La Corte costituzionale ha esaminato ieri in camera di consiglio le questioni di legittimità sollevate sulla legge n. 3 del 2019 (cosiddetta Spazzacorrotti) dalla Corte d’appello di Caltanissetta, dalla Corte di cassazione e dalla Corte d’appello di Palermo. Secondo questi giudici, l’inserimento dei reati di peculato e induzione indebita nell’elenco dei reati cosiddetti “ostativi” – che precludono al condannato l’accesso a qualunque beneficio penitenziario in assenza di collaborazione con la giustizia – non sarebbe compatibile con i principi di ragionevolezza e della funzione rieducativa della pena previsti, rispettivamente, dagli articoli 3 e 27 della Costituzione.

In attesa del deposito dell’ordinanza, l’Ufficio Stampa fa sapere che al termine della discussione la Corte ha deliberato la restituzione degli atti ai giudici rimettenti affinché valutino se, ai fini della loro decisione, le censure sollevate siano ancora rilevanti alla luce della sentenza n. 32/2020 depositata oggi (si veda anche il relativo comunicato stampa), che ha dichiarato costituzionalmente illegittima l’applicazione retroattiva della legge n. 3/2019 ai reati commessi prima della sua entrata in vigore. In tutti