoli di qualità sanitaria ineccepibile.

 

*

Michele Dallapiccola