La risposta piccata del presidente Kaswalder alla mia semplice richiesta di prendere atto del fatto che vi è una recrudescenza del virus Covid 19 che riguarda la nostra provincia e che dovrebbe indurre a scelte prudenziali, che salvaguardino la salute di consiglieri e degli addetti ai lavori, mi ha lasciato letteralmente basita.

Posto che credo sia legittimo avere un punto di vista, condiviso peraltro da molte amministrazioni a livello nazionale che da mesi lavorano da remoto, nel prevedere almeno per una fase consigli a distanza o quantomeno a presenza mista per un organismo che non necessariamente, in un momento di emergenza, deve essere condotto in presenza, ci tengo a ribadire che non è un mio problema personale ma una questione di opportunità che può essere valutata serenamente senza trascendere in giudizi del tutto fuori luogo.

Rimando dunque al mittente il gentile invito a rimanere a casa che il presidente Kaswalder mi rivolge. Lo tranquillizzo sul fatto che compatibilmente col mio stato di salute non mancherò come sempre ai miei doveri istituzionali. Il buon esempio lo si dà col lavoro e l’impegno quotidiano, che rimane lo stesso a distanza o in presenza. Quindi gli appelli moralistici a comportarsi come tutti gli altri lavoratori non hanno alcun senso. Mentre ne ha parecchio il fatto di non contribuire, se possibile, a intasare cure mediche, assistenza di base o ospedaliera visto che non si è esenti da rischi solo per il fatto di essere consiglieri provinciali.

Aggiungo che ci sono voluti sette mesi per avere un termo scanner all’entrata dell’aula consiliare. Riporto quanto previsto dal Dpcm del 18 ottobre scorso: “nell’ambito delle pubbliche amministrazioni le riunioni si svolgono in modalità a distanza, salvo la sussistenza di motivate ragioni”. A questo proposito altre fonti autorevoli, rispetto a quelle citate dal presidente, intendono che il riferimento al termine “riunione” possa comprendere la fattispecie dei consigli provinciali e regionali. Mi auguro comunque che il mio pensiero discorde possa essere accolto come elemento di riflessione, se pure non condiviso, e rispettato.

Il punto infatti non è la polemica fine a se stessa, e chi mi conosce lo sa, ma agire in scienza e coscienza per il bene di tutti.

 

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Cons. Lucia Coppola