Quali sono le iniziative di questa giunta che permettano ai trentini una maggiore consapevolezza sulle caratteristiche in agricoltura dei metodi di coltivazione biologico e di lotta integrata?

Una partita tutta da giocare specie in una terra di montagna dove coltivare al di là del metodo utilizzato rimane comunque un’attività difficile da gestire.

 

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Ecco il testo dell’interrogazione a firma Dallapiccola, Demagri, Rossi:

L’ultima edizione 2019 del rapporto “Sinab” del Ministero delle Politiche Agricole sullo stato dell’agricoltura biologica in Italia racconta che, con una superficie coltivata a biologico poco sopra il 4% del totale, il Trentino si colloca quasi in fondo alla classifica delle Regioni.

Gli ultimi dati utili nel solo 2018 rispetto all’anno precedente, parlano di una discreta crescita del biologico in Trentino, con un passaggio da 4900 a 5.300 ca. . Sotto di noi solo la Liguria e la Valle d’Aosta.

Il vicino Alto Adige (coltivazioni e morfologia del tutto simili alla nostra) ci doppia: 11.200 ettari ca. coltivati a biologico rispetto ai 9.200 circa del 2017. Però, gli operatori dedicati al biologico nella nostra provincia sono 1.200 ca, contro i 1.500 ca. dell’Alto Adige.

Per parlare di record, nel 2018 la Sicilia, svetta in classifica con 385mila ettari. Va osservato che questo vale per tutte le regioni del sud. Certifica che calore, sole e latitudine sono un ottimo aiuto ai fondi europei. PAC a dir poco molto generose – le 5 province più a Sud ricevono il 50% dell’intero PSR – hanno cambiato volto all’agricoltura dell’Italia meridionale.

Infine uno sguardo alle produzioni. Per quelle maggiormente presenti in Trentino, viti e frutta, la nostra provincia fa segnare valori in ettari, altalenanti:

viti biologiche: 1100 ca. in Trentino, 600 ca. in Alto Adige
frutticoltura (prevalentemente mele): 800 ca. in Trentino, 2800 ca. in Alto Adige.
Le iniziative del sistema
La provincia di Trento attraverso l’attuale PSR, proseguirà con l’applicazione delle vigenti norme fino al 2023. Grazie al cd. “trascinamento” si potranno finanziare iniziative nuove con fondi di derivazione della nuova PAC 21-28, utilizzando regole attuali. Sono quelle che hanno provocato un’impennata delle superfici e delle aziende bio negli ultimi anni. Il principio è stato quello di premiare con punteggi aggiuntivi chi attraverso la conversione o direttamente se di nuovo insediamento, trovassero iniziative di investimento su aziende Biologiche.
Altro sostanziale elemento che ciò porta ad esprimere positività rispetto un futuro sviluppo del biologico in trentino riguarda fatto che prima o poi – vista la sua ammissibilità – in Trentino si terrà il referendum relativo al dichiarare la Provincia sede di biodistretto. Indipendentemente dal risultato ci sarà un ottimo momento di promozione del valore del metodo bio che non farà altro che implementare interesse verso il settore sia da parte del mercato che di produttori.

Un esempio virtuoso, rimane l’impegno del consorzio Melinda. Già dal 2008 aveva iniziato a proporre ai propri soci un notevole Piano Bio con l’obiettivo di sostenere e incrementare la produzione di mele biologiche. Questo programma è stato in seguito rinnovato in successivi momenti, portando già oggi Melinda ad essere la realtà trentina con le maggiori superfici destinate al biologico. Il Piano Bio di Melinda prevede finanziamenti economici per i soci, per aggregare e creare veri e propri distretti di produzione biologica

Dunque non siamo messi poi così tanto male.
Ma allora adesso sarà più facile proseguire? Non proprio! Accanto a queste considerazioni di stimolo e al netto delle opinioni personali vanno presi in considerazione imprescindibili dati di contesto. Latitudine, fattori ambientali, oggettive difficoltà nell’applicare questi metodi in un clima continentale affliggono pesantemente la nostra agricoltura favorendo parassitosi e noxae di ogni ordine e grado.

I nostri agricoltori li combattono tenacemente. Sono sempre più assistiti attraverso innovazione e tecnologia, dalla locale istituzione agraria FEM, anche in collaborazione con l’omologa di Laimburg, da tecnici privati e da altre istituzioni di contesto.

Pregi e difetti nei due approcci: i composti a base di rame e zolfo, autorizzati in campo biologico, sono o non sono sostanze tossiche? E si accumulano nell’ambiente, se utilizzate in maniera massiva.

Per contro, la sintesi e la ricerca hanno permesso di individuare principi farmaceutici che oggi agiscono sul loro bersaglio con una precisione chirurgica. Metabolizzati velocemente dall’ecosistema si sposano con i presidi biologici della lotta cd integrata. In questo campo il Trentino è all’avanguardia da decenni. Da molto tempo, anche il tessuto agricolo locale indirizza la politica. Sa che un’agricoltura che si avvale della chimica più facilmente bio-metabolizzabile è sicuramente migliore dell’utilizzo esclusivo e dunque massale di una chimica naturale. All’efficacia ridotta da condizioni ambientali, non c’è nulla da fare, deve sopperire con le quantità.

Non dimentichiamoci che il processo di certificazione della qualità dell’agroalimentare passerà sempre più attraverso la valutazione attenta del metodo di produzione. Anzi, diverrà parte integrante del contenuti del prodotto agroalimentare stesso. Una campagna informativa che dia adeguata pubblicità sui corretti numeri delle quantità di fitofarmaci utilizzati su base superficie, principio attivo, metodo di coltivazione utilizzato potrebbe avere risvolti positivi inaspettati. In Trentino nessuno ha da nascondere nulla.

Anzi, in questi anni la trasparenza e la correttezza nel comunicare i dati al ministero hanno fatto sì che il Trentino, suo malgrado schizzasse ai vertici delle classifiche nazionali per uso di fitofarmaci in rapporto alla superficie. Gli addetti al settore sanno perfettamente che si tratta di comunicazione tecnica che riguarda massa complessiva e non la qualità di quanto utilizzato. Sono compresi anche tutti i farmaci utilizzati in campo biologico. Tra questi, in termini di massa – è proprio il caso di dire – pesa moltissimo l’”olio bianco”. Si tratta della semplice paraffina, un olio minerale totalmente innocuo dal punto di vista della salute umana.

Nel frattempo, sul piano politico, si avverte una certa distanza dalla realtà. Se ne parla poco e quando lo si fa si ha come l’impressione che si comunichi esclusivamente ciò che è facilmente indirizzabile alla pancia delle persone. Si promuove un Trenino tutto bio nel quale dalle valli incantate venga bandita la chimica di sintesi. Come se la chimica di origine naturale, facesse bene?

Anzi, vi sono dei movimenti politici, che ne fanno un vessillo programmatico tutto proprio. L’impegno e le intenzioni sono lodevoli ma l’approfondimento – carente – li appanna.

Comunicare correttamente anziché attendere il rapporto nazionale potrebbe prevenire retropensieri ed interpretazioni di gruppi di persone che abbiano interesse ad utilizzare questi dati a proprio stravolto uso e consumo. Sarebbe un’ottima occasione per dare il giusto lustro a quanto ottenuto nel campo dell’innovazione e dell’avanguardia dei metodi di coltivazioni ottenuto da sistema agricolo provinciale.

I mercati sanno perfettamente come mantenere alta la fiducia dei consumatori. Un mix di tecnologia, trasparenza e marketing offrono al consumatore le dovute attenzioni.

Ma la politica in questo, quanto è credibile? Quante sono le fazioni più strumentali che etiche o filosofiche ad interpretare e valorizzare l’agricoltura nel modo più appropriato?

Rappresentare il confronto nei rispettivi pregi e nei difetti dei metodi di lotta integrata e biologico deve essere una scommessa bipartisan.

 

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tutto ciò premesso si interroga la giunta per sapere

se vi sia intenzione di intraprendere iniziative o già ve ne siano in fieri che permettano ai trentini una maggiore consapevolezza sulle caratteristiche dei metodi di coltivazione biologico e di lotta integrata?